domenica 18 novembre 2018

Expo dei Popoli: un’altra expo è possibile?

Expo dei Popoli: un’altra expo è possibile?

Expo dei Popoli: la risposta di ONG e movimenti contadini per nutrire il pianeta in modo sostenibile

[di Sergio BRAGA]

Expo dei popoli, un'iniziativa che raccoglie 50 ONG e associazioni della società civile italiane insieme a reti e movimenti contadini di tutto il mondo per affiancare le voci dei popoli a quelle dei governi e delle imprese transnazionali verso l'obbiettivo di uno sviluppo equo e sostenibile
Expo dei popoli è un’iniziativa che raccoglie 50 ONG e associazioni della società civile italiane insieme a reti e movimenti contadini di tutto il mondo per affiancare le voci dei popoli a quelle dei governi e delle imprese transnazionali verso l’obbiettivo di uno sviluppo equo e sostenibile

Expo 2015: a ragion veduta, come è possibile non parlarne male? Eppure c’è chi è convinto di poter trasformare, dialetticamente, il disastro sociale, culturale, economico, politico e morale rappresentato dall’evento di Milano – una sorta di metafora in cemento, acciaio e marketing dell’Italia di oggi – in un’opportunità di cambiamento per la giustizia sociale a livello globale. Si tratta delle 50 ONG e associazioni della società civile italiane che, insieme a reti e movimenti contadini in tutto il mondo, promuovono ed animano l’Expo dei Popoli. Un’iniziativa che nasce come parallela e concorrente all’Expo ufficiale e che, a partire proprio dal suo tema – “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” – e nell’anno in cui le Nazioni Unite definiscono i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ed il nuovo Accordo Globale contro il Cambiamento Climatico, vuole affiancare la voce dei popoli, delle masse senza terra, a quella dei governi e delle “imprese transnazionali”, leggasi le multinazionali che di fatto controllano la produzione agricola ed alimentare. A partire dai “problemi globali di accesso al cibo e alle risorse naturali“, Expo dei Popoli vuole offrire visioni e soluzioni alternative che mettano al “centro dell’agenda politica il rispetto dei diritti umani e il rispetto dei limiti del pianeta” con l’intento di “riuscire a influenzare le scelte di chi governa, per combattere l’iniquità e trasformare i sistemi agroalimentari globali da fonte di profitto per pochi a fonte primaria di diritti per tutti“.

Appuntamento a Milano dal 3 al 5 giugno con il Forum internazionale

Partita con eventi nazionali, a Genova a marzo e a Napoli in aprile, accompagnati da un ricco corollario di iniziative locali, il 3 ed il 5 giugno, Expo dei Popoli sbarca a Milano, alla Fabbrica del Vapore, con un Forum internazionale cui parteciperanno oltre 150 delegati in rappresentanza di movimenti contadini e reti della società civile provenienti da tutto il mondo ed attivi nei settori della cooperazione allo sviluppo, della giustizia ambientale, dei diritti umani, della produzione biologica e del consumo critico, tra cui: la Rete delle Comunità del Cibo di Terra Madre, Global Call to Action Against Poverty (GCAP), La Via Campesina, IPC – International Planning Commitee on Food Sov, Nyeleni Europe, World Fair Trade Organization, Urgenci (the international network of community supported agriculture), RIPESS – Reseau Intercontinental de Promotion de l’Economie Sociale Solidaire, Climate Action Network, La Red Vida – Vigilancia Interamericana para la Defensa y Derecho al Agua.

Spazio alle storie, alle idee e alle opinioni di chi è escluso dalla narrazione mainstream di Expo 2015

“L’Expo dei Popoli – spiega Giosuè De Salvo, coordinatore di ManiTese e portavoce del Comitato per l’Expo dei Popoli – darà voce soprattutto ai rappresentanti dell’agricoltura a conduzione familiare e di piccola scala, esclusi dall’Expo ufficiale nonostante producano il 70% degli alimenti consumati a livello globale e siano oggi giorno i principali investitori in agricoltura. Al forum, infatti, parteciperanno i più importanti movimenti contadini di tutto il mondo”
In linea con il manifesto dell’Expo dei Popoli il forum dibatterà di temi di grande attualità come la promozione e sostegno dell’agroecologia, la tutela della biodiversità, la transizione verso una economia senza petrolio, l’economia solidale e finanza accessibile. Ciò che è più importante, però, e che lo si farà partendo dal punto di vista dei popoli più “indifesi” del pianeta, come gli impatti degli accordi di libero scambio, incluso il TTIP, la speculazione finanziaria e il land grabbing, ovvero il fenomeno dell’accaparramento di terre ad opera di imprese transnazionali, governi stranieri e fondi di investimento che sta danneggiando l’economia contadina soprattutto nel Sud del mondo ed in Europa.

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