domenica 16 dicembre 2018

Tav, mezzi soldi, mezzo tunnel

Tav, mezzi soldi, mezzo tunnel

L’opera sarà lentissima e, se i soldi non ci sono, si arriva dove si può. Lupi inflessibile. Sindaci e movimento pure

di Checchino Antonini

 

La Tav forse si farà. O forse no. I soldi non ci sono, non ancora, non tutti, ma i due governi vanno avanti indifferenti ai danni per ambiete, salute, erario, democrazia. La soluzione è paradossale: metà soldi, metà tunnel. L’opera sarà lenta, infinita. Il Tunnel di Base della Torino-Lione costa oltre 12 miliardi di euro e non 8,5 (lo dicono i conti di RFI), l’Europa ha solo 5,5 miliardi di euro per progetti di questo tipo, quindi è matematicamente impossibile che ne assegni la maggior parte (3,4 miliardi di euro) alla Torino-Lione, l’Italia ha solo 1,37 miliardi di euro, disponibili entro il 2020 per la Torino-Lione, insufficienti a cofinanziare l’opera. Il Movimento No TAV e l’Opposizione francese alla Lyon-Turin dicono da tempo che il Governo avrebbe una stupenda occasione per destinare questo fiume di denaro a piccole opere utili a tutti gli italiani.

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Continua anche il paziente lavoro dei sindaci no tav per salvare il territorio della Val Susa già in bilico per l’esistenza di altre ferrovie e autostrade per poter sopportare un’altra – e più dannosa – grande opera. Ieri una loro delegazione ha incontrato il ministro delle Infrastrutture, autore tra l’altro del famigerato Piano Casa. L’obiettivo non era quello di convertire Lupi ma di compiere un’offensiva diplomatica verso Renzi. I sindaci vogliono incontrarlo come successo già con altri predecessori. Hanno spiegato le critiche sulla sostenibilità dell’opera e le frottole dell’Osservatorio Virano indifferente alla sorte dei territori. E hanno spiegato i dubbi sui finanziamenti da parte dell’Unione Europea. Quando viene detto loro che si tratta di un’opera a “lenta attuazione” si fa netta la sensazione che i soldi non ci siano. Un documento della Commissione europea ha appena scritto che la parte italiana della Torino-Lione, così come quella in territorio francese, potranno essere eventualmente finanziate dall’Unione Europea solo dopo la realizzazione del tunnel di base. Il progetto finale per collegare Avigliana a Orbassano e Settimo, “di lenta attuazione”, non è ancora stato approvato dal Cipe. La Commissione, nonostante tutto, difende la presunta necessità dell’opera ma spiega chela tratta Avigliana-Orbassano-Settimo e quella speculare Lione-Saint Jean de Maurienne, dovranno attendere la realizzazione della galleria di base per essere finanziate dall’Europa. Per la Susa Saint-Jean de Maurienne, quella del supertunnel, il 28 gennaio è previsto un vertice a Bruxelles dei ministeri dei trasporti italiano e francese, il commissario Brinkhorst e i responsabili della Commissione per ottenere il finanziamento del 40 per cento dell’opera. Il prossimo summit italo-francese, normalmente calendarizzato in autunno, si svolgerà invece a Parigi il 24 febbraio prossimo, due giorni prima della presentazione a Bruxelles del dossier di finanziamento della Torino-Lione. BQWSrUmCUAAOZHT

Ma il fronte del no all’opera ha denunciato la scelta di Ltf di “cominciare lo scavo illegale” del primo tratto del tunnel di base a partire dalla discenderia francese di Saint Martin La Porte. Non si può iniziare a scavare il tunnel di base senza l’approvazione di protocolli addizionali previsti dall’accordo del 2001 tra i due governi. L’escamotage del cantiere, che è stato aperto in questi giorni per scavare il primo tratto della supergalleria, è formalmente ancora un’opera che rientra tra gli studi geognostici di cui era stata a suo tempo incaricata Ltf.

Anche Lupi ha ribadito che la Torino-Lione “non è in discussione, è iniziata ed è irreversibile”. “Lo Stato – ha aggiunto – ha già deciso tempi e modi della sua realizzazione, ma è utile da parte dei sindaci, anche oppositori dell’opera, una funzione continua di stimolo e verifica”. Il ricatto sarà agito sulle opere di compensazione nei comuni della Valle. Il piano del governo è quello di escludere le risorse della Tav dal patto di stabilità interno. Infine la solita litania: “Non c’è interlocuzione possibile con i violenti e con i contigui dei sabotatori, siano essi praticanti o teorizzatori dei sabotaggi violenti”. no_tav_by_zerocalcare

“Pensavo fosse un treno invece è un calesse – commenta Notav.info – Forse Massimo Troisi commenterebbe così l’incontro dei Sindaci della ValSusa con il Ministro delle Infrastrutture. Svaniti i fumi della retorica governativa, resta solo la nuda sostanza. “La Tav si farà. O forse no.”. Ma andiamo con ordine. Francia e Italia fanno il Tav solo nella speranza di acchiappare i soldi europei, è notorio. Non sono le uniche, molti progetti hanno la stessa ambizione. L’Europa ha sempre meno soldi per il gioco delle grandi opere. Tutto questo è arcinoto da tempo. Eppure, a dispetto di ogni logica, i governi Italiano e francese hanno continuato pervicacemente ad affermare la loro decisione di realizzare il Tunnel di Base della Torino-Lione. Fino ad oggi.

Davanti ad oltre 20 amministratori valsusini, Lupi e Virano hanno dovuto gettare la maschera. I soldi non bastano. I finanziamenti disponibili nel settennato 2014-2020 (ovvero il mandato della Commissione Juncker) non saranno sufficienti a realizzare la tratta transfrontaliera della Parte Internazionale della Torino-Lione; in altri termini, per fare il Tunnel di Base. Quindi che si fa? Ecco la soluzione. Metà soldi? Metà tunnel! Basta trasformare la madre di tutte le grandi opere in uno spezzatino. Da “gustare” un boccone alla volta, nei secoli. L’opera infinita, sul modello della Salerno – Reggio Calabria. Perché la verità è che l’opera serve a spendere: un paradiso degli appalti con un brulicare di cantierini. Poi, al prossimo giro, dopo il 2020, si vedrà. Magari l’Europa offrirà altri soldi, oppure no. Nessuno può saperlo. A Lione non ci andremo mai? E chissenefrega. Si sapeva già? Forse. Ma non lo ammetteva nessuno. Oggi i mandarini del Ministero non hanno più potuto fare la manfrina e l’hanno detta tutta, senza filtro. I francesi hanno già rinunciato alla loro tratta nazionale; per quella in territorio italiano non c’è nemmeno un euro. Ora il Tunnel a metà. Ormai è chiaro: la Torino-Lione non esiste più».

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