mercoledì 22 Maggio 2019

Guerre dimenticate/il massacro infinito nella terra dei rubini

Guerre dimenticate/il massacro infinito nella terra dei rubini

Sette guerriglie diverse (appoggiate dagli Usa), una dittatura militare (appoggiata dalla Cina), in mezzo cinquanta milioni di birmani, che da settantatré anni non conoscono che la guerra.

 

di Franco Fracassi

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Nella giungla e tra le montagne della Birmania (oggi Myanmar) si combatte dal 1947. Se si considera la seconda guerra mondiale gli anni di guerra ininterrotta diventano settantatré. Duecentodiecimila morti e oltre mezzo milione di rifugiati. Un governo militare appoggiato dall’ingombrante vicino cinese e sette diversi eserciti di guerriglieri, ciascuno in rappresentanza di etnie diverse. In mezzo cinquanta milioni di persone, tenute in ostaggio dagli appetiti di Cina e Stati Uniti.

 

La Bimrania ha un sottosuolo ricco di gas, petrolio, rubini, piombo, zinco, stagno e tungsteno. Inoltre, è un Paese strategicamente fondamentale per la Cina. Pechino da anni sta costruendo un enorme porto sulla costa birmana, oltre a un’autostrada e una ferrovia che collegheranno il porto alla Cina. Questa permetterà alle merci importate ed esportate da Pechino di accorciare il loro viaggio di almeno cinquemila chilometri. Ovviamente, Washington sta cercando di impedire in ogni modo il compimento delle opere ingegneristiche.

 

Non si tratta di una guerra civile diffusa in tutto il Paese, bensì di sette guerre diverse, in sette regioni diverse, ciascuna con i propri protagonisti, i propri tempi e la propria intensità di violenza. Unici elementi in comune sono la presenza della Cia in appoggio dei ribelli e le forze armate birmane, addestrate e armate dalla Cina. Per stroncare le guerriglie, l’esercito ricorre alla distruzione di interi villaggi, allo stupro sistematico, ai sequestri, alla tortura e alle mine anti uomo.

 

La guerra più estesa è quella con il popolo karen, difeso dai guerriglieri dell’Unione nazionale dei Karen (Knu). Si combatte lungo il confine thailandese, a est. La stessa Thailandia ne è coinvolta, come braccio armato della Cia in appoggio ai karen. I karen, tra le altre cose, sono grandi produttori di oppio.

 

A nord c’è l’Esercito dell’alleanza democratica nazionale di Myanmar (Kmt), una guerriglia comunista (quindi non supportata dagli Usa) che si batte per il popolo shan. A difesa del popolo del nord combatte anche il non comunista Esercito dello Stato shan (Ssa).

 

Sempre a nord combatte l’Esercito per l’indipendenza dei kachim (Kia), oltre all’Esercito Karenni, che combatte «contro lo sfruttamento indiscriminato del suolo e del popolo karenni».

 

A ovest ci sono i guerriglieri del popolo rohingya (musulmani), appoggiati dal Pakistan e osteggiati dalla confinante India.

 

Nel 2012 il governo dei generali ha firmato un cessate il fuoco con tutte le guerriglie. In realtà, la guerra prosegue, anche se in forma più blanda. Amnesty International fa sapere che negli ultimi due anni sono morte altre duemila e cinquecento civili.

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