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Perù: Esercito contro le proteste a Islay

Humana affida all’esercito il controllo delle manifestazioni contro il progetto minerario Tia Maria, sottoscritto con la Southern Copper

di Mirna Cortese

01 Peru fuori tia maria

In Perù sono in corso, e si protrarranno fino a domani, le manifestazioni contro il progetto minerario “Tia Maria”, della company messico-nordamericana Southern Copper, che può portare gravi conseguenze ambientali nella provincia di Islay. Alla protesta locate si sono unite le organizzioni civili e sociali di otto regioni peruviane Arequipa, Apurimac, Ayacucho, Cajamarca, Cusco, Moquegua, Puno e Tacna.

Humala mobilita le Forze Armate

Non è la prima protesta e in passato si sono registrati violenti scontri con una brutale repressione poliziesca e numerose denunci di abusi da parte delle forze dell’ordine. Le ultime manifestazioni di quest’anno hanno portato alla morte di due agricoltori e un poliziotto. Da qui la decisione del presidente della repubblica, Ollanta Humala, ex militare fondatore del Partito nazionale peruviano, di autorizzare l’intervento delle Forze armate al fine di “assicurare il controllo e il mantenimento dell’ordine interno e evitare atti di violenza”.

Un progetto controverso

Il progetto Tia Maria prevede lo sfruttamento a cielo aperto delle miniere di rame situate nella provincia di Islay, nel distretto di Arequipa. Appartiene alla corporazione messico-nordamericana Southern Copper (SCC) che ha previsto di ricavare dallo sfruttamento delle miniere circa 10mila tonnellate di rame al giorno, utilizzando risorse idriche sotterranee che poi finiscono nel fiume Tambò. Il progetto richiede un investimento di 1 milione e 300 mila dollari e, dagli accordi sottoscritti con il governo peruviano, dovrebbe durare 18 anni.

Il perché delle proteste

Fin da quanto il governo ha sottoscritto l’accordo con SCC, per lo sfruttamento dei giacimenti di rame, nel 2009, le organizzazioni contadine locali e la popolazione di Islay hanno iniziato a protestare contro il progetto Tia Maria. Nel corso degli anni anche organizzazioni popolari dei distretti circostanti si sono unite alla protesta.
La preoccupazione principale nasce dal fatto che questo progetto potrebbe contaminare l’acqua che viene utilizzata per le irrigazioni agricole, mettendo a rischio le coltivazioni di riso, canna da zucchero e paprika nella valle del fiume Tambo.
E’ indubbio che il rilascio di sostanze chimiche come cianuro, ossido di azoto e biossido di zolfo necessari all’estrazione mineraria, provocherà gravi conseguenze sull’ambiente della regione.
Ciononostante la risposta del presidente Humala è stata che “Non si può fermare ciò che è iniziato. Lo Stato non può rischiare di esporsi ad azioni legali da parte della SCC che avranno effetti pesanti sull’economia del Perù”.

Dal 2009 gli agricoltori peruviani hanno così iniziato a protestare con scioperi e proteste, ai quali la polizia ha risposto con azioni repressive causando la morte di complessive 15 persone e centinaia di feriti tra i manifestanti.

Nel 2014 è stato organizzato un sciopero di 48 ore contro l’approvazione di una valutazione di impatto ambientale troppo favorevole alla SCC. Dall’inizio di quest’anno ci sono state nuove manifestazioni in una delle quali la polizia ha ucciso altri due agricoltori.

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