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Renzi e Peña Nieto: la complicità italiana su Ayotzinapa

Un video che, dal Messico, ci chiedono di far circolare. Renzi che si spalma sul progetto politico di Peña Nieto, tacendo sulle violazioni dei diritti umani e sulla strage di Ayotzinapa

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Ecco un video che, dal Messico, ci chiedono di far circolare. Nella conferenza stampa del 15 giugno 2015 Matteo Renzi dichiara la sua totale condivisione del progetto politico di Enrique Peña Nieto, tace sulla violazione dei diritti umani in Messico, non nomina Ayotzinapa e i 43 desaparecidos, celebra gli accordi commerciali tra Italia e Messico in violazione della clausola democratica, si rende complice e sostenitore di crimini l’umanità.

Qualcuno dice che i due, Renzi e Peña Nieto , si somiglino parecchio. Come Renzi, il presidente messicano si presenta ai programmi di tv con giacche casual, pettinatissimo e ostentando un linguaggio leggero e alla mano, quasi sempre accompagnato dalla moglie, l’attrice da telenovelas Angélica Rivera con la quale vive nella “casa blanca”, lussuosa residenza privata della first lady che risultava intestata ad una impresa di costruzioni di Juan Armando Hinojosa, un imprenditore che Peña Nieto favorì più volte durante i suoi anni da governatore dello Stato del Messico.
Peña Nieto è visto come l’uomo del ricambio generazionale, le riforme istituzionali, la rinascita. Proprio come Renzi. Come l’Italia, a trainare l’economia è l’economia criminale, i narcos. Tra le riforme più attese l’apertura della vendita del greggio alle compagnie straniere. Il mercato petrolifero messicano era sotto controllo dello Stato dal 1938, anno in cui è stata nazionalizzata l’industria petrolifera. Il presidente non si è mai fermato davanti alle richieste di sindacati, imprenditori e politici.
Lo scorso 2 settembre ha tenuto al Palazzo nazionale di Città del Messico l’annuale “Informe”, il discorso sullo stato della nazione. Ha aperto il suo intervento ricordando il caso dei quarantatre studenti di Ayotzinapa (il 26 settembre è stato un anno dalla loro scomparsa) e l’evasione del narcotrafficante Joaquín “El Chapo” Guzmán. Peña Nieto era riuscito a vincere le presidenziali nel 2012 anche grazie alla promessa di una riduzione delle violenze legate alla guerra al narcotraffico, iniziata nel 2006 dal suo predecessore Felipe Calderón ma gli omicidi nei primi sette mesi del 2015 sono aumentati del 3% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Il suo gradimento è al 35%, venti punti percentuali in meno rispetto ad agosto 2014.

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