mercoledì 26 Giugno 2019

Miti da sfatare per combattere il cambiamento climatico

Miti da sfatare per combattere il cambiamento climatico

Nonostante gli studi scientifici, che confermano che alla radice del problema ci sono le emissioni di CO2, nessuna legge per frenare il fenomeno trova spazio nei consessi governativi.

di Robert H. Frank *

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Ogni nuovo studio sul cambiamento climatico sembra più pessimista di quello precedente. I mesi di maggio e giugno scorsi, per esempio, sono risultati essere i più caldi mai registrati sul pianeta. Con sempre più frequenza tempeste e nubifragi si alternano a siccità, i ghiacciai continuano il loro inesorabile ritiro preannunciando l’aumento del livello dei mari che, in futuro, potrebbero provocare l’esodo di milioni di persone che vivono su isole e lungo le coste.

Contromisure reali, subito, potrebbero scongiurare molte di queste minacce e a un costo relativamente modesto. Eppure, nonostante i numerosi e importanti studi scientifici, che confermano che alla radice del problema ci sono le emissioni di gas a effetto serra, le leggi per frenare il fenomeno non hanno trovato patria al Congresso statunitense.

Il presidente Obama ha proposto norme più severe sulle utenze elettriche, ma per molti scienziati è troppo poco e troppo tardi..

Perché non si propongono azioni più d’impatto? Uno dei motivi potrebbe essere l’incantesimo fatto da una eterogenea raccolta di miti, ognuno dei quali radicati nella cattiva economia.

Mito 1: Le grandi incertezze della climatologia portano a preferire una strategia di attesa.

Questa affermazione nasce dall’idea che investire denaro per ridurre le emissioni di gas a effetto serra sarebbe sprecato, se alla fine il cambiamento climatico causasse problemi solo lievi. Ma la parola “incertezza” ha due facce: le cose potrebbe non andare poi così male rispetto a quanto ci si aspettava, ma potrebbero andare anche peggio.

In altri settori, però, l’incertezza non è di casa. Poche persone, ad esempio, raccomanderebbero di sciogliere l’esercito solo perché gli avversari potrebbero non invadere. In ogni caso, molti scienziati ritengono che le sempre più frequenti catastrofi “naturali” provocate dal cambiamento climatico, stanno già causando danni enormi

In altri settori però l’incertezza non consiglia l’inazione. Poche persone, per esempio, raccomanderebbero di sciogliere l’esercito semplicemente perché gli avversari potrebbero non invadere. In ogni caso, molti scienziati ritengono che tempeste e siccità causati dai cambiamenti climatici stanno già causando enormi danni, così l’unica cosa incerta è solo come le cose peggioreranno. Robert Shiller (economista statunitense, considerato uno dei padri della finanza comportamentale, ndt) ha scritto: “L’economia ci dice che è prudente, quando il rischio è molto alto, come ora, assicurarsi contro calamità peggiori”.

Mito 2: Rallentare il ritmo del cambiamento climatico sarebbe estremamente difficile.

Ridurre le emissioni di CO2 sarebbe in realtà sorprendentemente facile. Il rimedio più efficace sarebbe una carbon tax che aumenterebbe il prezzo dei beni, al netto delle imposte, in proporzione relativa alle dimensioni della loro “carbon footprint” (impronta di carbonio). La benzina diventerebbe più costosa, ma le lezioni di pianoforte no.

Un’altra azione equivalente, il “cap-and-trade system”, ha dato risultati straordinari nel 1995, quando il Congresso negoziò con molte aziende la concessione di licenze in base ai livelli di biossido di zolfo (SO2) rilasciati nell’atmosfera dalle loro fabbriche. Le piogge acide, causate dallo SO2, diminuirono rapidamente fino quasi a scomparire, spendendo circa un sesto del costo previsto. Una volta che le company devono pagare per le proprie emissioni nocive, trovano i modi più ingegnosi per ridurle.

