La Consulta ha detto sì al referendum No Triv

La Consulta ha detto sì al referendum No Triv

Corte Costituzionale, ultimo sì al referendum No Triv. Nei territori si continua a lottare contro la devastazione e il saccheggio. Per esempio a Bagnoli 

da Chieti, Alessio Di Florio

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Il referendum No Triv si terrà. E’ notizia di questi minuti che la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il quesito sulla durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. Si andrà quindi a votare nei prossimi mesi. E’ questo l’ultimo atto di una mobilitazione avviata nel settembre scorso quando 10 Regioni – Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise-  depositarono in Cassazione 6 quesiti contro le trivellazioni che la Corte aveva dichiarato ammissibili lo scorso 26 novembre. La legge di stabilità, con l’emendamento noto per aver bloccato l’iter dell’autorizzazione per Ombrina Mare al largo dell’Abruzzo, aveva messo a rischio la possibilità di andare al voto potendo aver superato la formulazione referendaria. La Corte di Cassazione ha invece recentemente confermato uno dei sei quesiti, che oggi pomeriggio ha superato il vaglio della Corte Costituzionale. Polemiche ci sono state in Abruzzo nei giorni scorsi, dopo la decisione  della Giunta Regionale di sfilarsi dalla mobilitazione. Il Presidente D’Alfonso ha motivato la scelta affermando che, dopo l’emendamento alla legge di stabilità, è “cessata la materia del contendere”. Secondo la Giunta Regionale abruzzese “tali modifiche sono pienamente satisfattive rispetto alle domande referendarie poste” e hanno ottenuto “il medesimo effetto abrogativo che si sarebbe prodotto in via referendaria, con piena soddisfazione delle prerogative dell’Ente regionale promotore” con conseguente “caducazione di tutte le richieste referendarie a tal fine formulate”. Decisione contestata dal Coordinamento No Triv (primo proponente dei referendum poi accolti anche dalle Regioni) – che l’ha definita un “atto gravissimo ed irresponsabile” – e da Maurizio Acerbo della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista. Tra le questioni maggiormente attaccate quella che è stata la Giunta a decidere di sfilarsi mentre doveva essere, riportano i comunicati, il Consiglio Regionale che aveva deciso l’impegno referendario. Non sono state dello stesso avviso dell’Abruzzo le altre Regioni che continuano la mobilitazione, a partire dal governatore pugliese Michele Emiliano che ha rilasciato dichiarazioni durissime contro il governo dopo l’autorizzazione alla ricerca tramite air gun al largo delle isole Tremiti. Secondo Emiliano il provvedimento sarebbe “pieno di illegittimità” e il comportamento del governo non rispetta la “correttezza istituzionale” con i Consigli Regionali e i cittadini.

Ma non è questo l’unico fronte aperto contro le trivellazioni e, più in generale, contro lo Sblocca Italia. L’assemblea di Termoli di domenica scorsa ha rilanciato la “Campagna nazionale per i diritti sociale e dell’ambiente e contro devastazione e saccheggio dei territori” con varie proposte, tra cui un referendum “a trivelle zero”, che punta a modificare “l’art.4 della legge 9/1991” e su cui si potrebbe “andare a votare nel 2017, in una campagna referendaria “sociale” con altri temi come lavoro, scuola e beni comuni. Si rafforzerebbe così la campagna che in varie forme in questi anni sta cercando di far uscire il nostro paese dal devastante mondo degli idrocarburi” scrivono Coordinamento No Ombrina, Trivelle Zero Molise e Trivelle Zero Marche. L’assemblea ha reso pubblico anche la nascita di un sito web e di pagine face book e twitter “stop devastazioni”.

Lo Sblocca Italia stabilisce anche il commissariamento delle aree ex Italsider di Bagnoli, scelta contesta dai movimenti sociali e ambientalisti che denunciano l’intenzione del governo Renzi “mettere il destino di un’area di oltre 250 ettari in mano alla speculazione edilizia, agli interessi privati dei vari Caltagirone e Fintecna e alla trasformazione del principio chi inquina paga in chi inquina viene ripagato” in quanto “il commissariamento di Bagnoli voluto con lo SbloccaItalia dal Governo Renzi sospende l’autorità delle istituzioni locali e scavalca le proposte dei comitati territoriali, con l’obiettivo di curare interessi e profitti di gruppi imprenditoriali che hanno già devastato Bagnoli negli scorsi decenni”.

La settimana scorsa è stato anche occupato il rettorato dell’Università Federico II, per contestare la presenza del rettore (“presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e fratello del deputato PD Massimiliano Manfredi” sottolineano) alla “cabina di regia” per Bagnoli, accusando l’Università di “mettere le sue conoscenze e le sue strutture a disposizione del commissario Salvatore Nastasi: il baronato accademico trarrà profitti per migliaia di euro con le consulenze, e nel contempo potrà coprire gli interessi della speculazione, proprio come è già successo nella stagione dei commissariamenti per le discariche.
Ancora una volta i saperi vengono messi a disposizione dei grandi interessi economici, e non vengono utilizzati per rispondere ai bisogni reali di un quartiere e di una città che non ne possono più di speculazione, inquinamento e dittatura sui territori
”. Mentre invece accusano “l’Università non ha mai reso nota la sua opinione in merito alle proposte dei comitati ambientali: spiaggia pubblica, parco urbano, bonifica sotto controllo popolare”.

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