giovedì 15 novembre 2018

Non è un red carpet per vecchi

Non è un red carpet per vecchi

Cronache romane di un cinema che fa festa, quarto giorno. Popoff vi racconta il Festival Internazionale del Film di Roma.

di Giorgia Pietropaoli


Il trailer di Love, Rosie

«Scusami, state aspettando Richard?», domanda una signora sulla sessantina a un folto gruppo di ragazzine (quindicenni? Sedicenni? mmmmh…) che, dalle nove di ieri, domenica 19 ottobre, ha preso d’assalto il tappeto rosso della nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. «Chi?» risponde una ragazza con gli short lunghezza girochiappa, collant scuro e un impressionante tatuaggio sul collo. «Richard…Richard Gere? Sfila oggi no?» insiste la signora. «Ah, quello! Quello con i capelli tutti bianchi, giusto? No no, macché, siamo qui per Sam e Josh». Ora è il turno della sempre più costernata signora. «Chi???»
«Sam e Josh! Sam Claflin e Josh Hutcherson! Quelli di Hunger Games!». La signora sbuffa e se ne va confusa, senza aver capito se riuscirà a intravedere il “fu” ufficiale e anche gentiluomo. Un po’ di folclore ci era mancato.

No, non è un red carpet per vecchi. Gli anni passano, i divi restano ma le folle in delirio cambiano. Perché la calca mattiniera al Festival Internazionale del Film di Roma, ha avuto per protagoniste le nuove generazioni. Orde di ragazzini si sono riversate all’interno dell’Auditorium Parco della Musica con la speranza di vedere i loro beniamini: Josh Hurcherson, Sam Claflin ma anche Lily Collins, figlia di quel Phil. Ragazzi, quasi tutti minorenni, urlanti, che tenevano in mano poster da far autografare, fiori da lanciare, macchine fotografiche accese. I nostalgici di Richard Gere (che rimane sempre Richard!) erano in minoranza.

timeoutofmind

A compensare questo sbilanciamento “tappetaro” ci ha pensato la stampa che ha riempito la conferenza di presentazione di Time Out Of Mind, il film di Oren Moverman (in gara nella sezione Cinema d’Oggi)che ha trasformato Richard Gere in un senzatetto per tutta la durata delle riprese. «Quello che mi ha sorpreso di più è che sono stato in strada per un sacco di tempo senza essere riconosciuto», ha raccontato l’attore mentre sorseggiava una tazza di tè (avete letto bene: le manie, per certe star, sono dure a morire).

«La gente vede una persona sporca all’angolo della strada con un bicchiere in mano che chiede l’elemosina e il processo mentale immediato è quello di etichettare la persona come un senzatetto. Non hanno visto me, Richard Gere, ma un vagabondo da evitare. È impensabile. Questo accade perché non ci vediamo realmente l’un l’altro… ma è un pipistrello quello?». L’intruso ha svolazzato per un po’ sulle teste dell’uditorio, terrorizzando qualcuno. «Adesso arriva anche Batman», ha ironizzato l’attore. Il panico è rientrato presto e la conferenza è terminata con un caldo applauso da parte dei presenti.

love-rosie

A presentare Love, Rosie il film del tedesco Christian Ditter, in concorso nella sezione Gala, sono intervenuti, invece, gli idoli dei teenager succitati, Sam Claflin e Lily Collins, protagonisti della pellicola, lo stesso regista e il produttore esecutivo Martin Moszkowicz, che ha esibito, fiero, la fotografia scattata alla biglietteria: “Love, Rosie – Sold Out”.
«Il film parla delle scelte e di quanto spesso i non chiarimenti ti portino, nella vita, lontano dagli obiettivi che ti eri prefissato. Adoro commedie come Notting Hill e ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa del genere», ha spiegato il regista. «Per noi la recitazione è stata molto naturale, perché avevamo passato del tempo insieme per conoscerci e per rendere il rapporto tra i personaggi più credibile», ha detto un umile (e non guasta) Sam Claflin, che un certo fascino british alla Hugh Grant sembra, in effetti, avercelo.

La stampa non ha certo il calore e gli ormoni dei ragazzini in attesa fuori e il clima è rimasto sobrio, tuttavia gli intrusi con il badge “prestato” non sono mancati e si sono precipitati, finita la conferenza,  a far firmare copie di libri, un pezzo di carta o anche solo una mano. Gli episodi di delirio collettivo si sono ripetuti poco prima della proiezione pomeridiana, quando gruppetti di ragazzine imbizzarrite si sono violentemente lanciati sulle scale, all’ingresso, strillando e guaendo, rincorsi dalla sorveglianza (imbestialita) che ha poi tentato di domarli. Ovviamente durante la proiezione non sono mancati boati, frasi assurde urlate in momenti di silenzio e isterie/piagnistei. Roba dell’altro mondo.

«Lavori in corso, possibili ritardi». Venendo al film, Love, Rosie narra le vicende di due adolescenti, Alex (Sam Claflin) e Rosie (Lily Collins), amici d’infanzia, che hanno il sogno di trasferirsi in America e di studiare insieme. Tra i due scorre una forte attrazione ma alcune situazioni fraintese e l’orgoglio impediscono loro di rivelare i reciproci sentimenti. Inoltre, Rosie rimane incinta poco prima di partire e tutti i loro piani cambiano irrimediabilmente.
«Senti, perché non ti ammazzi subito? Ti do io le pasticche!». La pellicola presenta tutte le caratteristiche di una commedia degli equivoci, dal sapore “eticamente corretto” (aborto, vade retro!) e con alcune gag genuinamente divertenti. «La mia vita è finita, papà!/Aspetta di diventare nonna».
Christian Ditter non osa sperimentare mai davvero, si limita a seguire i canoni di una commedia all’inglese e cerca di fare del romanzo di Cecelia Ahern (il titolo in originale è Where Rainbows End), dal quale è tratta la sceneggiatura, qualcosa di fedele rispetto ai sentimenti e alle mancate tempistiche dei due protagonisti e, allo stesso tempo, di diverso rispetto alle vicende.

«Non facciamo altro che perderci a vicenda». È un film che regge bene ritmi e battute e che ha “aiutanti” efficaci («Di solito, quando sono così depresso, cerco d’impiccarmi con una delle mie cravatte»); un film che, inoltre, riesce a trovare un buon equilibro negli squilibri temporali.
Non è una commedia epica e il motivo di tanta demenza “collegiale” va, forse, ricercato in scariche ormonali incontrollate. Tuttavia è adatta a trascorrere circa centodieci minuti piacevoli, leggeri e all’insegna del romanticismo. Con qualche spuntino di riflessione. Il lieto fine è, naturalmente, in agguato. Coloro che sperano di veder morire Alex o Rosie possono tenersi alla larga.
«Probabilmente non è destino».

LOVE, ROSIE
Regia di Christian Ditter
Con Sam Claflin, Lily Collins, Tamsin Egerton, Art Parkinson, Jaime Winstone
Commedia, 110 min
USA, 2014
Uscita giovedì 30 ottobre 2014
Voto Popoff: 3/5

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