venerdì 19 ottobre 2018

I nove criminali ambientali più ricercati dall’Interpol

I nove criminali ambientali più ricercati dall’Interpol

C’è anche un italiano nella lista diffusa dalla Polizia internazionale. Alcuni di loro hanno legami diretti con gruppi terroristici e mafiosi di tutto il mondo.

di Massimo Lauria

ambiente

L’Interpol ha diffuso una lista di criminali ricercati per reati ambientali che per le loro attività sono in contatto con gruppi terroristici di tutto il mondo. In tutto sono 139, ma tra i primi nove di quell’elenco compare l’italiano Adriano Giacobone, ricercato per trasporto e smaltimento di rifiuti tossici, avvelenamento dei fiumi e altri reati. In cima alla lista, invece, c’è Feisal Mohamed Ali, sospettato di essere a capo di una rete di traffico di avorio in Kenya.

Gli altri che fanno parte della lista dei più pericolosi sono Ahmed Kamran, trafficante di fauna selvatica che secondo le autorità avrebbe portato giraffe, uccelli protetti e impala dalla Tanzania al Qatar utilizzando un aereo militare, e poi Ariel Bustamante Sanchez, Ben Simasiku, Bhekumusa Mawillis Shiba, Nicolaas Antonius Cornelis, Maria Duindam, Sergey Darminov e Sudiman Sunoto. International Fugitive Round Up and Arrest (Infra-Terra) è il nome dato all’operazione internazionale anti crimine.

Tra le altre attività illecite perseguite dall’Organizzazione internazionale della polizia criminale ci sono il bracconagigo, il traffico di avorio, animali protetti e smaltimento di rifiuti tossici col conseguente inquinamento dell’ambiente circostante. La pericolosità rappresentata da questi fuorilegge è rappresentata dalle connessioni con il crimine organizzato: non solo gruppi terroristici internazionali, ma anche ogni tipo di organizzazione mafiosa. Dalla terra dei fuochi in Campania allo sversamento di sostanze pericolose nelle acque di laghi e corsi d’acqua in Basilicata, nel nostro Paese abbiamo diversi esempi.

Secondo l’Interpol questo tipo di crimini raggiunge un giro d’affari gigantesco, dal valore compreso tra i 70 e i 213 miliardi di dollari all’anno. Interpol e Unep (il programma dell’Onu per l’ambiente) hanno stilato un rapporto congiunto per dimostrare i collegamenti dei prifitti provenienti dai crimini ambientali ad alcune milizie, come l’esercito di resistenza del Signore in Uganda e al Shabaab, un gruppo islamico somalo che graviterebbe nell’orbita di Al Qaeda.

Secondo Adreas Andreou, una delle barbe finte dell’Interpol, che si occupa di reati contro l’ambiente questo tipo di attività «coinvolge organizzazioni criminali che trafficano droga, armi e persone». Ed ecco ad esempio che lungo le direttrici del bracconaggio, per esempio, si possono trovare anche le strade su cui si traffica in armi. Ecco perché i reati ambientali, che per molto tempo sono stati considerati reati di serie b, in alcuni casi addirittura non perseguiti, di fatto rappresentano l’altra faccia di una criminalità odiosa e molto pericolosa.

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