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Fidel chiede agli Usa i danni dell’embargo

In una lettera scritta il giorno del suo 89mo compleanno, a poche ore dalla riapertura dell’ambasciata Usa a L’avana, Fidel chiede agli Usa i danni causati dal bloqueo

di Marina Zenobio

Fidel Castro con Nelson Mandela in Sudafrica, settembre 1998 (archivio)
Fidel Castro con Nelson Mandela in Sudafrica, settembre 1998 (archivio)

Oggi a Cuba, dopo 54 anni, riapre l’ambasciata statunitense. Un evento storico che vedrà la visita sull’isola del Segretario di stato Usa John Kerry. Mentre il popolo cubano si interroga sul suo futuro, ieri, nel giorno del suo 89esimo compleanno, Fidel Castro, lider maximo della rivoluzione cubana, ha pubblicato sui giornali locali un articolo-lettera molto dura contro gli Stati Uniti a cui chiede i danni provocato all’isola e al suo popolo da oltre cinquant’anni di embargo commerciale, embargo comunque ancora attivo nonostante la riapertura delle rispettive ambasciata tra Washington e L’Avana.

Da Cuba Debate traduciamo e pubblichiamo il testo integrale di Fidel Castro

L’Avana, Cuba, 13 agosto 2015

La Realtà e i sogni

Scrivere è una forma di essere utile se considera che la nostra sofferente umanità deve essere più e meglio educata davanti all’incredibile ignoranza che ci coinvolge tutti, con eccezione degli scienziati che cercano nella scienza una risposta soddisfacente. E’ una parola che implica in pochi caratteri il suo contenuto infinito.

Tutti, in gioventù, abbiamo sentito parlare di Einstein, soprattutto dopo l’esplosione delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki che mise fine alla cruenta guerra scatenata tra Giappone e Stati Uniti. Quando quelle bombe furono lanciate, dopo la guerra provocata dall’attacco alla base statunitense di Pearl Harbor, l’impero giapponese era già stato vinto. Gli Stati Uniti, il paese il cui territorio e le cui industrie rimasero aliene alla guerra, diventò il paese più ricco e meglio amato della terra, di fronte ad un mondo in frantumi, pieno di morti, feriti e affamati.

L’Urss e la Cina insieme avevano perso più di 50 milioni di vite, sommate ad una enorme distruzione materiale. Quasi tutto l’oro del mondo finì nelle casse degli Stati Uniti.
Oggi si calcola che la totalità dell’oro, come riserva monetaria di questa nazione, superi alle 8.133,5 tonnellate. Ciò nonostante, facendo brandelli degli impegni presi a Bretton Woods, gli Stati Uniti dichiararono unilateralmente che non avrebbero onorato il dovere di sostenere l’oncia troy con il valore in oro della sua carta moneta.

Tale misura, decretata da Nixon, violava gli accordi sottoscritto con il presidente Franklin Delano Roosevelt. Secondo il parere di un elevato numero di esperti in materia, hanno così creato le basi di una crisi che, tra gli altri disastri, minaccia di colpire con forza l’economia di quel modello di paese. Intanto, a Cuba è dovuto l’indennizzo equivalente ai danni per milioni di dollari, come denunciato dal nostro paese con argomenti e dati inconfutabili in diversi interventi davanti le Nazioni Unite.

Come dichiarato in tutta chiarezza dal Partito e dal governo di Cuba, in segno di buona volontà e pace tra tutti i paesi di questo emisfero, e dell’insieme dei popoli che fanno parte della famiglia umana, e così contribuire a garantire la sopravvivenza della nostra specie nel modesto spazio che ci spetta nell’universo, non smetteremo mai di lottare per la pace e per il benessere di tutti gli esseri umani, a prescindere dal colore della pelle o del paese d’origine di ogni abitante del paese, così come per il pieno diritto di tutti ad avere o no una sua fede religiosa.

L’uguaglianza di tutti i cittadini rispetto a salute, educazione, lavoro, alimentazione, sicurezza, cultura, scienza e benessere, ossia gli stessi diritti che proclamammo quando iniziammo la nostra lotta, diritti derivati da nostri sogni di giustizia sociale e uguaglianza per gli abitanti del nostro mondo, è quello che auguro a tutti; a tutti quelli che vogliono mettere in comune, in tutto o i parte, le stesse idee, o idee molto superiori ma che vanno nella stessa direzione, io vi ringrazio, cari compatrioti.

firma-di-fidel-castro-ruz

 

 

 

 

 

 

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