venerdì 21 settembre 2018

Sfrattati. “Negli sfratti non sono riuscito ad abituarmi alle facce disperate dei padri che mi chiedono un rinvio”

Sfrattati. “Negli sfratti non sono riuscito ad abituarmi alle facce disperate dei padri che mi chiedono un rinvio”

Sfrattati, di Giuseppe Marotta (Corbaccio). Il libro sul mestiere dell’ufficiale giudiziario. Mediare per conciliare esigenze di inquilini e proprietari

di Isabella Borghese

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Una storia particolare quella di Giuseppe Marotta, personalità romantica, con il grande sogno di diventare uno scrittore. Nella vita di oggi è un ufficiale giudiziario, mestiere di certo mal visto e mal giudicato dai più. Eppure Sfrattati, il suo secondo romanzo, racconta con profonda umanità la storia, le complicazioni e il lato più crudele del mestiere. E lo fa con grande tatto, lucidità, crudeltà, tristezza, talvolta con dell’ironia sottile.

E con questa miscela permette a chi legge il libro di non trascurare la parte più umana e difficile di chi, mentre deve eseguire al meglio il proprio mestiere, lo compie mettendosi in gioco, entrando in punta di piedi nelle case, come nella vita di donne e uomini, sapendo bene che, prima di tutto, ha a che fare con le persone, spesso con famiglie, nuclei o mononuclei che, uscendo da una casa, il più delle volte, non hanno un nuovo tetto dove proteggersi e vivere al sicuro. Una fotografia dell’Italia, con la totale assenza, oggi, di welfare.

La difficoltà del “mediare” per un ufficiale giudiziario?

Occorre conciliare due esigenze: quella dell’inquilino che spesso non sa dove andare e quella del proprietario che non riceve l’affitto da un secolo. Il primo implora un rinvio, il secondo ti scongiura affinché non vengano concesse altre proroghe. Sai che il proprietario ha già acconsentito a tanti rinvii dello sfratto, non si è mai lamentato quando hai proposto l’ennesima proroga, nonostante abbia tasse da pagare, o peggio ancora, una rata del mutuo su un immobile da cui non percepisce un centesimo di affitto, per cui convincerlo ad aspettare ancora un po’, dopo un anno e passa che attende la liberazione del suo immobile, a volte è un’impresa titanica. Allo stesso modo è dura spiegare all’inquilino moroso che non sa dove andare, che non ha ricevuto alcun aiuto dai servizi sociali, alle prese con casi ancora più disperati del suo, che purtroppo è giunto al capolinea e deve scendere. È dura anche perché si discute di un elemento, la casa, che incide profondamente sulla qualità della vita di una persona, forse è il fattore che incide di più: “Sancire accordi è un lavoro da cani” dico a un certo punto nel libro, e ogni volta, ti assicuro, non è mai piacevole trovarsi in questa situazione.

 

Quali sono i momenti peggiori del tuo lavoro, a livello umano e pratico?

Oltre ad eseguire sfratti, l’ufficiale giudiziario effettua anche pignoramenti di beni: e posso dire che presentarsi a casa di un debitore per eseguire un pignoramento, ad esempio del tavolo, del televisore o del divano, oppure aprire gli armadi, rovistare nei cassetti alla ricerca di denaro o beni preziosi è sempre un’azione forte, “violenta” sotto certi aspetti, nel senso che percepisci che è un’azione invasiva, che viola l’intimità di una casa, di una persona, seppure debitrice. In questi casi vi è poi l’aggravante che spesso non sai, fino a quando il debitore non apre la porta, con chi avrai a che fare, che reazione avrà il debitore nel momento in cui comprende chi sei e il motivo della tua visita. C’è chi si oppone e non vuole farti entrare in casa; oppure ti lascia entrare, ti chiude la porta alle spalle e inizia a minacciarti. E sotto questo aspetto il pignoramento è peggiore dello sfratto. Con lo sfratto hai la possibilità di instaurare un colloquio con l’inquilino moroso, puoi intraprendere un percorso insieme affinché comprenda che purtroppo deve lasciare l’immobile prima o poi, e spesso riesci a concludere la vertenza senza troppe difficoltà. Con il pignoramento invece vi è l’effetto sorpresa: il debitore non sa che quel giorno busserai alla sua porta e tu non sai chi avrai di fronte, se un delinquente incallito o un povero cristo che ti lascia entrare in casa senza troppe storie e ti lascia fare il lavoro fino in fondo. Se trovi dei personaggi ostici, che si oppongono, allora devi convincerli a farti entrare in casa, altrimenti devi chiamare i carabinieri: e se la pattuglia è impegnata altrove, come spesso accade, ti tocca aspettare anche un’ora prima del suo arrivo: un’ora davanti all’appartamento di un debitore. Ecco, questo è uno dei momenti peggiori. Negli sfratti invece non sono ancora riuscito ad abituarmi alle facce disperate dei padri che si siedono davanti alla mia scrivania, qualche giorno prima dello sfratto, e mi chiedono un rinvio perché hanno perso il lavoro, non sanno dove andare e hanno figli piccoli. Non so, questa figura paterna che umiliandosi implora l’ennesimo rinvio, questa scena così pietosa, ogni volta, mi deprime, nel senso letterale del termine. Percepisco tutta l’ingiustizia sociale che essa racchiude.

