martedì 10 20 Dicembre19

Krugman: “Hanno ucciso il progetto europeo”

Krugman: “Hanno ucciso il progetto europeo”

Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman condanna le richieste dell’Eurogruppo e il colpo inferto alla Grecia. “Nell’Eurozona i creditori possono distruggere la tua economia”

di Carlo Perigli

KrugmanLa lista delle richieste dell’Eurogruppo è pura follia“. Già ieri, ancor prima che l’accordo venisse raggiunto, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, attraverso il suo blog sul New York Times, criticava aspramente le condizioni poste in capo alla Grecia, volte più a punire Atene che a risollevarne l’economia.

Le richieste dell’Eurogruppo difatti, secondo l’economista, “vanno oltre la durezza, sfociando completamente in uno spirito di vendetta“, una punizione per quell’atteggiamento riottoso che la Grecia ha scelto di incarnare dopo cinque anni di “tranquilla” subalternità alle politiche scellerate di troika e Frau Merkel. Un’insubordinazione, per la quale ora secondo qualcuno Atene meriterebbe “la completa distruzione della sovranità nazionale, e nessuna speranza di sollievo. L’hasthag ‘ThisisaCoup‘ – questo è un colpo di Stato, da ieri sera trending topic sul social network – è corretto“.

D’altronde, come spiega Krugman, confermando un punto di vista già ampiamente condiviso, “è innegabile che imporre una rigida austerità senza una ristrutturazione del debito è una politica fallimentare, a prescindere da quanto il paese sia disposto ad accettarne le sofferenze. E in questo caso significa che anche una resa della Grecia rappresenterebbe un vicolo cieco“. Ma l’economia, secondo Krugman, in questo momento sta giocando un ruolo decisamente secondario; “in queste due settimane – scrive ancora sul suo blog – abbiamo imparato che essere un membro dell’Eurozona significa che i creditori possono distruggere la tua economia se esci dai ranghi“.

Il progetto europeo, del quale Krugman è sempre stato un noto sostenitore, con gli ultimi eventi ha subito “un colpo terribile, forse fatale. E qualsiasi cosa pensiate di Syriza o della Grecia – conclude l’economista nel suo post – non sono stati i greci a darlo“.

 

 

 

 

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