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Bloccare lo “Sblocca Italia”. Lo chiedono acqua, terra e aria

15 e 16 Ottobre, decine di associazioni, comitati, movimenti si mobilitano contro lo Sblocca Italia con un sit in a Montecitorio

di Alessio Di Florio

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Il governo Renzi promette che questo provvedimento cancellerà la crisi. Ma lo sblocca Italia è sentito come una minaccia terribile da chi si batte contro le grandi opere e le privatizzazioni. Allo scetticismo e ai dubbi si sta aggiungendo sempre più l’indignazione e la mobilitazione ambientalista. L’Italia che si ribella alla deriva petrolifera, agli inceneritori dei rifiuti e all’inquinamento industriale, alla cementificazione selvaggia e alla privatizzazione dei beni comuni (a partire dall’acqua) denuncia lo “Sblocca Italia” e si mobilita coinvolgendo i territori fino a “sbarcare” nella Capitale con un sit-in che si svolgerà davanti Montecitorio il prossimo 15 e 16 Ottobre. Decine tra associazioni, comitati e movimenti di tutta Italia si preparano ad incrociare le loro vertenze territoriali per “bloccare lo Sblocca Italia”. Il comitato “Ambiente e Salute nel Piceno”, in queste ore impegnato nel predisporre il ricorso al TAR contro l’autorizzazione ad un impianto di stoccaggio gas a San Benedetto del Tronto, si ritroverà accanto a comitati No Triv di varie regioni, l’Organizzazione Luca Ambientalista e il coordinamento nazionale No Triv. Saranno presenti in piazza i movimenti per l’acqua pubblica, l’Abruzzo Social Forum, l’Associazione Antimafie Rita Atria, PeaceLink e le associazioni e i comitati tarantini, l’Associazione A Sud, Medicina Democratica, il Coordinamento dei Comitati NoMuos, Associazioni pacifiste, dei consumatori e reti solidali, la sezione ANPI di Monza e della Brianza, l’Osservatorio della Repressione, il Comitato sardo “Gettiamo le basi”, l’associazione Radio Aut, il Forum “Salviamo il Paesaggio”, i Comitati contro il TAP e contro il gasdotto appennino, il comitato contro la TAV di Firenze, Attac e tantissime altre associazioni nazionali e locali, comitati e movimenti di tutta Italia.

La mobilitazione ambientalista accusa il Governo di voler consegnare con lo “Sblocca Italia” il Paese “all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani” denunciando “un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio” citando il rilancio delle attività petrolifere “nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell’omonimo Parco Nazionale”.

Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia” in quanto nel provvedimento c’è il paradosso “che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l’economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento”. Il provvedimento non punterà “sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse” nonostante “tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini” ma “la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori” che immettono “nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente” e trasformano “in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti”.

Altro punto nel mirino degli ambientalisti è la gestione delle “Grandi Opere” che “con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l’esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli”.

Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche” conclude l’appello che lancia il sit-in del 15 e 16 Ottobre davanti Montecitorio.

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