domenica 9 dicembre 2018

Mafia Capitale. Marino sapeva. Ora non paghino i lavoratori

Mafia Capitale. Marino sapeva. Ora non paghino i lavoratori

Marino sapeva ma ha scelto di tagliare i salari ai comunali. Il mondo del volontariato e i lavoratori della 29 giugno non sono disposti a subire il prezzo del malaffare

di Checchino Antonini

buzzipoletti

 

Partecipatissima l’assemblea che si è svolta oggi alla Sala della Protomoteca in Campidoglio indetta dall’USB con molti lavoratori della coop 29 giugno (1200 dipendenti in tutto), quella di Buzzi e Carminati, travolti dall’inchiesta Mafia Capitale. Accanto ad una folta rappresentanza delle educatrici precarie dei nidi e delle materne – il cui posto di lavoro viene messo in pericolo dal nuovo piano di riorganizzazione dei servizi, che costituisce il cuore del nuvo contratto integrativo – c’erano delegazioni delle aziende partecipate del Comune di Roma.

«Troviamo insopportabile che il nostro lavoro e le nostre storie personali vengano associate al mondo squallido e criminale che sta venendo fuori dall’inchiesta – dicono le maestranze della coop – siamo le prime vittime di un sistema mafioso, clientelare e corrotto, che ha condizionato la vita pubblica a Roma.
L’assalto ai soldi pubblici si è mosso di pari passo con lo scardinamento della convivenza civile, in una città lacerata dalle tensioni sociali, acuite dalla carenza e dallo spreco delle risorse destinate al welfare comunale.
Vogliamo dire forte e chiaro che noi non abbiamo preso né dato mazzette, non ci siamo arricchiti, non abbiamo speculato sulla pelle degli immigrati, non abbiamo partecipato a nessun banchetto, né ci riconosciamo con le pratiche di quei farabutti dei dirigenti della coop 29 giugno che, votandosi al dio denaro, hanno fatto affari con politici di destra e di sinistra, mafiosi e fascisti di ogni ordine e grado.
Mentre i nostri dirigenti e i loro amici a libro paga si arricchivano sulla sofferenza degli ultimi di questa città: senza casa, immigrati, rom e rifugiati, noi abbiamo vissuto di bassi salari, non di raddoppi di profitti, e di servizi non sempre di qualità, sempre strappati a budget al di sotto delle necessità, scontrandoci spesso con la cooperativa.
Noi siamo già stati vittime in questi anni di tagli ai salari e alle nostre condizioni di lavoro ed oggi scopriamo che in questa vicenda anche la dirigenza della cooperativa ha svolto un ruolo. E allora se è sincera l’indignazione e la voglia di pulizia dei tanti politici e committenti che oggi affermano la loro estraneità a quel mondo, ce lo dimostrino con atti concreti. Si impegnino a tutelare i nostri stipendi, i nostri contratti, i nostri posti di lavoro, i diritti di chi lavora in modo onesto. Si impegnino a garantire un’accoglienza dignitosa agli immigrati, soprattutto ai più deboli come i minori, o strutture adeguate per chi vive il dramma dell’emergenza abitativa. Si impegnino a non far pagare a noi, con ulteriori tagli ai posti di lavoro e ai servizi e ai diritti, il malaffare ignobile di chi sta in alto e in mezzo.
La lettera che è stata scritta il giorno 5 u.s. a firma dei “i lavoratori della 29 giugno” e del Consorzio Eriches 29” non rappresenta i lavoratori della cooperativa e soprattutto noi della USB. Diffidiamo la cooperativa 29 Giugno a parlare e a scrivere in nostro nome, tra noi lavoratori e lavoratrici e la dirigenza tutta della cooperativa e delle associate si è aperta una distanza incolmabile. Per noi cooperazione sociale significa ben altro. Chiediamo che si apra un tavolo istituzionale che affronti con serietà tutte le questioni che questa vicenda infame impone: i diritti dei lavoratori, il sistema degli appalti, le politiche emergenziali attraverso le quali si aggirano i controlli, le logiche di spartizione di incarichi dirigenziali, lo sperpero di denaro pubblico. Siamo venuti a conoscenza che alcune sigle sindacali cercano di ottenere la firma dei lavoratori su strani fogli che propongono le dimissioni da socio-lavoratore o deleghe per il rinnovo di cariche e consigli di amministrazione nelle cooperative coinvolte, o addirittura deleghe in bianco. Consigliamo vivamente a tutti i lavoratori di non firmare nulla, in attesa degli incontri che abbiamo già richiesto alle Istituzioni».
Gli interventi hanno chiarito che né i dipendenti comunali né chi lavora nelle partecipate o nei servizi esternalizzati sono disposti a subire il prezzo del malaffare, ma al contempo hanno affermato come l’amministrazione comunale e il sindaco Marino in primis non possono cavarsela con un “non sapevamo niente, non siamo Sherlock Holmes” visto che l’inchiesta ha svelato il coinvolgimento sia di consiglieri che di dirigenti. E un capo dell’amministrazione ha il dovere preciso di vigilare sulla correttezza degli atti e delle decisioni.

Gli interventi dei lavoratori dell’AMA, dell’ATAC, del Comune di Roma hanno evidenziato come negli ultimi anni i costi degli appalti e delle esternalizzazioni siano triplicati, come pure il fatto che mentre ai dipendenti comunali viene tagliato il salario accessorio, i dirigenti hanno visto aumentare in poco tempo i loro appannaggi fino al 350%, come testimoniato dalla relazione degli ispettori del Ministero delle Finanze già lo scorso anno.

