Podemos, quando l’indignazione diventa lotta di classe

Podemos, quando l’indignazione diventa lotta di classe

In un volume delle Edizioni Alegre, Pucciarelli e Russo Spena raccontano Podemos: dall’ondata anti-casta alle lotte per diritti e beni comuni

di Enrico Baldin

 

Perché la sinistra italiana non ha la forza di quella spagnola? E’ l’interrogativo che ci si pone dopo aver letto Podemos – la sinistra spagnola oltre la sinistra. Un interrogativo che affligge le varie piazze della sinistra italiana attraversata da un eterno dibattito sulle sue disgrazie. Ma una dozzina d’anni fa questa domanda poteva essere posta a parti invertite: Rifondazione Comunista animava il movimento no global, fondava la Sinistra Europea ed era ammirata dalle sinistre di mezza Europa; la sinistra spagnola invece versava in stato comatoso.

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Il libro di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena – “coppia giornalistica di fatto” già autrice del fortunato Tsipras chi? – è il primo in Italia a descrivere il fenomeno di Podemos. La formazione spagnola è nata solo un anno fa ed in pochi mesi è diventata, stando ai sondaggi, primo partito spagnolo superando PP e PSOE che da dopo la morte del dittatore Francisco Franco si alternano al governo di una democrazia giovane e a tratti piuttosto acerba.

Eppure leggendo la prima parte del libro ci si accorge di quanto siano evidenti certe assonanze tra Spagna e Italia, afflitte dalla crisi, schiacciate dalle politiche di compressione della spesa pubblica e sepolte sotto le inchieste giudiziarie che mettono allo scoperto realtà di corruzione bipartisan. In Italia, solo per stare all’attualità sono le inchieste su Mose, Expo, mafia capitale ad evidenziare la collusione tra appalti, malavita e politici di PD, Forza Italia e non solo. In Spagna inchieste che han coinvolto amministratori di spicco, sia popolari che socialisti, ce ne sono a volontà: dalle mazzette date dai colossi immobiliari al tesoriere del PP in cambio di appalti, ai finanziamenti occulti al PSOE da parte di alcune banche, fino ad arrivare all’accusa di appropriazione indebita mossa dai pubblici ministeri alla figlia di re Juan Carlos, Cristina, ed a suo marito. Un’ondata travolgente di scandali che in tempi di vacche magre ha portato anche gli spagnoli a rivoltarsi contro la corruzione e contro la casta.

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Ma ben presto all’ondata anti-casta si son sommate le lotte per diritti e beni comuni: dalla tenace battaglia per una legge anti-sfratti agli scioperi generali indetti dai sindacati, dalle proteste degli operatori della sanità contro i tagli ai servizi fino alla crescita del movimento degli indignados culminato con la imponente acampada sotto Puerta del sol a Madrid che ha lasciato attoniti quanti davano poco peso a quel che stava accadendo. Gli indignados erano eterogenei, rifiutavano “cappelli partitici” e ce l’avevano un po’ con tutti. Podemos ha affondato le sue radici in questo contesto, fertile per il linguaggio e l’appeal di Pablo Iglesias che ha saputo irrompere nella scena politica in maniera travolgente. Populista e più marcatamente anti-casta nei tanti talk show cui partecipa “bucando” il teleschermo, Iglesias è invece più elaborato nel pensiero se il contesto è quello del suo movimento. Piedi ben piantati a sinistra con riferimenti culturali che vanno da Gramsci a Laclau e da Toni Negri al popolo di Seattle, ma rifiuto di etichette poco comprese dal pueblo rispetto ad un tempo. Podemos in breve ha raggiunto un successo enorme passando per quel milione e duecentomila voti corrispondenti a 5 seggi a Strasburgo. Una proiezione verso l’alto, con tutte le conferme del caso date non tanto dai sondaggi quanto dall’ondata di messaggi allarmisti emessi a sirene spiegate sui presunti pericoli che comporterebbe un successo di Podemos. In realtà, che certi “squali” dell’economia, della politica e della finanza sventolino scenari spettrali in caso di vittoria di Podemos è comprensibile leggendo il programma radicale della formazione viola: non solo accenti anti-casta ma anche un piano per il controllo pubblico delle banche, la tassazione delle rendite finanziarie, una legge contro gli sfratti e per la democrazia diretta e plurale, passando per i piani per scuola e sanità pubbliche, oltre all’introduzione del reddito di cittadinanza. Insomma non si chiama sinistra ma è di sinistra, in Parlamento Europeo siede a fianco del gruppo della sinistra europea, stringe legami stretti col greco Alexis Tsipras.

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Nulla o quasi a che vedere col Movimento cinque stelle, usato come termine di paragone da qualche commentatore più attento alla politica nella forma che nella sostanza. Se i proclami anti-casta. l’attento uso di internet e le proposte di democrazia diretta sono superfici di contatto tra la formazione di Grillo e quella di Iglesias, non si può dire altrettanto per importanti tematiche programmatiche che in molti punti divergono nettamente. Non per caso è opposta la collocazione nell’emiciclo di Strasburgo.

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Podemos nel tracciare la radiografia al giovane partito spagnolo non trascura di mettere in luce alcuni limiti finora ancora poco evidenti con cui Iglesias e soci potrebbero fare i conti in futuro. Il libro di Pucciarelli e Russo Spena non ha la pretesa di esportare il modello del partito spagnolo nel contesto italiano, ma ha il merito di descriverne minuziosamente il contesto, l’organizzazione e i passaggi fondamentali che l’han portato in testa ai sondaggi. Nella speranza che un domani la sinistra italiana possa smettere di chiedersi cosa fare per avere la forza di quella spagnola.

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1 Comment

  1. COSIMO ANTONIO GERVASI

    Quasi un copia e incolla, allora perché ? Perché ci sono poltrone ed egoismi da spazzare via, una sinistra nuova con un nome nuovo che tralasci parole come “Comunismo e Sinistra” e ancora che includa forme di democrazia diretta ed elimini il verticismo dei vecchi partiti comunisti. Podemos è l’idea addirittura migliorabile, solo se la base fa da se è abbandona i vertici. Io l’idea c’è l’avrei, questa: https://azzeriamotutto.wordpress.com

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