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Battaglia sul Muos: il prefetto non lo fa accendere

Il prefetto di Caltanissetta rinvia la verificazione del MUOS perché non ci sono precauzioni a tutela della salute pubblica. Continua la lotta contro il mostro elettromagnetico degli Usa

di Alessio Di Florio

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E’ stata rinviata la verificazione del MUOS, prevista in questi giorni, perché non ci sono precauzioni a tutela della salute pubblica. La richiesta di rinvio è venuta dal Prefetto di Caltanissetta. Al termine di una riunione, a cui erano presenti anche l’Agenzia per la Tutela dell’Ambiente, i Vigili del Fuoco, il Comune di Niscemi e l’Azienda Sanitaria Provinciale “è emersa l’impossibilità da parte dell’Amministrazione locale e degli organi tecnici sopra richiamati di indicare alcuna precauzione da adottare” arrivando quindi a chiedere “di volere posticipare la data delle suddette operazioni al fine di garantire la tutela dell’incolumità e della salute pubblica”. Tutto nero su bianco. Senza possibilità di interpretazione o di equivoco. Sono frasi prese dalla richiesta del Prefetto, resa nota dal Coordinamento dei Comitati NO MUOS torna a criticare gli enti pubblici siciliani che –  afferma – non “sanno cosa fare per mitigare l’impatto dei test di soli 3 giorni e vorrebbero farci credere che possono gestire il Muos acceso ogni santissimo giorno”.

Le operazioni di verificazione, che prevedono l’accensione degli impianti alla massima potenza, sono state disposte dal Consiglio di Giustizia Amministrativa dove prosegue (nonostante l’avanzata dei lavori) la battaglia legale dei comitati e delle associazioni impegnate contro la costruzione del mega impianto MUOS. Nei giorni scorsi il Coordinamento dei Comitati No MUOS aveva pesantemente criticato quanto disposto dal CGA, definendo una farsa la verificazione disposta, lanciando anche una petizione. La verificazione era stata disposta per “rinnovare” quella già effettuata “dal Prof. D’Amore dell’Università La Sapienza di Roma che aveva evidenziato i gravissimi vizi delle autorizzazioni rilasciate per l’esecuzione del MUOS, che non garantivano né la salute dei cittadini né la salvaguardia dell’ambiente”. Nella petizione  è stato definito inaccettabile che il collegio incaricato alla verificazione sia composto da 3 Ministri della Repubblica (Ambiente, Salute e Infrastrutture e Trasporti) su un totale di 5 membri. Secondo gli attivisti la verificazione così disposta è inaccettabile per “l’assenza di terzietà e competenza tecnica dei Ministri (che sono organo politico e non tecnico del ministero, cui spetta di far rispettare l’indirizzo politico dell’esecutivo di cui fa parte il Ministero della Difesa, parte in causa)” e “per i quesiti sottoposti ai verificatori che tendono a realizzare una sanatoria delle autorizzazioni i cui vizi sono palesi e inoppugnabilmente accertati dal giudizio di primo grado. Basti pensare che lo studio sul quale si basavano le autorizzazioni non teneva conto delle emissioni delle preesistenti 46 antenne (già spesso superiori ai limiti di legge), sul presupposto erroneo ed immediatamente smentito che sarebbero state dismesse”.

La petizione del Coordinamento critica il CGA affermando che ha costretto i verificatori ad “una sorta di gara ad ostacoli che rende ancora più inattendibile (ove mai ce ne fosse bisogno) il risultato della verificazione stessa” dando seguito alle richieste del Ministero della Difesa “che sosteneva improbabili necessità di difesa della Scala di Milano e del Colosseo”. Gli attivisti contestano poi che “le misurazioni e le simulazioni saranno effettuate nelle condizioni di esercizio (presupposte in base alle dichiarazioni di parte dei tecnici del Ministero della Difesa) in violazione della regola che prevede che siano effettuate tenendo conto dei dati progettuali e nelle peggiori condizioni d’esercizio (tutti gli impianti funzionanti alla massima potenza)”, che i tecnici di parte hanno solo 4 giorni per le loro deduzioni e che i campi elettromagnetici saranno misurati dall’ARPA Sicilia, “che è parte in causa”.

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