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Legge elettorale, del Porcellum Renzi non butta niente

La Consulta aveva bocciato come incostituzionale il maggioritario e il bipolarismo. Ma Renzi e Berlusconi riscrivono insieme la legge elettorale

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Premio di maggioranza al partito che ottiene il 40%, ma se nessuno supera questa soglia si va al ballottaggio tra i due partiti più votati; 70% dei deputati eletti con preferenza in collegi plurinominali, 30% eletti in liste bloccate su base regionale con metodo interamente proporzionale; soglia di sbarramento al 5%. E’ questo il nuovo Italicum proposto da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi, un modello che ricorda in parte il vecchio Mattarellum, ma che può avere svariate varianti a seconda dell’ampiezza dei collegi. Un elemento, quest’ultimo, che ha impatto non solo su Fi ma anche nel Pd e negli alleati. Rispetto alla riforma elettorale approvata a marzo dalla Camera, nel nuovo Italicum cambiano molte cose: il premio di maggioranza viene assegnato non alla coalizione vincente ma alla lista, ed esso scatta col 40% dei voti anziché col 37%. Anche nella proposta di oggi c’è il ballottaggio tra i due partiti più votati per l’assegnazione del premio di maggioranza (55%) nel caso nessuna lista raggiungesse il 40% al primo turno. E fin qui Berlusconi è d’accordo. L’Italicum aveva una serie di soglie di sbarramento (12% per le coalizioni, 8% per i partiti che corrono da soli, 4,5% per i partiti all’interno di una coalizione), mentre nel nuovo sistema ce ne sarebbe una sola del 5% (ben vista dal Cavaliere) che però l’Ncd vorrebbe far scendere al 4%. L’altra grande novità sono le preferenze, invise a Berlusconi ma gradite a M5s, cose che permette a Renzi di giocare su due “forni”. Nell’Italicum tutti i deputati erano eletti in listini bloccati in 120 collegi. La nuova proposta Pd prevede invece le preferenze; ma il 30% dei parlamentari verrebbero eletti in listini bloccati di 4-5 nomi su base regionale. La prima decisione politica, che precede i ragionamenti tecnici, è se accettare questo rapporto 70-30 tra preferenze e liste bloccate. Berlusconi, per esempio, ha detto: “e perché non 50-50?”. Se fosse per il Cavaliere le preferenze non ci dovrebbero essere, ma esse fanno recuperare a Renzi la minoranza interna del Pd (in agitazione sul Jobs Act). Bisognerà capire quali sono i margini di trattativa nel Pd e in Fi su questo punto. L’altra decisione fondamentale riguarda la dimensione dei collegi plurinominali: se rimanesse piccola come quella dell’Italicum, in ciascuno collegio verrebbero eletti circa 4 deputati, accentuando la “competition” interna ai singoli partiti, in particolare tra le correnti del Pd. Per un partito diviso sul territorio ancor più che a livello nazionale, questa competizione avrebbe effetti deleteri, perché le attuali divisioni locali tenderebbero a consolidarsi. Se invece i collegi venissero allargati in modo che in ciascuno siano eletti 8-10 deputati, il Pd si potrebbe risparmiare le primarie interne e avrebbe una “competition” tra correnti meno cruenta. Al contrario con collegi piccoli come quelli dell’Italicum Forza Italia avrebbe, in rapporto, più eletti nella parte proporzionale con i listini bloccati, e questo consentirebbe a Berlusconi di assicurarsi una maggior quota di fedelissimi in Parlamento.

Tra i primi commenti quello di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «L’incontro tra Renzi e i condannati e rinviati a giudizio rappresenta a tutti gli effetti il tentativo delle due destre di restaurare un bipolarismo che non esiste nel paese ed è anticostituzionale. Un vero e proprio interesse privato in atti pubblici che nulla ha a che vedere con il buon governo dell’Italia. La strada maestra sulla legge elettorale è che ogni italiano e italiana conti per uno – un sistema proporzionale con una preferenza – cioè la legge elettorale riscritta dalla sentenza della consulta».

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