domenica 21 ottobre 2018

Grecia: linea dura contro la troika ma ricucito strappo con la Cina

Grecia: linea dura contro la troika ma ricucito strappo con la Cina

Mentre Varoufakis conferma la linea dura verso una troika “non riconosciuta neanche dal Parlamento europeo”, il governo Tsipras rispetterà gli accordi con la Cina

di Marina Zenobio

Il presidente dell’ Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e Yanis Varoufakis, neo ministro delle Finanze greco
Il presidente dell’ Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e Yanis Varoufakis, neo ministro delle Finanze greco

“Non riconosciamo la troika come valido interlocutore nei negoziati sul programma di salvataggio della Grecia”. E’ la dura dichiarazione rilasciata dal ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis durante un incontro congiunto che si è tenuto ieri ad Atene, con il presidente dell’Eurogruppo nonché suo omologo olandese, Jeroen Dijsselbloem. “Non abbiamo intenzione di lavorare – ha rincarato Varoufakis – con una commissione (come quella formata da Fmi, Bce e Ce, ndr.) che non ha ragione di esistere in quanto non riconosciuta persino dallo stesso Parlamento Europeo”.

Il ministro delle finanze della Grecia ha successivamente ricordato che il governo di cui fa parte è stato eletto con un programma che non accetta l’attuale disegno di salvataggio concordato con Washington e Bruxelles, né tanto meno che il debito possa essere pagato; ma anche precisato che è sua intenzione cooperare pienamente e direttamente con i suo partner europei. “Tenteremo – ha detto Varouafakis – di convincere tutti i nostri partner europei che dobbiamo trovare una soluzione nell’interesse comune europeo”

Da parte sua e in riferimento al piano di salvataggio greco, Dijsselbloem ha dichiarato che “il piano si estende fino alla fine di febbraio, prima di quella data decideremo come procedere. Per ora non è stato deciso nulla”.
Dijsselbloem, arrivato ad Atene all’indomani della visita del presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, ha però respinto la proposta greca per una conferenza sul debito europeo con un deciso: “Rispetto alla ristrutturazione del debito esiste già una conferenza, ed è l’Eurogruppo”, da lui stesso presieduto, e ha ribadito la necessità per Atene di “rispettare gli impegni”, perché da questo dipende il sostegno alla Grecia.

Da Bruxelles gli fa eco una dichiarazione rilasciata alla Bbc da Pierre Moscovici, ex ministro francese oggi Commissario europeo per gli affari economici. “Crediamo che il posto della Grecia sia nell’eurozona, l’euro ha bisogno di Atene” ha detto Moscovici aggiungendo: “Faremo di tutto per evitare che la Grecia lascia l’eurozona, ma Atene deve rispettare gli impegni presi dai governi che hanno preceduto l’esecutivo Tsipras”.

 

Rientra la crisi greco-cinese per il Pireo

Veduta del Porto del Pireo
Veduta del Porto del Pireo

Intanto è stato ricucito lo strappo con la Cina. In settimana il nuovo governo greco aveva annunciato lo stop delle privatizzazioni del porto del Pireo per il 60% in mano a compagnie cinesi. Oggi, il premier Tsipras ha annunciato che verranno rispettati tutti gli gli accordi siglati con Pechino e il suo maggior gruppo di trasporto marittimo cinese, Cosco.
Soddisfazione da parte della Cina che dal 2008, da quando cioè controlla quasi tutto il porto, il Pireo ha visto aumentato il suo traffico di otto volte.

Il passo indietro è stato comunicato dal ministro dell’Economia Giorgos Stathakis, assicurando che il nuovo esecutivo greco “porterà avanti gli accordi del precedente governo”. “Abbiamo contatti molto stretti con la Cina” – ha spiegato il neo-ministro greco – “le cose sono molto chiare e siamo favorevoli a procedere con le iniziative già avviate”. Il via libera per portare avanti gli accordi esistenti è arrivato anche dal ministro della Marina Mercantile di Atene, Theodoros Dritsas, che appena insediatosi aveva dichiarato la volontà del nuovo esecutivo di cancellare la privatizzazione dello scalo marittimo.

Intanto, per settimana entrante, il premier greco Tsipras e il suo ministro delle finanze Varoufakis, si preparano ad incontrare i rispettivi omologhi nei principali paesi europei, Italia compresa.

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