26.6 C
Rome
sabato 18 Maggio 2024
26.6 C
Rome
sabato 18 Maggio 2024
HomecultureAddio Joe

Addio Joe

Joe Cocker, il ragazzo che cantò a Woodstock “With a little help from my friend”, è morto nella sua casa in Colorado all’età di 70 anni

di Mirna Cortese

joe cocker2

Joe Cocker se ne è andato, lasciandosi alle spalle cinquant’anni di carriera, una vita dedicata alla passione per il rock blues, il soul e la musica nera. Voce roca e sensuale, movenze uniche, l’ex idraulico nato nel 1944 a Shieffield in Inghilterra, aveva rischiato più volte, come molte altre star della sua generazione, di morire giovane per una vita sregolata, all’insegna di alcol e droghe. Invece se ne è andato a 70 anni nel suo ranch statunitense di Crawford, in Colorado, dove viveva da anni e dove è morto dopo una lunga e dura battaglia contro un tumore al polmone. “Era semplicemente unico” ha commentato il suo agente Barrie Marshall nel darne l’annuncio.

Nel 1969 partecipò, diventandone uno dei simboli, al leggendario concerto di Woodstock dove con una voce al vetriolo, un allora 25enne Cocker, il cui nome di battesimo era John Robert, cantò la versione arrabbiatissima della cover dei Beatles With a little help from my friend
La sua performance rimane uno dei punti più alti di quella “tre giorni di pace, amore e musica”, il suo urlo prima della reprise, quasi a spezzare le corde vocali, sarebbe diventato un urlo di protesta per milioni di giovani.

Senza Joe Cocker e senza la sua capacità di cantare con tutti i muscoli del corpo, Woodstock non sarebbe stata la stessa cosa. La sua maniera di dimenarsi sul palco è un marchio di fabbrica e tanti ne hanno fatto un modello, a cominciare dai rocker di casa nostra, tra cui Zucchero.
L’imitazione che ne faceva John Belushi è rimasta negli annali del Saturday Night Live Show,  soprattutto nel duetto dei “due Joe Cocker” dov’era davvero dura riconoscerne l’originale.
Il mezzo secolo che ha percorso nella storia della sua musica è segnato da successi, live indimenticabili e duetti con i suoi più grandi colleghi.

In 50 anni di attività Joe Cocker ha composto 40 album ed effettuato decine e decine di tour mondiali, iniziati quasi di botto quando, nel 1964, cominciò la sua carriera.
Per molti anni aveva camminato sul filo del rasoio per abuso di alcol e droga. A riportarlo in auge arrivò il cinema. La sua voce graffiante fece infatti da colonna sonora anche a celebri film, tra cui e per la gioia di tante romantiche ragazzine, Ufficiale gentiluomo di Taylor Hackford, con la sua Up where we belong che, interpretata insieme a Jennifer Warnes, gli valse il premio Grammy nel 1983.
Ma a rendere definitivamente celebre Joe Cocker a livello mondiale fu You Can Leave Your Hat On, la canzone interpretata nel 1986 per la colonna sonora di 9 settimane e ½, anche se il testo non era stato scritto dal cantante inglese ma dal cantautore californiano Randy Newman nel 1972.

Per molti Joe Cocker resterà comunque quel ragazzo di Woodstok, ex idraulico inglese di Shieffield, che aveva tolto la polvere dal mito dei Beatles. Addio Joe!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Arci Roma, una festa per “fare rumore”

80 circoli, 4 giornate, dibattiti, laboratori e 22 spettacoli. Dal 30 Maggio al 2 Giugno la prima festa dei Circoli Arci della Capitale 

Di nuovo a Firenze. L’ex GKN parla a tuttз

A fianco del Collettivo di Fabbrica nella manifestazione nazionale del 18 maggio: “EX GKN: con tutta la dignità in corpo” [Franco Turigliatto]

Teatro. Segreti e ricordi, il puzzle di Bedos

Il viaggio di Victor prima assoluta a Genova, con repliche sino al 19 maggio, per poi iniziare una tournée nella prossima stagione

Ecco perché hanno arrestato Toti e un po’ di padroni della Liguria

L'ordinanza della Procura della Repubblica e della DDA che ha decapitato la Regione e il mondo degli affari genovesi

Che Palestina sarà dopo il genocidio

La migliore “soluzione” che potrebbe scaturire è peggiore di quella che esisteva prima [Gilbert Achcar*]