In piazza in tutta Italia dopo le bombe di Ankara

In piazza in tutta Italia dopo le bombe di Ankara

Ecco i primi appuntamenti in tutta Italia dopo le bombe di Ankara, per denunciare le responsabilità del governo Erdogan, la complicità di Nato e Ue, in solidarietà con la comunità curda

di Giampaolo Martinotti

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Oggi a Roma, domani a Torino, Pisa, Milano (ieri già si è manifestato a Bologna): la Rete Kurdistan e la Comunità kurda organizzano presidi in tutta la penisola per chiedere la ripresa del processo di pace arrestato dal governo turco mesi fa. Intanto, migliaia di persone hanno manifestato ieri per le strade di Istanbul chiedendo a gran voce le dimissioni del presidente Erdogan dopo le bombe esplose ad Ankara nel bel mezzo della manifestazione per la pace organizzata dalla sinistra filo-kurda lo scorso sabato.

“A poco meno di un mese dalla elezioni politiche in Turchia che si svolgeranno il 1° Novembre, ieri mattina un attentato ha colpito la manifestazione per la pace organizzata ad Ankara da KESK, DISK, TMMOB, TTB e diverse sindecati , associazioni, organziazioni  e HDP ha artecipato. Una delle due esplosioni si è verificata durante il passaggio dell’HDP (Partito democratico dei popoli) e l’altra durante il passaggio dei manifestanti di Partizan-Kaldıraç – si legge nell’appello della comunità curda – Secondo l’unita di crisi dell’HDP il bilancio aggiornato delle vittime delle bombe è di 128 morti e 516 feriti. Una strage terribile che è solo l’ultimo episodio di una strategia della  violenza e della repressione che Erdogan sta portando avanti in Turchia: nel mese di Maggio durante la campagna elettorale sono stati lanciati 150 attacchi contro le sedi dell’HDP ; il 5 giugno a due giorni dalle elezioni due bombe sono esplose a Diyarbakir durante il comizio (5 morti oltre 400 feriti), l’attentato all’Amara Center di Suruc il 20 Luglio (33 morti), i bombardamenti contro il PKK ed il terrorismo di stato contro le città del Kurdistan turco da più di due mesi sottoposte a continui coprifuochi;attacchi, torture ed omicidi contro la popolazione (negli ultimi 78 giorni sono stati uccisi 113 civili). “Non sono le bombe, il vostro silenzio ci uccide” è la frase scritta su di un muro comparsa ad Ankara questa mattina”.

Un attentato odioso, orchestrato per colpire al cuore le svariate associazioni, sigle sindacali e organizzazioni, tra le quali il Partito democratico dei popoli (Hdp), che da tempo si battono per il riconoscimento dei diritti del popolo kurdo e per la fine dell’ennesimo conflitto avviato dalla Turchia nei confronti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) lo scorso luglio.

Fanno riflettere le analogie con le esplosioni del 5 giugno a Diyarbakir e del 20 luglio a Soruç, cittadina turca a soli dieci chilometri da Kobane nella quale persero la vita molti giovani appartenenti alle associazioni della gioventù socialista turca. Gli attivisti si erano ritrovati al centro culturale Amara con la prospettiva di costruire un museo della resi­stenza e una biblio­teca proprio nella città kurda da sempre in prima linea contro l’avanzata di Isis, mentre l’atteggiamento ambiguo del governo turco nei confronti del gruppo islamista non è un segreto.

Senza mezzi termini Salahettin Demirtas, segretario di Hdp, ha dichiarato che: «Il partito di Erdogan ha le mani sporche di sangue»; l’impressione infatti è che l’attentato di sabato faccia parte di una strategia della tensione tesa a favorire l’Akp del presidente,  in vista delle elezioni del primo novembre. Quello stesso presidente che ha fatto della repressione nei confronti del popolo kurdo una sua prerogativa.

Una piccola ma combattiva organizzazione italiana, come Sinistra Anticapitalista, spiega nel comunicato di sdegno per la strage e di solidarietà con le vittime che “l’attentato ha colpito soprattutto la parte di corteo che sfilava dietro gli striscioni dell’ HDP (Partito democratico dei popoli) ed è stato messo in atto all’indomani della proclamazione unilaterale della tregua da parte del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan). Le cariche della polizia e i lacrimogeni che hanno investito ciò che restava del corteo dopo le esplosioni hanno intralciato i soccorsi, aggravando ulteriormente il bilancio di morti e feriti. Tutto ciò dimostra la volontà del governo turco di accentuare la repressione. Erdogan e il suo governo vogliono tentare il tutto per tutto per conquistare la maggioranza assoluta nelle prossime elezioni. E per farlo non esitano a usare la violenza, il terrore contro il processo di pace, contro le forze progressiste e i kurdi”. Anche Sin.Ant. denuncia “il vergognoso sostegno che il governo italiano, l’Unione europea tutta e la NATO offrono al sanguinario regime di Erdogan”.

Anche i Giuristi Democratici, che parteciperanno ai presidi per chiedere l’apertura di un’inchiesta a livello internazionale, condannano la feroce strage di Ankara esprimendo “incondizionata solidarietà alle vittime dell’attentato, ai partiti ed organizzazioni sindacali e di massa turche e kurde, primo fra tutti l’HDP”. “In Italia – scrivono – conosciamo bene, per averla vissuta alcuni decenni fa, tale strategia di terrorismo di Stato a suon di bombe con l’obiettivo di impedire ogni cambiamento politico e sociale”.

 

Primi appuntamenti:

Lunedi  12 Ottobre ROMA ore 17 Piazza delle Repubblica

Martedì 13 Ottobre TORINO ore 17:30 – Stazione  Porta Nuova

Martedì 13 Ottobre PISA ore 17:30 – Piazza del Comune (Quando?)

Martedì 13 Ottobre MILANO  ore 19 dal Piazza XXIV Maggio presidio verso Piazza Duomo

Martedì 13 ottobre BRESCIA ore 18 Piazza della Loggia presidio davanti stele della strage

 

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