domenica 17 Novembre 2019

Roma, Marino come Alemanno. Bocciate le delibere popolari

Roma, Marino come Alemanno. Bocciate le delibere popolari

Destra e Pd uniti nella lotta ai beni comuni. Bocciate dall’Aula Giulio Cesare le delibere di iniziativa popolare su acqua, scuola, finanza. Martedì sarà bocciata quella sul patrimonio immobiliare

di Giulio AF Buratti

DELIBERIAMO-ROMA-CONSEGNA

Non ci sono differenze tra il Pd capitolino e le destre di Alemanno, Gramazio, Marchini e Salvini de noantri. Su scuola, acqua pubblica e patto di stabilità Marino e i suoi oppositori non hanno dissidi di sorta. Il Consiglio Comunale di Roma, con una discussione liquidatoria, ha bocciato – dopo averne più volte rimandato la discussione – le delibere di iniziativa popolare per la scuola e l’acqua pubblica e contro il patto di stabilità. Ne dà notizia – sulle agenzie non ne abbiamo trovato traccia – il comitato che cura la campagna Deliberiamo Roma, l’ampia coalizione sociale di cui fanno parte il Coordinamento Romano Acqua Pubblica, la rete Patrimonio Comune, il Comitato art. 33 e Forum per una nuova finanza pubblica e sociale, che proprio un anno fa aveva consegnato 32mila firme raccolte in calce a quelle delibere.

«Con il voto di oggi il Pd capitolino ha calato la maschera, e con un’inedita ma salda alleanza con il centrodestra ha scelto di stare dalla parte dei poteri forti, il cui unico faro è la privatizzazione di tutti servizi pubblici secondo la massima “privatizzare i profitti, socializzare le perdite”», commenta il comitato spiegando che sulla scuola d’infanzia pubblica il consiglio ha scelto di mantenere il finanziamento di 9 milioni di euro attraverso gli sgravi fiscali alle scuole private invece di destinare finanziamenti per aprire nuove scuole pubbliche e rispondere così alla domanda dei quasi 4000 bambini esclusi, come chiedono i cittadini. L’Assemblea capitolina ha scelto di procedere nella direzione della privatizzazione di ACEA invece di ripubblicizzare l’acqua come prescritto dal referendum nazionale e come continuano a chiedere i cittadini. Infine ha scelto di continuare a pagare esorbitanti interessi a Cassa Depositi e Prestiti e di tagliare servizi e stipendi, come richiesto dal Governo, invece di ricontrattare il debito e contestare il patto di stabilità.

Martedì pomeriggio ci sarà la discussione e il voto sulla proposta di destinare ad uso sociale il patrimonio immobiliare invece di metterlo in vendita. «La fine è nota. Ma non quella della nostra battaglia».

Eppure a bloccare le delibere di inizativa popolare sull’acqua ci sono gli stessi politici che rivendicarono la vittoria referendaria del 2011 e quelli che l’anno appresso si opposero all’ulteriore privatizzazione di Acea, proprio facendosi scudo dell’esito referendario. Ma è il Pd formato opposizione. Una volta soffiato il posto ad Alemanno quel Pd vota insieme alla destra più becera contro la proposta di ripubblicizzazione dell’acqua di Roma. «Vota contro la volontà di un milione e mezzo di romani che disse sì all’acqua pubblica (più di quelli che hanno eletto l’attuale sindaco)», ricorda il Crap, comitato romano per l’acqua pubblica. «Un consiglio che dimostra di non volere voltare pagina, che non comprende come sia necessario cambiare radicalmente le regole per uscire dal pantano di Mafia capitale… o che forse non vuole uscirne! Non per questo li “lasceremo fare”: la battaglia per l’acqua ha gambe molto lunghe, e la resistenza contro Acea SpA e contro le sue speculazioni non si è mai fermata, e a maggior ragione non si fermerà adesso».

