lunedì 21 Settembre 2020

Amarene amare alla Fabbri

Amarene amare alla Fabbri

I sindacati denunciano: “offerti 3000 euro a ciascun lavoratore per togliere di mezzo le organizzazioni sindacali dalla trattativa”

di Marco Vulcano

Fabbri Amarene-2Lo sciroppo di amarene Fabbri costa troppo? Forse la soluzione c’è. Basterebbe evitare di spendere soldi per convincere i lavoratori ad escludere le organizzazioni sindacali dalla trattativa per il rinnovo del contratto integrativo. Ne guadagnerebbero sia le economie aziendali che la democrazia interna. Eppure, per quanto sembri più facile a farsi che a dirsi, così non è.

Un comunicato congiunto della Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil denuncia che la dirigenza aziendale della Fabbri, la storica azienda produttrice delle celebri amarene sciroppate, ad Anzola nell’Emilia, sia arrivata a offrire fino a 3000 euro come “premio” per ciascun lavoratore che accetti di discutere del contratto integrativo direttamente con l’azienda, eliminando dal tavolo della trattativa i sindacati. Un’idea attuale e di moda, in piena sintonia con il Governo Renzi e il suo dichiarato intento di eliminare i corpi intermedi dalla democrazia italiana. Ma i lavoratori sono di tutt’altro avviso.

Le novità, nel caso della Fabbri, sono infatti due. La prima è che anche Cisl e Uil, sindacati che nella Fiat di Marchionne hanno accettato di buon grado l’eliminazione della Fiom dai tavoli delle trattative, stavolta denunciano il misfatto. La seconda è che i lavoratori, nonostante la crisi e la cinghia stretta, hanno rispedito l’offerta al mittente, giudicandola un’autentica proposta indecente. E per ribadire il concetto hanno anche indetto uno sciopero.

L’azienda, per parte sua, smentisce categoricamente l’esistenza di una tale proposta, ma il livello dello scontro è alto e i 140 dipendenti hanno chiesto e ottenuto un incontro con il sindaco di Anzola, Giampero Veronesi, per impegnare il Comune con un atto di indirizzo in solidarietà con la loro lotta.

Alla Fabbri, la vertenza sul rinnovo dell’integrativo aziendale si è aperta all’incirca due anni fa e ancora oggi è una trattativa morta, bloccata e senza un esito.

Le organizzazioni sindacali denunciano che l’azienda vorrebbe decidere la composizione della delegazione trattante, ma i lavoratori non hanno intenzione di far decidere a qualcun altro chi deve rappresentarli, meno che mai alla controparte. Così l’azienda ha deciso di interrompere ogni discussione, sostenendo che non si possa proseguire la trattativa poiché è in corso quella per il rinnovo del contratto nazionale. Una motivazione debole, che confonde l’integrativo aziendale con il contratto collettivo nazionale e, di fatto, produce l’inasprimento del conflitto, con la tensione che non accenna a diminuire.

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