Biodiversità, economia, politica e Paesi megadiversi

Biodiversità, economia, politica e Paesi megadiversi

L’economia del futuro dipenderà, in larga misura, dalla conoscenza della ricchezza della vita nelle sue tre dimensioni: biologica, genetica e culturale.

di Carlos Eduardo Maldonado (Le Monde diplomatique)

paesi megadiversi

La geopolitica internazionale prende diverse forme ed espressioni, una di queste sono i gruppi di interesse, dove sono rappresentati paesi e, attraverso questi, i gruppi economici privati con sede in ognuno di essi. La Colombia fa parte, tra gli altri di questi gruppi, il B-17, o i 17 paesi dove è concentrata la maggiore megadiversità del pianeta. Chi ne fa parte e quali sono le loro caratteristiche?

D’accordo con i dati delle Nazioni unite, le società più violente al mondo sono quelle il cui benessere dipende dai settori più arretrati dell’economia. Allora, come è noto, i settori tradizionali dell’economia sono l’agricoltura e l’allevamento (settore primario), la manifattura e l’industria (settori secondari) e i servizi (settore terziario). Questi tre settori definiscono tutte le società classiche, dal paleolitico e il neolitico fino al capitalismo post-industriale.

Dunque, una società violenta è quella che dipende, principalmente, dall’agricoltura e dall’allevamento, e si esprime in temi come l’assenza storica di una riforma agraria, la pratica intensiva della monocoltura, l’appropriazione di latifondi destinati all’allevamento, o l’uso della terra per attività estrattive. ioè

In questo percorso le società classiche si fondano su beni tangibili – caratterizzati cioè da compiutezza ed esaurimento -, ed è un percorso segnato dalla seconda legge della termodinamica, l’entropia. Al contrario, la società del futuro sarà fondata su beni non tangibili, in particolare l’informazione e la conoscenza.

Beh, esiste l’idea generalizzata secondo cui il mondo, i paesi e le società sono divise in due: produttrici e consumatrici. Tutto il processo e la struttura intorno all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), per esempio, gira intorno a questa idea. E con l’Omc i principali organismi finanziari e le agenzie internazionali di rating.

Tale idea non è del tutto vera. Al contrario, i paesi e le società, le economie e le culture, sono suddivise nei seguenti tre gruppi: produttori, consumatori e “paesi riserva”. Per capire questa classificazione è necessario volgere lo sguardo verso la base materiale dell’informazione e della conoscenza, la vera fonte di benessere e ricchezza di una nazione.

Il gruppo B-17: i paesi megadiversi

In forma generica, in mezzo alla disputa per il controllo del mondo, la geopolitica dispiega le sue variabili attraverso cui i paesi vengono raggruppati – in base ai loro interessi, potere e potenzialità – in vari gruppi. Per esempio il G-7 (secondo le occasioni il G-8 o il G-7 più uno, che sono i paesi più potenti oggi esistenti), il G-20 o i venti paesi più ricchi più ricchi e sviluppati del mondo. C’è anche l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che comprende i 34 paesi più sviluppati. Ogni gruppo di questi paesi organizzano una propria agenda, sintesi degli interessi nazionali e/o delle multinazionali che rappresentano. Ci sono, ovviamente, altri numerosi gruppi, come per esempio la Lega Araba (22 paesi membri), l’Associazione degli Stati Caraibici (31 stati), o l’Unione Africana (53 paesi). Il sistema internazionale è vivo e mutevole, adattivo e di una complessità crescente.

Esiste tuttavia, un altro gruppo importante, che riunisce quelli che vengono considerati i paesi riserva del mondo: il B-17 (vedi mappa 1), i paesi con megadiversità di cui fanno parte:

-in Africa: Madagascar, Repubblica Democratica del Congo e Sudafrica;

– in Americhe: Brasile Colombia, Ecuador, Usa, Messico, Perù e Venezuela;

-in Asia: Cina, Filippine, India, Indonesia, Malesia;

-in Oceania: Australia e Papua Nuova Guinea.

In verde il Gruppo dei B-17, i 17 paesi con maggiore megadiversità sul pianeta. Fonte pubblica, Internet
Mappa 1 – In verde il Gruppo dei B-17, i 17 paesi con maggiore megadiversità sul pianeta. Fonte pubblica, Internet

 

Questa megadiversità ha i suoi termini di misura che consiste in tre livelli di diversità: naturale o biologica, genetica e culturale. I paesi con maggiore megadiversità per chilometro quadrato al mondo sono due, primo il Brasile, secondo la Colombia. […]

Saper vivere con tali livelli di diversità pretende una società coesa, uno Stato di diritto e veramente sociale. […] Ma il peso delle multinazionali, di altri gruppi economici o di altre istituzioni di diverso ordine, che sfruttano parte di questa diversità, è più che percettibile.

La comprensione della megadiversità costituisce per i paesi un’opportunità, a condizione che ci siano politiche pubbliche e sociali forti a difesa degli interessi nazionali: protezione delle acque, del suolo e sottosuolo, il controllo delle attività estrattive, il rafforzamento della democrazia e non solo in termini formali.

Biodiversità e una questione cruciale: l’acqua

I più sensibili dei problemi sociali, politici, economici nel mondo attuale e per quello futuro hanno a che vedere senza dubbio con i tre livelli di diversità: culturale, genetica e biologica.

La prima riguarda temi sensibili come l’interculturalità, la diversità culturale intesa in ogni senso, ossia una maggiore e migliore democrazia, o meglio ancora una democrazia differente. I temi del razzismo e della xenofobia, per esempio, che colpiscono attualmente l’Europa e dei quali l’estrema destra inalbera le più alte bandiere, ha a che vedere con questo aspetto. Per non parlare della crisi umanitaria degli africani che tentano di raggiungere l’Europa via Lampedusa o attraverso la Spagna.