Il Pd romano, scosso dall’inchiesta Mafia Capitale, è troppo distratto dalla fase 2 da imprimere alla Giunta Marino che ha tagliato con la scure i servizi, i posti di lavoro e si vanta di aver imposto un piano di rientro da 160 milioni di euro. Orfini, commissario del partito in città, manda a dire a Renzi che «su Marino ha sbagliato, aiuti Roma». Il commissario dei dem a Roma si dice fiducioso sull’esito della relazione del prefetto Gabrielli, attesa per la prossima settimana, in cui ci sarà una fotografia del sistema immunitario del Campidoglio alle infiltrazioni criminali. Lo scioglimento per mafia sembra una strada inesplorabile per le sue consegurenze. Ma dal palco della Festa dell’Unità deve ammettere che «finora non siamo riusciti a pensare ad un idea di sviluppo di città». «Quello che dico a Renzi è ‘Noi faremo la nostra parte ma il presidente del Consiglio deve aiutare Roma. La Capitale ha bisogno che il governo la senta come priorità». «Se avremo vinto la partita dello scioglimento – annuncia Orfini – ci vedremo tutti, anche con il segretario del Pd, per capire come rilanciare l’azione amministrativa e, quindi, come fare ancora di più di quello che già stiamo facendo». E a chi gli chiede se ci sarà un rimpasto nella giunta del sindaco-chirurgo Ignazio Marino Orfini risponde: «Questo lo vedremo dopo. Dobbiamo decidere cosa serve a questa città. Se partiamo dal rimpasto…questi si sono sempre fatti e non hanno risolto nulla». Ma un cambio di passo quasi sicuramente avverrà con un rimpasto in giunta visto che l’assessore ai Trasporti Guido Improta tra pochi giorni darà il suo addio al Campidoglio. Ma di questo se ne parlerà solo dopo la relazione di Gabrielli.

In sintesi i contenuti delle delibere di iniziativa popolare

Patrimonio Comune

La delibera prevede, previa la sospensione di tutte le dismissioni patrimoniali in corso, la ricognizione del patrimonio immobiliare pubblico e privato abbandonato e l’avvio di processi partecipativi, che coinvolgano la cittadinanza, per determinarne l’utilizzo sociale per rispondere ai bisogni di casa, lavoro, servizi, socialità, cultura. Nel caso di proprietà pubbliche il comune procederà direttamente alla destinazione dei beni, o tramite assegnazione con bando pubblico e convenzione ad associazioni e comitati noprofit che realizzino i servizi previsti. Nel caso di proprietà private abbandonate potrà procedere, previa diffida, tramite esproprio per pubblica utilità o requisizione temporanea. Per sostenere i costi la delibera prevede la istituzione di una imposta di scopo sui grandi patrimoni immobiliari privati.

Scuola pubblica

La delibera impedisce per l’oggi e per il futuro la destinazione di fondi comunali ad istituzioni scolastiche private e prevede lo stanziamento di fondi di bilancio sufficienti per garantire a tutti i bambini e le bambine romane il diritto alla scuola dell’infanzia pubblica fino ad esaurimento della domanda, e la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati (mense, Aec ecc) con la garanzia del mantenimento dei posti di lavoro. La delibera prevede inoltre la costituzione di progetti e finanziamenti a favore delle famiglie meno abbienti e con difficoltà di integrazione scolastica.

Acqua pubblica

La delibera prevede la acquisizione da ACEA Spa, da parte di Roma Capitale, della proprietà di AceaATO2, società che gestisce il servizio idrico e la sua trasformazione in azienda speciale di diritto pubblico. Lo statuto della nuova azienda dovrà prevedere che essa operi esclusivamente per la fornitura del servizio idrico, la esclusione di fini di lucro e la partecipazione alla gestione dei cittadini e dei lavoratori.

Finanza Sociale

La delibera prevede che Roma Capitale chieda formalmente al Governo, facendosene portatrice in sede Anci, l’esclusione dal Patto di stabilità interno degli investimenti per i servizi pubblici essenziali e la ripubblicizzazione di Cassa Depositi e Prestiti, riconducendone la finalità alla erogazione di mutui agevolati agli Enti Locali. Inoltre la delibera prevede la rinegoziazione dei mutui in essere con la CDP.

 

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