Un dossier di Usb con numerosissime segnalazioni su sprechi e irregolarità è rimasto nei cassetti dell’amministrazione. Il sospetto è che a questa situazione si risponda con un’ulteriore spinta verso la privatizzazione di altri importanti servizi, verso la cessione ai privati del trasporto pubblico locale, verso la revoca degli appalti alle cooperative coinvolte nell’ ‘affaire Mondo di Mezzo’, facendo pagare i costi della corruzione, del malaffare criminale, ai lavoratori,con il risultato di punire chi in questi anni è stato trattato come merce avariata, a basso costo, ricattata.

L’assemblea ha posto con molta evidenza la necessità della lotta unitaria di tutto quel mondo del lavoro che ruota intorno al Comune, stimato in 70mila persone tra dipendenti pubblici e privati, appalti e convenzioni. L’assemblea si è conclusa con l’invito ad una prossima manifestazione di tutte e tutti in Campidoglio.

Anche la Conferenza Regionale del Volontariato, che rappresenta le oltre 2000 associazioni iscritte al Registro regionale, ha sentito il bisogno di ricordare a tutti che esiste anche una parte sana della cittadinanza, della quale fa parte anche chi, ogni giorno, si impegna gratuitamente per i beni comuni e per alleviare le sofferenze della città, ridandole speranza.
I volontari, proprio perché prestano la loro opera gratuitamente, possono difendere la propria libertà e autonomia e rinnovano la loro fiducia nelle forze che stanno indagando e in quella parte delle istituzioni ancora sana, di cui la città ha disperatamente bisogno.
La corruzione distrugge i diritti delle persone e vanifica il lavoro dei cittadini attivi. Le associazioni ribadiscono quindi l’importanza della trasparenza da parte di tutti – amministrazioni, Terzo settore, partiti, società civile – e riaffermano il loro impegno in questo senso, disposti a collaborare con chi voglia perseguire gli stessi obiettivi, valutando anche la possibilità di costituirsi parte civile. Roma e il Lazio possono ripartire dai cittadini onesti e disposti a spendersi per la comunità.

Con un lungo articolo sul suo sito, Sinistra anticapitalista, ricorda che l’Italia è al primo posto in Europa per i livelli di corruzione e al 69° nel mondo come livelli di trasparenza. Una relazione del ministero delle Finanze descriveva benissimo come il Consorzio di cooperative sociali Eriches 29 fosse destinatario di affidamenti diretti fuori da ogni legalità, come si legge nelle carte diffuse. Nonostante tutto ciò, il sindaco ritiene di doversi recare presso gli uffici del responsabile nazionale per l’anticorruzione, Cantone, per verificare la correttezza degli appalti della sua amministrazione, solo dopo la diffusione delle indagini del procuratore Pignatone. E di quella relazione era stato colpito solo da quella parte che raccomandava di verificare la regolarità del salario accessorio da fame dei dipendenti del Comune di Roma. «Anche perché era intento a programmare i licenziamenti dei lavoratori della Multiservizi o del Teatro dell’Opera di Roma, solo per ricordarne alcuni».

«A Roma – scrive Sinistra anticapitalista – mentre l’assessore alle politiche abitative del Pd viene indagato per corruzione, spazi culturali occupati come il centro sociale Angelo Mai, il Cinema America o il Teatro Valle vengono chiusi dalle forze dell’ordine nel nome di una presunta legalità e si indaga e si arresta chi combatte contro la speculazione, contro l’emergenza abitativa e per il diritto all’abitare. Accade a Roma che il direttore della direzione integrità, trasparenza e semplificazione dell’azione amministrativa di Roma Capitale risulta indagato per associazione di tipo mafioso, proprio quello che decideva, che contro la corruzione fosse necessario spostare di sede di lavoro centinaia di dipendenti del comune. Accade che – mentre 40 mila cittadini e cittadine di Roma, sottoscrittori di 4 delibere di iniziativa popolare in difesa della scuola, dell’uso pubblico del patrimonio, dell’acqua pubblica e per una nuova finanza pubblica e sociale attendono da mesi, in violazione di ogni regolamento, che il Consiglio comunale le discuta – il presidente dell’aula, presieduto anch’esso da un esponente partito democratico, venga indagato per corruzione.

Questa cricca di criminali, con collusioni anche con pezzi dello stato, è riuscita comunque a permeare il sistema politico di questa città, ha apertamente finanziato le campagne elettorali di PD, PDL, SEL e dello stesso sindaco Marino, violando anche la partecipazione elettorale delle ultime elezioni facendo sì che questo consiglio comunale risulti illegittimo».

«Per questo a Roma non basta un Sindaco meno peggio degli altri, serve una rottura netta che proponga una nuova narrazione, dove i servizi sociali vedano destinatari gli utenti e non il sistema, troppo spesso clientelare delle cooperative che vive alle spalle di lavoratori sfruttati e che invade da anni questa città. Una rottura con i costruttori, ora intenti alla costruzione del nuovo stadio della Roma e di altri milioni di metri cubi di cemento, mentre opere come lo stadio del nuoto a Tor Vergata sono ancora un monumento allo scempio immondo con cui da anni si governa. Serve una difesa del servizio pubblico e delle sue municipalizzate dove, tra la corruzione del sistema esistente e la cessione al privato alla ricerca del profitto, si scelga un sistema partecipato nel quale le aziende pubbliche siano sotto il controllo dei cittadini e dei lavoratori. Dove il diritto all’abitare sia veramente garantito contro chi ha speculato sui bisogni, come nel caso dei campi di segregazione per sinti e rom e come nel caso dell’emergenza abitativa».

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