domenica 21 ottobre 2018

Catanzaro, il Coisp all’università. Ma non vuole studiare

Catanzaro, il Coisp all’università. Ma non vuole studiare

Il Coisp (sigla che manifestò sotto l’ufficio della mamma di Aldro) minaccia di “occupare” l’università di Catanzaro per disturbare il corso di sociologia tenuto da Francesco Caruso

di Ercole Olmi

pestaggio-polizia

 

Il Coisp ha deciso di andare all’università ma non per studiare. E’ la sua solita ricerca del quarto d’ora di celebrità. Il 12 marzo, inizierà il corso di sociologia tenuto all’università di Catanzaro da Francesco Caruso, uno dei volti più noti del movimento no global e parlamentare indipendente eletto con Rifondazione comunista. Il Coisp, simpatico sindacatino di Polizia balzato agli onori delle cronache per la simpatia espressa a chi uccise Federico Aldrovandi più o meno sotto le finestre dell’ufficio della mamma di Aldro, avrebbe in mente di occupare l’università. Il simpatico giornale (post)fascista, Il Secolo d’Italia, dà parecchio spazio a Franco Maccari, capo del Coisp molto preoccupato dal futuro dei ggiovani che finiranno nelle grinfie del prof senza sapere i suoi trascorsi da “rivoluzionario”. «Giovedì salirà in cattedra per la sua prima lezione e noi non possiamo fargli mancare il nostro benvenuto, ricordandogli con quanta forza speriamo che tenga a mente la necessità di trasmettere il senso del rispetto dei principi di ordine e legalità, vero fondamento della società civile». ansa002d0d41cxw200h287c00

Per gli scontri di piazza del 17 marzo del 2001, ricorda il giornale (che fu di autentici difensori della democrazia come Almirante, Saccucci, Gasparri, La Russa, Romualdi, Meloni, Junio Valerio Borghese ecc…) è ancora in corso il procedimento penale. Per i colleghi del “legalista” Maccari, invece, quel processo s’è concluso in primo grado con la condanna di svariati agenti e due funzionari per un bel mucchietto di reati: sequestro di persona, violenza privata, lesioni, abuso d’ufficio e falso. Per la procura di Napoli, gli 85 manifestanti che furono portati alla ‘Raniero’ furono picchiati e ‘tenuti segregati’. Quando nel 2001 gli agenti della Squadra mobile si presentarono dai colleghi per notificare loro le ordinanze di custodia cautelare, i poliziotti presenti in questura attuarono una simpatica catena umana intorno l’edificio di via Medina, per impedire gli arresti. Tutti simpatici episodi di rispetto della legge da parte di settori consistenti delle nostre forze dell’ordine che il fogliaccio (post)fascistoide si dimentica di rammentare ai suoi lettori. Tra le omissioni dell’organo di “informazione” anche la storia del teorema contro il Sud ribelle: una ventina di esponenti no global accusati di eversione dell’ordinamento economico (un reato da decenni di gattabuia) sulla base di un dossier evidentemente farlocco confezionato dai Ros (il simpatico club guidato allora dal generale Ganzer condannato a 4 anni e 11 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 31 mila euro per irregolarità nelle operazioni antidroga sotto copertura, condotte tra il 1991 e il 1997. In primo grado l’ufficiale, adesso in pensione, era stato condannato a 14 anni). Tutti simpatici crimini che al congresso del Sap, simpatico sindacatone di poliziotti, si spellerebbero le mani per applaudire. Per la cronaca il teorema era una bufala, tutti assolti in tre gradi di giudizio. Mo’ vallo a spiega’ al Coisp. So’ intelligenti ma non s’impegnano. E magari ci scappa una delle loro querele anche per quest’articolo.

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