Mito 3: una carbon tax diminuirebbe i posti di lavoro

Se una carbon tax fosse introdotta gradualmente, quando l’economia sarà in ripresa, il suo semplice annuncio creerebbe subito posti di lavoro. Come avviene in politica, ogni cambiamento ha i suoi vinti e i suoi vincitori, ma una carbon tax renderebbe obsoleti la maggior parte dei sistemi che consumano energia. Questo darebbe grossi incentivi alle company per investire in nuovi sistemi. L’investimento nello sviluppo di nuovi e più efficienti sistemi porterebbe ad immediate nuove assunzioni.

Mito 4: I costi della riduzione delle emissioni di CO2 sarebbero proibitivi.

Dato che un’imposta sulle emissioni peserebbe sul fatturato annuo di una company, si potrebbe supporre che questo tipo di politica potrebbe comportare costi elevati tra la gente comune. Ma ogni dollaro raccolto da una carbon tax sarebbe un dollaro che potrebbe essere ridotto da altre tasse.

I costi effettivi della riduzione delle emissioni di CO2 sarebbero solo quelli connessi con gli impianti eco-compatibili che saremo disposti ad adottare, e promettono di essere bassi.

L’esperienza di altri paesi, per esempio, indica che il raddoppio del prezzo della benzina conseguente a una carbon tax, si è tradotto in automobili doppiamente efficienti.

L’obiezione costo è ulteriormente indebolita dall’evidenza che stiamo già affrontando costi elevanti a causa della nostra incapacità di limitare le emissioni di carbonio, come anche dichiarato la settimana scorso dalla Casa Bianca.

Il costo netto della riduzione delle emissioni dovrebbe comprendere un giusto adeguamento corrispondente alla riduzione dei danni del tempo, in senso meteorologico.

Mito 5: E’ inutile per gli americani ridurre le emissioni di CO2, poiché l’azione unilaterale non risolverà il fenomeno del riscaldamento globale.

Anche se una soluzione efficace richiederà un coordinamento globale, l’inazione degli Stati Uniti ha rappresentato un grande ostacolo al progresso. Se gli Stati Uniti e l’Europa adottassero ciascuno una carbon tax, potrebbero stimolare una più ampia cooperazione attraverso tariffe più alte sui beni prodotti da paese che non sono riusciti a fare altrettanto. India e Cina hanno bisogno di accedere ai nostri mercati.

Mito 6: Penalizzare per le emissioni di gas a effetto serra violerebbe la libertà delle persone.

Come ha sostenuto l’economista e politico britannico John Stuart Mill, le persone dovrebbero essere libere di fare quello che vogliono, purché non provochino indebiti danni agli altri.

Ma i gas serra hanno già causato gravi danni e minacciano di fare peggio.

Il quadro costi-benefici di Mill, non fornisce ragiona alcuna per pensare che la libertà di qualcuno, per sfuggire ad una piccola pressione fiscale, dovrebbe tenere in scacco la libertà di altri, una libertà di gran lunga più importante. Ma ha anche detto che restrizioni alla libertà individuale sono necessarie quando sono in gioco la salute, la sicurezza di una gran parte di popolazione e la qualità dell’ambiente naturale .

Nel 2009, l’Istituto di tecnologia del Massachusetts (MIT) e il suo simulatore del clima globale, ha stimato che se non facciamo nulla per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, abbiamo il 10 per cento di probabilità che le temperature aumentino di oltre 12 gradi Fahrenheit entro la fine del secolo, provocando la distruzione della vita, almeno per come la conosciamo, noi, oggi.

C’è ancora tempo per eliminare questo rischio catastrofi, e a costi sorprendentemente modesti. Se non agiamo subito, gli storici del futuro potrebbero chiedersi, da dietro alte mura che conterranno il mare, perché mai non abbiamo permesso alle risposte più efficaci di sfatare una ridicola collezione di miti.

* Robert H. Frank, professore di economia presso la Johnson Graduate School of Management – Cornell University. (Fonte The New York Times, 2 agosto 2014 –  Traduzione di Marina Zenobio)

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