La diversità genetica, invece, è forse la più politicamente e socialmente neutra di questi tempi, ma non bisogna dimenticare gli ideali e le pratiche sul tema portate avanti del regime nazista di Hitler (1933-1945), né bisgona dimenticare le pretese di controllo e proprietà di sementi da parte delle multinazionali.

In quanto alla diversità naturale, o biologica, si tratta di un titolo intorno al quale girano temi sensibili dell’agenda internazionale, come la desertificazione dei paesi e la conseguente crisi dell’acqua potabile. Come riporta un recente studio pubblicato da New Scientist (The most polluted rivers and stream in Europe), i fiumi e le fonti di acqua potabile in Europa sono gravemente ammalati e pericolosi per la vita umana. Si tratta di un danno cronico. (Vedi mappa 2)

DANNI CRONICI. Questa mappa mostra la percentuale di siti in ciascun bacino idrografico europeo in cui i livelli di inquinamento sono non-letali, ma possono causare danni a lungo termine. Fonte: http://www.newscientist.com/article/dn25737-the-most-polluted-rivers-and-streams-in-europe.html
Mappa 2 – DANNI CRONICI. Questa mappa mostra la percentuale di siti in ciascun bacino idrografico europeo in cui i livelli di inquinamento sono non-letali, ma possono causare danni a lungo termine. Fonte: http://www.newscientist.com/article/dn25737-the-most-polluted-rivers-and-streams-in-europe.html

 

Non è strano quindi che i principali paesi consumatori di acqua imbottigliata siano gli europei (vedi mappa 3).

I paesi megadiversi contengono, senza dubbio, risorse che saranno determinanti per la sopravvivenza del mondo futuro, e il fattore davvero determinante sarà la conoscenza e la gestione, le politiche e la coscienza sociale su queste risorse: l’ambiente, l’acqua, l’aria, la ricchezza culturale, la diversità culturale e genetica, la diversità sociale e sessuale, e ancora i parchi naturali, le brughiere, le coste e i patrimoni culturali.

Mappa 3- i 10 paesi maggior consumatori di acqua imbottigliata sono in Europa.
Mappa 3- i 10 paesi maggior consumatori di acqua imbottigliata sono in Europa.

 

E’ proprio in questo contesto che si iscrivono alcuni dei più urgenti problemi economici, sociali e ambientali, come le attività minerarie, la pratica del fracking (la tecnica mediante cui si iniettano a forte pressione nel sottosuolo acqua, sabbia e agenti chimici, per rompere i vari livelli di roccia ed estrarre petrolio e gas, ndt). E qui rientrano anche i mercati di carbonio. Nuove tattiche e strategie locali e globali stanno emergendo e ri-costruendosi.

In effetti si sa che il petrolio e il gas hanno vita limitata rispetto al futuro, possederli non costituisce una sicurezza di benessere a lungo termine. La formazione di scienziati e tecnici, nel suo più esteso significato, dev’essere senza dubbio alcuno l’elemento di punta nella gestione della megadiversità. Le scienze sociali e umane giocano anche qui un ruolo principale nelle politiche sociali e ambientali delle nazioni e dei popoli.

E’ interessante osservare che al gruppo dei B-17 sono legati la maggior parte dei paesi cosiddetti “riserva” del mondo, dopo quelli del BRICS – che sono le economie emergenti. Il gruppo di paesi riserva sono i paesi CIVETS: Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sudafrica.

In effetti, data la crisi globale e sistematica del capitalismo, diversi organismi multilaterali sostengono che i paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sono le economie emergenti del futuro mondo. Un futuro che già è arrivato, anzi è iniziato da alcuni decenni. Così come i paesi CIVETS sono considerati le economie con la più solida crescita verso il futuro.

Comunque sia, esiste una riconfigurazione del sistema internazionale che esplica numerose giocate di ordine finanziario e militare, politico e sociale, la cui base poggia sulla diversità dei paesi, la crisi sistemica e sistematica attuale di Usa, Europa e Giappone, molte delle tensioni tra Russia e Ucraina e la paura europea per l’inverno che sta arrivando, la profonda crisi umanitaria attuale che sta superando i livelli della Seconda Guerra Mondiale, e le cifre dei rifugiati – oltre 51 milioni di persone -, e infine le sfide e i problemi recenti e attuali.

I paesi produttori, permettetemi l’espressione, stanno raschiando il fondo; i paesi consumatori anno moltissime difficoltà finanziarie e fiscali. Ormai la crescita economica non è più il principale indicatore del benessere di un’economia. Siamo nel bel mezzo di una profonda flessione. Ma è proprio  nel centro di questa stessa flessione che emerge, con le sue possibilità e rischi, i suoi punti di forza e potenzialità, la mappa dei paesi megadiversi, il gruppo dei B-17. […]

I paesi del B-17 sono la riserva naturale del pianeta, i loro beni, le loro risorse naturali, culturali e genetiche sarànno il patrimonio con cui affrontare l’esaurimento dei modelli economici conosciuti finora. L’economia del futuro dipenderà, in buonissima misura, dalla conoscenza della ricchezza della vita nelle sue tre dimensioni: biologica, genetica e culturale.

La geopolitica e l’economia volgono lo sguardo verso le riserve del pianeta. Azioni decise dai governi e dalle società possono significare una differenza importante. Una parte fondamentale dell’America Latina e del cosiddetto terzo mondo può avere, per la prima volta, la parola.

*Docente presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Rosario – Colombia.

(Fonte: Le monde diplomatique – Traduzione di Marina Zenobio)

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