martedì 1 Dicembre 2020

Ustica, Difesa e Trasporti devono risarcire le vittime

Ustica, Difesa e Trasporti devono risarcire le vittime

Ustica, il governo non risarcisce le vittime dopo 35 anni dalla strage. Ministeri difesa e trasporti condannati. Lunedì, su Canal Plus, un documentario rispolvera la pista francese

di Ercole Olmi

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«Incidente di Ustica, un errore francese?»: questo il titolo di un documentario-inchiesta tv dell’emittente Canal Plus, che andrà in onda lunedì prossimo in seconda serata in Francia. Il giornalista Emmanuel Ostian vi illustra la tesi, non nuovissima, dell’operazione militare francese partita dalla base di Solenzara, in Corsica, un’eventualità sempre negata da Parigi che ha a lungo negato che la base fosse stata operativa oltre le 17 del pomeriggio, quattro ore prima dell’incidente del DC9. Riprendendo le dichiarazioni dell’allora presidente della Repubblica, Cossiga, che parlò di responsabilità francesi, il documentario spiega come «35 anni dopo si disegni un terribile scenario, quello dell’aereo italiano che era seguito da un MIG libico» e che quest’ultimo fosse «un caccia nemico che l’esercito francese avrebbe voluto abbattere per dare una lezione al regime di Muammar Gheddafi. Questa operazione militare clandestina ha provocato un terribile errore?».

Intanto, il tribunale civile di Palermo, con tre distinte sentenze, pronunciate il 13 e il 19 gennaio, ha di nuovo condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire, per complessivi 12 milioni di euro, 31 familiari delle 81 vittime del disastro del Dc-9 Itavia precipitato al largo di Ustica il 27 giugno ’80 mentre da Bologna andava a Palermo. Secondo i giudici palermitani, è confermata la ricostruzione che il Dc-9 fu abbattuto da un missile o comunque da una «near collision». Una tesi che trova un fiero oppositore nella controversa fugura di Giovanardi, padre del proibizionismo e abituale frequentatore delle cronache con dichiarazioni choc con nulla o scarsa attinenza con la realtà. «È avvilente constatare che ogni 10 anni vengono riciclate come nuove notizie come quelle dell’attività della base di Solana in Corsica o della portaaerei Foch, già totalmente smontate nel processo penale conclusosi in Cassazione con l’assoluzione dei generali dell’Aeronautica e nelle udienze della commissione bilaterale sulle stragi», dice il senatore Carlo Giovanardi. «I veri depistaggi, che costano agli italiani centinaia di milioni di euro basati su una bufala colossale come quella del missile, sono quelli messi in atto da coloro che davanti all’incontrovertibile accertamento tecnico del l’esplosione di una bomba a bordo, non si sono mai posti il problema dell’inquietante silenzio della Libia e non hanno mai voluto indagare su chi siano stati gli esecutori materiali e i mandanti della strage», conclude.

Le tre nuove sentenze di condanna per il caso Ustica, pronunciate dai giudici della terza sezione civile, Giuseppe Rini e Paolo Criscuoli, si vanno ad aggiungere a quelle già emesse nel capoluogo siciliano, alcune delle quali confermate anche in appello e in Cassazione. Il disastro del volo Itavia ih-870, secondo il tribunale civile di Palermo, fu causato con «elevata probabilità» da un evento esterno alla carlinga dell’aereo. Di fatto rimangono confermate le conclusioni della sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore che nel ’99, dopo anni di indagini e analisi sui tracciati radar di Ciampino, affermò che il Dc-9 era stato abbattuto nel corso di una battaglia aerea e che la sua rotta era stata disturbata da caccia militari di diversi Paesi tuttora da identificare.

Sul disastro aereo di Ustica c’è stato «un tentativo scientifico di travisare una realtà che era chiara a tutti già all’indomani della tragedia». A dirlo all’AdnKronos è Anthony De Lisi, avvocato e fratello di Elvira De Lisi e zio di Alessandra, due delle 81 vittime della strage di Ustica del 27 giugno 1980, commentando le nuove sentenze di condanna dei ministeri della Difesa e dei Trasporti. Il «depistaggio» messo in campo per De Lisi è «una vergogna che offende e ferisce non solo i familiari delle vittime ma un intero paese. Occorrerebbe interrogarsi e indagare sulle morti misteriose che costellano questa storia e che a distanza di anni continuano a turbare gli animi». Ma per De Lisi a distanza di più di 35 anni sarebbe anche necessario che lo Stato italiano riconoscesse che gli 81 morti di Ustica sono «vittime civili di un’azione di guerra», ponendo così fine a «uno stillicidio che non fa bene alla credibilità dello Stato». Sulla strage diUstica «sarebbe giusto mettere un punto per la memoria delle vittime e per la credibilità delle istituzioni, anche perché non ci sono risarcimenti che possano far tornare in vita i nostri cari».

«Ancora una volta il governo del nostro Paese, nello specifico i ministeri dei Trasposti e della Difesa, sono condannati per non aver protetto le vite dei cittadini innocenti nella tragica notte del 27 giugno 1980 e poi per aver ostacolato la verità». A dirlo è Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, che però sottolinea, nuovamente, come «ancora una volta dobbiamo prendere atto che non si evidenzia nessuna iniziativa diplomatica per ottenere da Stati amici ed alleati le informazioni necessarie, richieste in questi anni dai giudici che svolgono le indagini, per scrivere l’ultima definitiva pagina sulla vicenda individuando i diretti responsabili». Bonfietti chiede quindi nuovamente al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, «che sta cercando di dare nuova credibilità al Paese, di avere la consapevolezza e la determinazione per affrontare a livello internazionale queste problematiche e per far definitiva luce su una tragedia che ha colpito tanti cittadini innocenti ma anche la dignità del nostro Paese».

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