Voleva la secessione, ora vuole Agrigento

Voleva la secessione, ora vuole Agrigento

Marco Marcolin è proprio leghista: ronde, xenofobia, amore non disinteressato per le grandi opere.  «Chi protesta è come i meridionali che si lamentano sempre». Ma ora vuol fare il sindaco ad Agrigento

da Treviso, Enrico Baldin

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Un leghista candidato sindaco ad Agrigento. Marco Marcolin, 57 anni, deputato alla Camera per la Lega Nord ed eletto nella circoscrizione Veneto 2. Marcolin in passato è stato Sindaco a Cornuda in provincia di Treviso e dirigente locale della Lega.

«Andrò ad Agrigento con Salvini e Tosi, se mi candido lo faccio per vincere». Alla redazione di “Agrigento notizie” che l’ha intervistato chiedendogli quali siano i suoi rapporti con Agrigento, Marcolin ha risposto «Trascorro spesso le vacanze ad Agrigento ed ho amici ad Agrigento. Mi fu chiesto di candidarmi da questi amici, nell’ultimo anno le richieste si son fatte sempre più pressanti».

Marcolin ha detto che si candiderà con una lista civica e che intratterrà alleanze e legami in città. «Imparerò a conoscere la città integrandomi nella comunità di Agrigento. Gli agrigentini saranno partecipi perché mi faranno conoscere le loro tradizioni e la loro cultura».

Parole che suonano stonate per un deputato della Lega Nord, iscritto della prima ora al partito di Bossi che salì alla ribalta della politica al grido ”Secessione” e “Roma ladrona”. E Marcolin non è certo uno dei leghisti più teneri e raffinati. Nel 2007 diede battesimo alle prime “ronde padane” in provincia Treviso: i volontari padani di notte dovevano “pattugliare” il territorio per segnalare sospetti criminali, solo che di stare in piedi alla notte non ne aveva voglia nessuno e dopo poco delle ronde padane – nonostante il decreto Maroni che le regolamentava – non era rimasta più traccia. Da Sindaco invece fece le crociate agli zingari e fu firmatario di ordinanze di sgombero rivolte ai nomadi.

Di Marcolin inoltre si ricordano le sue prese di posizione nel dibattito interno alla Lega quando prima dell’avvento di Salvini c’era una lotta furibonda tra bossiani e maroniani. Alla minoranza interna Marcolin rivolse una delle accuse più infamanti che si possano rivolgere a dei leghisti «Chi protesta è come i meridionali che si lamentano sempre».

I problemi principali di Agrigento sono di natura urbanistica e paesaggistica. Il crollo a luglio di un viadotto con quattro feriti è solo l’ultimo di una serie di episodi che testimoniano lo stato delle infrastrutture e dell’urbanistica agrigentina. Non di secondo piano inoltre la questione del rigassificatore, con comitati e associazioni ambientaliste sulle barricate, intimorite dai rischi per la salute e per l’ambiente che questo provocherebbe. A questo proposito Marcolin ha già annunciato «Se i cittadini non lo vogliono, non va fatto». Ma è la storia personale di Marcolin a mettere in dubbio le sue dichiarazioni: nel comune trevigiano di Riese Pio X, la popolazione e l’amministrazione comunale si erano schierate compattamente contro un impianto a biomasse proposto da una azienda privata del settore legno. Marcolin che all’epoca dei fatti era consigliere provinciale e promotore finanziario dell’azienda stessa, si adoperò per far approvare l’impianto in commissione tecnica regionale nonostante la contrarietà del consiglio provinciale e del suo stesso partito.

Sarà da vedere quale sarà l’accoglienza di Agrigento al deputato della Lega. Nel frattempo la città dei templi è governata da un Commissario insediatosi dopo che l’ex Sindaco Marco Zambuto si è dimesso in seguito alla condanna per abuso d’ufficio. Zambuto fu eletto dal centrosinistra nel 2007 ma nel corso di 7 anni di mandato ha aderito anche al Pdl di Berlusconi e all’Udc fino a giungere nell’orbita renziana. Per il Pd si candidò anche alle Europee ottenendo oltre 65000 preferenze che non gli furono sufficienti per avere uno scranno a Strasburgo.

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