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Terni, call center licenzia in tronco venti dipendenti

Venti dipendenti della K4up sono stati licenziati senza preavviso né comunicazione, mentre sugli altri grava una probabile riduzione dello stipendio

da Terni Carlo Perigli

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Licenziati in blocco, senza una motivazione e con metodi che fanno riflettere sulla condizione in cui versano i lavoratori all’alba dell’epoca del Jobs Act. Accade a Terni, dove la K4up, azienda che in città si occupa di un call center, ha licenziato improvvisamente venti lavoratori. Nessuna comunicazione da parte dell’azienda, ad avvertire i dipendenti del turno pomeridiano sono stati i colleghi a cui si apprestavano a dare il cambio. Così, da un momento all’altro, venti persone, perlopiù donne e madri di famiglia, si sono ritrovate senza lavoro né ammortizzatori sociali, non previsti per i contratti non rinnovati, mentre su altri 110 grava la possibilità di una riduzione dello stipendio. Difatti, a fronte del contratto integrativo firmato dai sindacati nel 2008, che prevede un salario crescente dai 7 agli 8,80 euro l’ora, gli interrogativi riguardano ora il nuovo contratto nazionale, che abbassa le cifre a 5,70 euro più incentivi. Nella mattinata di sabato i lavoratori hanno organizzato un presidio davanti la sede dell’azienda, una forma di protesta che, con ogni probabilità, verrà ripresa per tutta la giornata lavorativa di lunedì.

Sull’argomento è intervenuta Rifondazione Comunista, con una nota pubblicata questo pomeriggio dal segretario provinciale Lorenzo Carletti. «La nuova frontiera dello sfruttamento a Terni passa per il Call center k4up, come Rifondazione Comunista chiediamo che tutti gli attori sostengano questa nuova e gravissima vertenza che colpisce tanti lavoratori e che richiama il tema della precarietà del lavoro, del diritto al riconoscimento della dignità professionale e della persona. La dirigenza aziendale in questione non è infatti nuova a vicende di evasione e non rispetto dei diritti dei lavoratori. Chiediamo alle forze politiche, alle istituzioni e alla città tutta di sostenere con ogni mezzo possibile, a partire dalla solidarietà attiva al presidio che riprenderà lunedì mattina a partire dalle 11:00, la battaglia di questi lavoratori. La solidarietà che ha contraddistinto la passione della nostra città nei duri mesi della vertenza Ast deve riattivarsi di fronte a questo ennesimo caso di arroganza padronale. Dal canto nostro saremo vicini fino alla fine a queste donne e uomini, per impedire che tale delinquenziale atteggiamento non passi sotto silenzio ma trovi di fronte a se il furore di una comunità non più disposta a chinare la testa di fronte alle nuove frontiere dello sfruttamento. Occorre riattivare una grande battaglia per i diritti e per la dignità del lavoro».

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