Tsipras, “In Europa il cambiamento comincia dal Sud”

Tsipras, “In Europa il cambiamento comincia dal Sud”

Il 25 gennaio la speranza ha una patria, e l’Europa una bussola verso il cambiamento.

di Alexis Tsipras

Alexis Tsipras, leader di Syriza in Grecia
Alexis Tsipras, leader di Syriza in Grecia

Il 25 gennaio la Grecia chiuderà le porte con il passato. La vittoria di Syriza è la speranza del cambiamento per tutto il mondo del lavoro e della cultura europee. Dall’oscurità dell’austerity e dell’autoritarismo alla luce della democrazia, solidarietà e sviluppo sostenibile. Ma la Grecia è solo all’inizio del cambiamento che viene dal Sud d’Europa. Presto vedremo come e se raggiungerà anche la Spagna.

La sconfitta dei padrini politici dell’austerità, dell’insicurezza e della paura, della corruzione e degli scandali, inizia dai nostri paesi. I nostri popoli hanno il futuro nelle loro mani per aprire la porta a governanti incorruttibili. Una nuova forma di fare politica per recuperare il futuro che ci hanno negato durante questa crisi. Per questa ragione, la vittoria del popolo greco e di Syriza è il messaggio di un cammino nuovo e promettente anche per la Spagna. Il sud continua ad andare avanti per cambiare l’Europa. L’Europa non è più una vittima della crisi. La crisi si è conclusa dove è cominciata, negli Stati Uniti, grazie alla politica monetaria e fiscale espansiva. L’Europa oggi è vittima delle politiche di austerità imposte dall’Europa conservatrice e dalle decisioni contrarie alla solidarietà della cancelliera Merkel. La gestione neoliberista della crisi ha portato i paesi del Sud d’Europa ad un equilibrio politicamente inaccettabile del PIL, tra deflazione, elevato debito, elevata disoccupazione e la povertà che ha raggiunto ormai quote inimmaginabili della popolazione.

Parlare di uscita dalla crisi con tassi di crescita per l’Eurozona ancora molto deboli (0,8% nel 2014 e 1,1% per il 2015) può essere solo compreso da una visione della politica che ignora i più danneggiati dalle politiche dell’austerità. Per questa ragione la lotta dei nostri popoli per il cambiamento è la lotta del senso comune contro il fanatismo ideologico. E’ la lotta della dignità contro la schiavitù.

Per noi, questa nuova normalità fatta di precarietà e di tagli ai diritti sociali derivanti dalla crisi, e accettata in forma acritica dai poteri conservatori, non è accettabile e ci spinge, ci motiva a portare avanti quel cambiamento di cui la Grecia, la Spagna e l’insieme dell’Europa hanno bisogno.

La vittoria di Syriza rappresenterà un nuovo inizio per la collaborazione tra tutte le forze progressiste del Sud europeo, mentre al contempo farà da freno alle politiche di austerità che stanno dietro questa situazione di stagnazione, disoccupazione di massa e iper-indebitamento.

Ed è anche l’inizio per ripristinare la sicurezza economica, rimuovere le pratiche corrotte che infettano la politica e per recuperare la dignità dei nostri paesi. Ma anche per rimpatriare la nostra gioventù esiliata, la nuova generazione di migranti.

In questa nuova fase della crisi, la Banca Centrale Europea (Bce) ha le chiavi dell’Europa. La politica di flessibilità quantitativa è una delle misure necessarie per l’uscita collettiva e sostenibile della crisi che ha colpito l’Eurozona da ormai troppi anni.

Se adottata, sarà la benvenuta, nonostante per molti arrivi troppo tardi. Ovviamente, affinché sia efficace, deve rispondere pienamente allo spirito del “faremo ciò che è necessario” enunciato da Mario Draghi. Ciò significa che il programma della BCE dovrà essere su vasta scala, senza condizioni e senza eccezioni. Ossia, deve includere tutti i paesi che ne hanno bisogno.

Ma la politica monetaria da sola non ha la capacità di tirar fuori l’Europa dalla stagnazione. Abbiamo bisogno urgentemente di una politica fiscale espansiva che dia impulso alla crescita e agli investimenti; un New Deal europeo che doti di finanziamenti i programmi di investimento in settori ad alto valore aggiunto, e un piano di re-industrializzazione che dia priorità a quelle economie con il tasso di disoccupazione più elevato.

Infine è imprescindibile alleviare il carico del debito in maniera coordinata, attraverso una Conferenza Europea sul Debito, che prenda a riferimento la Conferenza di Londra del 1953, che facilitò la ripresa della Germania dopo la guerra.

Una soluzione collettiva e socialmente sostenibile per l’iper-indebitento dell’Eurozona non andrebbe inteso, da parte della cancelliera Merkel, come una misura associata ad un rischio morale, dovrebbe essere un dovere morale.

Il 25 gennaio la speranza ha una patria. E l’Europa una bussola verso il cambiamento.

Elezioni greche

Fonte: El Pais – traduzione di Marina Zenobio

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2 Comments

  1. Er-nesto

    Sarà ma se la fisiognomica non è una opinione, quest’uomo è l’ennesimo minchione simile a Renzi, che andrà al potere per non cambiare un caSSo.

    Reply

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