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Mors mediterranea

Carlotta Sami (Unhcr): “Questi morti non costituiranno mai un deterrente…scappano da guerra e terrore. Subito interventi europei straordinari per una tragedia epocale”

di Mirna Cortese

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Se il bilancio sarà confermata quella che si è consumata questa notte, nel Mar Mediterraneo, sarà la più grave tragedia dell’immigrazione dal dopoguerra. 700 morti, una cinquantina i migranti tratti in salvo dalla Guardia costiere e dalla Guardia di Finanza italiane. Le operazioni di salvataggio sono in corso e, mentre scriviamo, le agenzie informano che il numero delle vittime potrebbe anche essere più grave.

Il peschereccio su cui viaggiavano i migranti partiti dall’Egitto si è capovolto nel Canale di Sicilia, a 60 miglia nord della costa libica e a 120 sud di Lampedusa, probabilmente per lo spostamento repentino dei migranti su un lato dell’imbarcazione, quello dove stavano arrivando i primi soccorsi da parte di un mercantile battente bandiera portoghese che per primo aveva lanciato l’allarme.

In soli tre mesi, dall’inizio di quest’anno, sono oltre 1500 le persone morte nel tentativo di raggiungere l’Europa. L’anno scorso erano state 50 e, per quanto criticabile, l’operazione italiana Mare Nostrum, annullata per carenza di fondi, era riuscita a salvare molte vite umane proprio perché si basava soprattutto sul salvataggio, a differenza dell’attuale operazione internazionale Frontex, principalmente impegnata nel monitoraggio delle frontiere europee e che non prevede interventi di soccorsi in acque internazionali.

Carlotta SamiMorti annunciate, morti deliberate da una comunità internazionale e da un’Unione Europea sorda e cieca. “C’è bisogno di un intervento internazionale immediato” dichiara la portavoce UNHCR Carlotta Sami (nella foto) , precisando per chi vuol capire che “tutti questi morti non costituiranno mai un deterrente. Le persone sui barconi, in maggior parte, scappano dalla guerra, scappano dal terrore e dalle bombe. E l’unica alternativa che hanno per arrivare in Europa è questa”.

Ed ha qualcosa da dire anche a coloro che pensano di risolvere il problema puntando il dito solo sui trafficanti che, per Sami, “non sono l’immediata causa, sono uno degli effetti del fatto che non c’è un modo legale in questo momento per i rifugiati di arrivare in Europa. Ci sono famiglie divise il cui padre si trova in Germania e la madre incinta con dei figli che si trovano sulle rive della Libia, o della Turchia, e viaggiano da un paese all’altra in una odissea senza fine…, persone che non hanno altro mezzo che affidarsi ai trafficanti”.

Sami non ha dubbi sul fatto che stiamo attraversando un momento epocale estremamente grave perché “dalla Seconda guerra mondiale non abbiamo mai avuto così tante persone nel mondo in fuga dalle guerre. E’ necessaria una operazione straordinaria, una strategia straordinaria che metta in prima fila l’Europa nel trovare soluzioni.”

In tal senso da diversi mesi UNHRC ha messo a disposizione dell’Europa alcune proposte, inviate anche Avramopoulus e Mogherini. Proposte che si incardinano su due punti essenziali: al primo punto c’è operazione credibile di salvataggio europeo nel Mar Mediterraneo – perché il problema non è solo tra Libia e Italia ma c’è lo stesso problema anche tra Turchia e Grecia dove stanno morendo decine di migranti, tutti rifugiati siriani; l’altro punto prevede l’apertura di canali legali per i rifugiati. Per Sami si sta parlando di persone che hanno tutte i requisiti per il diritto all’asilo in Europa, il loro, in Italia, è solo un passaggio verso Germania, Svezia, Norvegia. Per questo l’Europa “deve” trovare una strategia comune e “il fatto di non riuscire o volere trovare una strategia non è solo drammaticamente negativo – secondo Carlotta Sami – ma anche miope perché non trova una soluzione a problemi che, prima o poi, con un effetto domino, si riverseranno su tutti i paesi europei.

Purtroppo però, in questa ore sono in tanti, Salvini in testa, che invece di indicare meccanismi per aumentare la protezione e l’accoglienza parlano di “blocchi navali, effetto trainante, campi in Libia, interdizione in mare”, tutti elementi che non possono certo contribuire a un dibattito civile. E intanto i migranti continuano a morire di Mare Nostrum.

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