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Cop 21, l’aria che tira a Parigi

Sotto la Torre Eiffel tira una brutta aria tra ecoscettici ed ecoterroristi. Mazziati e fermati in galera, monsieur météo perde il posto

di Maurizio Zuccari

 

Philippe Verdier
Philippe Verdier

Tira una brutta aria a Parigi. Prima il vento che ha spazzato le piazze per riempire di mazziati & fermati le carceri, alla vigilia del summit mondiale sul clima. Poi il refolo che ha sbalzato Philippe Verdier dal meteo di France 2. Colpevole, a dire dell’entourage di Hollande, d’aver pubblicato Climat investigation, un libro non proprio in linea con l’Eliseo. Ma cosa ha scritto l’ex “monsieur météo” nelle 330 pagine che gli sono costate la poltrona di capo servizio? Che l’allarme sul riscaldamento globale è una bufala. Anzi, qualche grado in più fa bene alla salute, al turismo e pure allo champagne. Prosit.

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Sulla stessa linea antiallarmista Richard Lindzen del Mit, il Massachusetts institute of technology: «Le generazioni future si chiederanno, con perplesso stupore, come mai il mondo sviluppato degli inizi del XXI secolo è caduto in un panico isterico a causa di un aumento della temperatura media globale di pochi decimi di grado». Di tutt’altro avviso l’economista Paul Allan David, che da Oxford tuona: «È urgente agire sul surriscaldamento perché l’assenza di cibo e la siccità causati dai cambiamenti climatici possono portare a migrazioni bibliche e a forti tensioni geopolitiche». Se tra questi due estremi si muove il barometro accademico del global warming, una è la parola d’ordine alla Cop 21 (Conférence des parties) che entro l’11 dicembre dovrà trovare un accordo per i 195 paesi presenti, oltre l’Ue, sostitutivo della piattaforma di Kyoto dal 2020.

Hollande non ha dubbi: «All’ordine del giorno c’è il destino dell’umanità». Obama non è da meno: «La nostra generazione è probabilmente l’ultima che può salvare il pianeta». Cinesi e indiani – i più forti consumatori di carbone – chiedono ai paesi più ricchi di allargare i cordoni della borsa (100 miliardi di euro, da quella data) per rinunciare al combustibile fossile alla base del loro sviluppo. Ma anche i ricchi piangono, oltre agli sceicchi, visto che le riserve di petrolio scoppiano e le guerre costano. Secondo l’ultimo Living planet report del Wwf lo sviluppo per essere sostenibile dovrà oscillare tra lo 0,8% e i due gradi prodotti dalla Co2. Parametri, lamentano gli antiglobalisti scettici verso il terrorismo ambientale, che non sono altro che prove generali verso un governo mondiale dell’economia. Più esiziale di qualunque riscaldamento globale. A Parigi tira un’ariaccia.

www.mauriziozuccari.net

pubblicato online su Metro il 3/12/15

1 COMMENTO

  1. Il governo dell’economia è già mondiale, Jacques Attali stima che il numero di individui che decidono le sorti del pianeta si possono calcolare tra i 1.000 e i 10.000; l’espansione dell’economia globale ha minato l’ambiante creando un conflitto di interessi senza soluzione fra gli imperativi del mercato capitalistico da una parte con la sua crescita continua alla ricerca del profitto e le sue crisi costitutive e dall’altra l’esigenza per noi di ribaltare, ma per i moderati almeno frenare, l’impatto dell’ambiente con questo nefasto sistema. Il mondo è un tutt’uno e aveva ragione Marx a pensarlo cosi’, torniamo ai fondamentali e riusciremo a dare un senso a quello che accade.

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