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4 Novembre, nessun orgoglio per l’inutile strage

La prima guerra mondiale non va celebrata. I pacifisti chiedono di disertare le cerimonie ufficiali. Quella guerra poteva essere evitata, come ogni guerra

di Alessio Di Florio

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Joyeux Noel, un film ispirato alla tregua di Natale del 1914, quando fraternizzarono soldati tedeschi e inglesi. Seguirono fucilazioni di massa da ambo le parti. La guerra e la patria sono concetti imbevuti di sangue

La Prima Guerra Mondiale fu una terribile strage nella quale furono coinvolti in uno scontro tra Potenze e Imperi i maggiori Stati europei dell’epoca e che portò solo milioni di morti, lutti, disastri, cruentissime carneficine. I libri di Storia la raccontano come un’inutile strage (come la definì all’epoca Benedetto XV) e senza nessuna reale vittoria. Eppure, 100 anni dopo, la Repubblica Italiana, la Repubblica la cui Costituzione all’articolo 11 “ripudia la guerra”, festeggia ancora una “vittoria” militare. E’ la contraddizione che denunciano i pacifisti da vari anni. L’iniziativa, nata su impulso di PeaceLink – telematica per la Pace, ha raccolto negli anni l’adesione e la condivisione di molte altre associazioni. Quest’anno, così come negli anni scorsi, vi partecipano insieme all’associazione ecopacifista, anche il Movimento Nonviolento (fondato da Aldo Capitini, l’ideatore della Marcia Perugia Assisi), il Centro di Ricerca per la Pace e i diritti umani di Viterbo (diretto da Peppe Sini, una delle colonne storiche della nonviolenza italiana) l’Associazione Antimafie Rita Atria (di cui in questi mesi ricorre il ventennale della fondazione, http://www.popoffquotidiano.it/2014/08/03/rita-atria-ventanni-di-memoria-attiva-nel-nome-di-una-grande-picciridda/ ) e l’Associazione Culturale Peppino Impastato (fondata da Salvo Vitale, compagno di Peppino a Radio Aut). Nell’appello diffuso le associazioni ricordano che “oggi prevale una netta disapprovazione di una guerra che – come sostenne Giolitti – poteva essere evitata portando all’Italia Trento e Trieste mediante una neutralità concordata con l’Austria” e si dissociano “dalle cerimonie ufficiali” in quanto “quella guerra fu terrorismo e non va celebrata”. La prima guerra mondiale costò solo all’Italia “650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di piu’ di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste”.

La proposta è quindi di non partecipare alle cerimonie ufficiali e, invece, di organizzare iniziative nonviolente in tutte le piazze d’Italia dove commemorare le vittime di ogni guerra esprimendo un lutto che sia anche solenne impegno ad opporsi ad ogni guerra, sempre mosse da volontà di conquista, dominio, colonialismo politico ed economico. Dopo 100 anni di guerre, lutti, carneficine è il momento di dire basta. Per questo i pacifisti, accanto alle iniziative nonviolente, propongono di aderire alla campagna “Un’altra difesa è possibile”, recentemente lanciata da un vasto fronte di pacifisti e persuasi della nonviolenza italiano. La campagna, la cui segreteria si trova presso il Movimento Nonviolento, ha lanciato la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta (che dovrà comprendere i Corpi civili di pace e l’Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo) per “dare finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra, e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale, cioè la realizzazione di una difesa civile alternativa alla difesa militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi”.

La Campagna si pone l’obiettivo “di dare uno strumento in mano ai cittadini per far organizzare dallo Statola difesa civile, non armata e nonviolenta – ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo” e “aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che ripudia la guerra (art. 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il sacro dovere della difesa della patria (art. 52)”.

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