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Liberazione, liquidazione senza pensieri

Finale triste per una testata a suo modo gloriosa. Che subisce anche l’affronto della cancellazione del sito con la perdita dell’archivio 

di Fabio Sebastiani

liberazioneultimogiorno

Si sta ama­ra­mente con­clu­dendo la sto­ria di Libe­ra­zione attra­verso la liqui­da­zione della società edi­trice, la Mrc spa. Ciò com­porta il licen­zia­mento defi­ni­tivo di gior­na­li­sti e poli­gra­fici dopo quat­tro anni di cassa inte­gra­zione a cui non sem­bra pro­prio nes­suno avesse cre­duto real­mente. Si sono in realtà gio­cate par­tite estra­nee al patri­mo­nio di pro­fes­sio­na­lità e alle poten­zia­lità della testata. Que­sto ha fatto per­dere una occa­sione enorme.

Una vicenda tri­ste, tutto som­mato. Che, tra l’altro, ha anche regi­strato l’orrenda can­cel­la­zione del sito con la per­dita delle edi­zioni elet­tro­ni­che e la dis­si­pa­zione dell’archivio del car­ta­ceo. Una dam­na­tio memo­riae imme­ri­tata per­pe­trata immo­ti­va­ta­mente dalla pro­prietà. Dav­vero non si poteva ripen­sare un’altra mis­sion per una testata che comun­que ha tenuto botta per vent’anni? Dav­vero non si poteva aprire un dibat­tito ampio e dif­fuso su un “pro­getto infor­ma­zione” sem­pre più urgente e non solo per il Prc? Una gestione da sem­plici notai della vicenda si è rive­lata una scelta poli­tica nociva, soprat­tutto per il Prc e per i suoi mili­tanti, che dopo anni di cul­tura “dell’organo uffi­ciale” ora non rie­scono a calarsi nel ruolo di “lettore-autore-militante” den­tro una rete web oriz­zon­tale e sem­pre in evo­lu­zione. Ma que­sto sem­bra non inte­res­sare a un par­tito che ha scelto da tempo su que­sto di vivere sull’emergenza.

Al di là delle vicende pro­fes­sio­nali indi­vi­duali, dolo­rose come tante altre di que­sti tempi, la liqui­da­zione di Libe­ra­zione segna dav­vero una brutta pagina, per di più con­su­mata in com­pleto silen­zio. Nel corso della recente Con­fe­renza di orga­niz­za­zione del Prc è arri­vato un fle­bile segnale, imme­dia­ta­mente disperso. Non c’è mai stata una sede in cui si sia aperto un dibat­tito serio sul ruolo dell’informazione e della comu­ni­ca­zione. Il corpo del par­tito, pigra­mente, vivendo il tema come “cosa loro”, non ha mostrato, al di là di qual­che ecce­zione, alcun segnale di atten­zione. Risul­tato, da una fan­to­ma­tica sca­denza a un’altra, ora la pro­messa è che tra sei mesi…

Sem­bra più che altro un modo per cavar­sela, oggi. È troppo chie­dere una rifles­sione sul ruolo della rete e dei nuovi sce­nari media­tici? È così dif­fi­cile capire che c’è un qual­che tipo di rela­zione tra il con­cetto di rete web e il con­cetto di rete di mili­tanti e sim­pa­tiz­zanti? È vero, la rete web è un’organizzazione senza “orga­niz­za­zione”, ma que­sto è dav­vero così lon­tano dal nostro pas­sato o dal peri­me­tro delle “nuove pra­ti­che”? Dav­vero così lon­tano da noi? Un par­tito che si dice “rifon­da­iolo” avrebbe dovuto capire per tempo che su infor­ma­zione e comu­ni­ca­zione siamo ad un peri­co­loso punto di non ritorno. A sini­stra c’è ancora chi pensa che alla fine ciò che è cen­trale è “aprire un sito” e riem­pirlo di con­te­nuti senza poi pre­oc­cu­parsi di pro­muo­verlo nell’ambito “social”. Una buli­mia reda­zio­nale che cor­ri­sponde di fatto a un muti­smo di tipo nuovo, e incon­sa­pe­vole. I mili­tanti e i sim­pa­tiz­zanti del Prc non hanno dav­vero nulla da dire in pro­po­sito? Dav­vero basta loro, come recita il “paleo­li­tico” punto tre dell’ultima dire­zione nazio­nale, met­tere in comune gli indirizzari?

*ex gior­na­li­sta di Liberazione

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