Ahmad, 17 anni, cinque giorni nelle mani di militari israeliani

Ahmad, 17 anni, cinque giorni nelle mani di militari israeliani

Mentre infuriano raid israeliani su Gaza, Ahmad Jamal Abu Raida è stato obbligato a partecipare ad azioni militari dell’esercito di Tel Aviv

di Marina Zenobio

Il diciassettenne palestinese Ahmad Jamal Abu Raida
Il diciassettenne palestinese Ahmad Jamal Abu Raida

Tutto iniziò il 21 luglio scorso, quando a Khuza’a, zona a sud della Striscia di Gaza, gli attacchi israeliani si intensificarono. Lì viveva insieme alla sua famiglia, nella casa che adesso non c’è più, Ahmad Abu Raida, di 17 anni. Mentre la famiglia scappava per cercare riparo dai bombardanti, il ragazzo rimane isolato ed è catturato da soldati dell’esercito israeliano.

Secondo quanto raccontato da Ahmad all’organizzazione Defence for Children International Palestine, la sezione palestinese della Ong DCI attiva nella Striscia e nei Territori occupati dal 1979, il ragazzo è rimasto nelle mani dei militari dal 23 al 27 luglio, subendo maltrattamenti fisici, verbali e psicologici. Nei dettagli denunciati a DCI-P, i ragazzo ha raccontato di essere stato picchiato con pugni e calci, frustato con un filo elettrico e ricevuto minacce di natura sessuale.

Per cinque giorni lo hanno obbligato, sotto la minaccia delle armi, a cercare tunnel di Hamas, nonostante Ahmad continuasse ad insistere di non essere membro dell’organizzazione islamica. Per cinque giorni non gli hanno permesso di mangiare e dormire.

Per ore è stato interrogato dai soldati israeliani nel tentativo di strappargli informazioni su Hamas, che lui non aveva, e hanno tentato anche di reclutarlo come informatore.

Ahmad era convinto che l’avrebbero ucciso, ma riuscì a scrivere, di nascosto, una lettera diretta alla sua famiglia:

La lettera scritta da Ahmad mentre era nelle mani dell'esercito israeliano
La lettera scritta da Ahmad mentre era nelle mani dell’esercito israeliano

“Venerdì 25 luglio. Sono stato preso da soldati israeliani. Ora sono chiuso in una stanza. Non so se vivrò e se mi uccideranno, non so nulla di ciò che potrebbe accadere. Sto scrivendo questa lettera nella speranza che qualcuno la trovi e possa informare la mia famiglia. Nel caso in cui muoio o vengo arrestato, vi prego di inviare i miei saluti alla mia famiglia. Ahmad Jamal Abu Raida”

Tuttavia, Ahmad la domenica del 27 luglio è stato rilasciato e ha rintracciato in un rifugio la sua famiglia, disperata perché ormai lo credeva morto.

Usare civili come scudi umani, o costringerli a partecipare attivamente ad azioni militari è vietato dal diritto internazionale, denuncia Defence for Children International Palestine. Tale pratica è vietata anche dalle legge di Tel Aviv, sulla base di una sentenza dell’Alta corte di giustizia israeliana, datata 2005. “Israele – si legge su una nota dell’organizzazione umanitaria firmata dal direttore esecutivo Rifat Kassis – ha costantemente accusato Hamas di usare civili, soprattutto bambini, come scudi umani. Ma quanto capitato ad Ahamd dimostra chiaramente che i soldati israeliani hanno forzato, hanno obbligato un giovane palestinese, civile, ad aiutarli direttamente in operazioni militari”.

Ahmad rilegge la sua lettera
Ahmad rilegge la sua lettera

Nel frattempo si ripetono senza sosta i raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza. La notte scorsa sono stati uccisi due palestinesi e distrutte due moschee. Ieri erano stati uccisi 13 palestinesi, tra i quali una madre e i suoi tre figli. Dall’inizio dell’offensiva, l’8 luglio scorso, le forze di difesa israeliana hanno ucciso 2.122 palestinesi, il 70% civili, secondo stime dell’Onu.

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