domenica 9 dicembre 2018

Pirellone, taglia ai poveri per pagare la BreBeMi

Pirellone, taglia ai poveri per pagare la BreBeMi

Una volta lì era tutta campagna. Poi sono arrivati gli appetiti degli industriali, sostenuti da Lega e governo. Ecco quanto costa l’inutile nastro d’asfalto BreBeMi

di BgReport

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Foto di Roberto Giussani

Bergamo – Alla fine ce l’hanno fatta: il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi con la legge di Stabilità del 2015 avrebbero trovato un accordo di massima per il versamento di un contributo a BreBeMi pari a 330 milioni di euro in sei anni, di cui 270 versati da Roma e 60 dal Pirellone.

A confermare la notizia è lo stesso governatore lombardo: «Ho fornito in Giunta informazioni relative all’incontro che ho avuto a Roma con il Governo sulla Brebemi. Ci sono buone notizie sia nello sviluppo dei collegamenti della Brebemi sia per la ridefinizione del piano finanziario. Stiamo attendendo la formalizzazione del piano di rifinanziamento, ieri ne abbiamo discusso con il Governo e sono molto ottimista al riguardo».

Era fine dicembre e fra i petardi di fine anno Maroni trovava un buon motivo per festeggiare. Quale migliore momento se non fra Natale e Capodanno per firmare un accordo fra le istituzioni alquanto opinabile senza sollevare un polverone?

Sono quindi i contribuenti a pagare le perdite della Brebemi: ecco le “buone notizie” di Maroni. Sfumata da tempo l’ipotesi di una defiscalizzazione dell’Autostrada, che aveva ricevuto parere negativo da parte della Ragioneria di Stato, in quanto si tradurrebbe in una perdita per la stessa finanza pubblica, l’autostrada più inutile e costosa d’Italia ha trovato comunque il modo di rifarsi sul cittadino.

Eppure quest’opera è stata realizzata in project financing, nessun euro pubblico speso si millantava. A benedirla pure Renzi, nella cui realizzazione aveva visto “un paese di uomini e donne che sanno fare il loro lavoro”. Poco importava che un bel po’ di denaro fosse già arrivato dalla Cassa depositi e prestiti (controllata all’80% dal Ministero del Tesoro) e dalla Banca europea degli investimenti (di proprietà dei paesi UE, compresa l’Italia). Ci si teneva a dire che un pool di finanziatori si era accollato il rischio di quest’opera di (dubbia) pubblica utilità. Ricordiamo qui i nomi di questi “benefattori”: Intesa San Paolo, Unicredit, Centrobanca (gruppo Ubi), Mps Capital Service Banca per le Imprese, Credito Bergamasco, gruppo Gavio. Signori che, da ancora prima che l’autostrada fosse aperta, facevano pressione sul governo per ottenere finanziamenti pubblici e sconti fiscali.

Ce l’hanno fatta. Sconcertato si dice Dario Balotta, responsabile regionale dei trasporti per Legambiente: “È paradossale che mentre la regione Lombardia annuncia per il 2014 tagli per 155 milioni al trasporto pubblico locale metta tra le sue priorità il salvataggio di una concessionaria autostradale sull’orlo del fallimento a pochi mesi dalla sua apertura”.

Sconcertante è pure vedere sei corsie d’asfalto vuote a tagliare una campagna una volta coltivata. Campi espropriati e incatramati. A rappresentare gli agricoltori c’era allora Francesco Bettoni, ex presidente della Provincia di Bergamo e oggi presidente della Brebemi. Ma che importa? D’altronde oggi anche per lui ci sarà da festeggiare dopo la buona notizia di Maroni.

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