Cambieresti qualche aspetto del tuo mestiere. Se sì, quale e come?

I nostri uffici sono ancora poco informatizzati, io stesso non ho un computer, non posso inviare notifiche telematiche, non posso eseguire ricerche anagrafiche, né ricerche patrimoniali per scovare il patrimonio dei debitori furbi, quelli che per mestiere sono abituati a non pagare i debiti o l’affitto; ecco, questo aspetto si riallaccia un po’ anche alla domanda precedente: è un momento peggiore quando scopri che hai di fronte un furbo matricolato, che ha saputo occultare a dovere i propri beni intestando tutto alla moglie o a un amico compiacente e così non puoi pignorargli alcunché perché risulta proprietario di nulla, non ha immobili, né automobili, né conti correnti, però gira in mercedes tutto abbronzato. Ecco, avere la possibilità di scoprire il tenore di vita reale dei debitori, o degli inquilini morosi aiuterebbe molto anche a verificare se, non aver pagato l’affitto, è stata una scelta voluta o inevitabile, e ciò sarebbe molto utile per aiutare esclusivamente chi ha davvero bisogno di una casa e non può pagare il canone d’affitto, e stanare invece coloro che approfittano delle maglie larghe delle leggi e delle lungaggini processuali, per non pagare i propri debiti.

 

Perché è importante per te un libro come Sfrattati?

Spero che sia un libro che accenda i riflettori sul problema degli sfratti, e faccia sì che il diritto alla casa non resti solo uno slogan suggestivo o propagandistico, bensì un obiettivo da perseguire seriamente. Sfrattati racconta il dietro le quinte degli sfratti e della professione dell’ufficiale giudiziario, racconta chi sono le persone che non pagano l’affitto, chi sono i proprietari, e come la crisi ha un po’ scombinato le carte sul tavolo: come ho detto altre volte, è cambiata, negli ultimi anni, la tipologia dello sfrattato e del debitore in genere, oggi sono sempre più gli “incensurati” che, avendo perso il posto di lavoro, si ritrovano l’ufficiale giudiziario davanti alla porta, prima erano molto di più i “recidivi”, gente magari abituata a non pagare e a non vergognarsi per questo. “Sfrattati” racconta le loro storie, quelle che ho raccolto in questi ultimi anni di crisi. All’inizio mi sembrava strano che la gente volesse raccontarmi il loro vissuto, cosa era accaduto nella loro vita, perché si erano ritrovati a non poter più pagare l’affitto, poi dopo un po’ ho capito: era la disperazione, perché quando si cade in disgrazia non essere ascoltati è terribile.

 

Hai famiglie e persone che ti stanno scrivendo/criticando

No, devo dire che dopo l’uscita del libro nessuno mi ha scritto, né criticato. Ci sono stati commenti aspri sulla professione dell’ufficiale giudiziario dopo l’uscita del video sul sito del Fatto Quotidiano: molti commenti intrisi di luoghi comuni, ad esempio alcuni si chiedevano: “come si fa a fare un lavoro del genere, l’ufficiale giudiziario? Io non lo farei mai…”. E spero che leggendo Sfrattati si comprenda che anche una professione come la mia, malvista, temuta, e spesso, dagli altri, disprezzata possa essere svolta utilizzando il potere che la legge gli riserva come “officium” e non come “imperium”. Ossia una professione che rende, come in effetti rende, un servizio insostituibile alla collettività: ripristinare un diritto leso, quello del proprietario tutelando nello stesso tempo l’inquilino, affinché non subisca più di quanto già la sua condizione di sfrattato gli farà subire.

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