sabato 26 Settembre 2020

Varoufakis: “Le privatizzazioni sono una vendetta”

Varoufakis: “Le privatizzazioni sono una vendetta”

L’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis attacca il piano di privatizzazioni imposto alla Grecia, definendolo punitivo e pericoloso per l’economia

di Carlo Perigli

Yanis VaroufakisUna privatizzazione selvaggia, insensata e dannosa attende la Grecia, dopo la sconfitta rimediata al tavolo dei negoziati da parte dei creditori. Una sorta di punizione, che non ha tenuto conto delle alternative, la cui esistenza è stata peraltro continuamente negata dai media europei, della quale  Yanis Varoufakis ha parlato nel suo ultimo articolo, pubblicato ieri su Project Sindycate.

In particolare, l’attenzione dell’ex ministro delle Finanze si è concentrata sulla caratteristiche del fondo attraverso il quale i rimanenti asset pubblici verranno privatizzati. Una struttura che ricorda molto da vicino il Treuhand, “utilizzato dopo la caduta del muro di Berlino per privatizzare velocemente, al costo di notevoli perdite finanziarie e con effetti devastanti sull’occupazione, tutto ciò che rimaneva della Germania orientale”. Tuttavia, considerate le analogie in negativo, mentre l’istituzione del fondo nella DDR prevedeva una serie di “investimenti in infrastrutture e trasferimenti sociali su larga scala verso la popolazione della Germania orientale, i greci non riceveranno alcun tipo di beneficio“.

Un abominio, come lo definisce Varoufakis, che avrebbe potuto essere addirittura più dannoso se non ci fosse stato l’intervento del neo-ministro delle finanze Tsakalotos, che è riuscito a far stabilire il fondo ad Atene – invece che in Lussemburgo – e ad allungare i tempi di vendita da 3 a 30 anni, permettendo così alla Grecia “di continuare a tenere alcuni asset finchè il loro valore non tornerà ai livelli pre-recessione.

Deboli miglioramenti che, prosegue l’ex ministro, non sono assolutamente in grado di limitare i danni provocati da un piano particolarmente pericoloso per l’economia greca. Prima di tutto perchè il fondo “anche se domiciliato in Grecia, sarà comunque gestito unicamente dalla troika; secondo perchè i suoi proventi “serviranno a pagare che quello che ormai anche il Fmi ammette essere un debito insostenibile“; in ultimo, “perchè rovina una meravigliosa opportunità per creare investimenti locali in grado di aiutare a contrastare l’impatto recessivo del “punitivo consolidamento fiscale, anch’esso parte delle ‘condizioni’ risalenti all’incontro del 12 luglio”.

Una mossa studiata più che altro per punire la Grecia, accusata, tra l’altro, di non aver presentato proposte concrete, nonostante il piano di Varoufakis fosse sul tavolo già dal 19 giuno. È lo stesso ex ministro a spiegare nel corso dell’articolo che il 1 giugno aveva comunicato al governo tedesco e alla troika un piano alternativo, parte integrante del documento intitolato “Ending the Greek Crisis”, secondo la quale Atene proponeva di raggruppare gli asset pubblici all’interno di una holding, che sarebbe stata gestita come un’impresa privata sotto l’egida del Parlamento greco, con l’obiettivo di “massimizzare il valore e creare un flusso interno di investimenti.” Lo Stato greco sarebbe stato l’unico azionista, ma non avrebbe dato in garanzia le sue passività o il suo debito”.

La creazione della holding sarebbe stata accompagnata da un piano di investimenti dalla durata di “3-4 anni”, che avrebbe comportato “una spesa addizionale pari al 5% del Pil ogni anno, che con le attuali condizioni macroeconomiche avrebbe comportato un moltiplicatore di crescita positivo pari all’1,5%, il quale a sua volta avrebbe portato il Prodotto Interno ad un livello superiore al 5% per diversi anni. Con questo sistema, spiega Varoufakis, il governo greco sarebbe stato in grado di regolare la spesa “senza affossare ulteriormente l’economia sociale“.

In questa situazione, la holding sarebbe stata preso trasformata in una Banca per lo sviluppo, “in grado di ritagliarsi un ruolo per quanto riguarda gli investimenti privati in Grecia e di entrare in progetti collaborativi con la Banca Europea degli Investimenti”. La Banca avrebbe inoltre permesso al governo di decidere quali asset privatizzare e quali no, “garantendo allo stesso tempo un impatto notevole sulla riduzione del debito grazie alle privatizzazioni selezionate”.

Le proposte avanzate dalla delegazione greca, conclude Varoufakis, furono accolte da un “assordante silenzio“, mentre i media incessantemente ripetevano che la Grecia non aveva presentato alcuna proposta credibile. Pochi giorni dopo, “quando realizzarono che il governo greco era in procinto di capitolare di fronte alle richieste della troika, hanno ritenuto opportuno imporre alla Grecia il loro umiliante, privo di ingegno e nocivo modello Treuhand.

“Ad un momento cruciale della storia europea, la nostra alternativa innovativa è stata gettata nella pattumiera. Toccherà ad altri recuperarla”.

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