Il governo catalano chiede scusa a Nicola Tanno

Il governo catalano chiede scusa a Nicola Tanno

Il nuovo governo catalano risarcisce e chiede scusa a Nicola Tanno. Per cinque anni, la polizia di Barcellona ha negato di averlo colpito con il proiettile di gomma che gli fece perdere un occhio

di Checchino Antonini

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Nicola Tanno ha perso un occhio per l’impatto di un proiettile di gomma sparato dalla polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, la notte del 12 luglio 2010 presso la Piazza di Spagna Barcellona durante la celebrazione per la vittoria della squadra spagnola nel campionato del mondo che si teneva in Sud Africa. Poi il ministro degli Interni, Joan Saura nella la versione ufficiale degli eventi aveva sempre negato ogni responsabilità della polizia. Ora, si è dimostrato che le comunicazioni ufficiali riguardo questi eventi erano false. L’attuale Ministro degli Interni, Jordi Jané, ha riconosciuto la responsabilità della polizia e Nicola Tanno ricevrà un indennizzo di 200mila euro. Jané ha inviato una lettera a Tanno per chiedere scusa per il ferimento, aggiungendo che “nonostante l’accordo che è stato definitivamente chiuso, non potrà mai riparare completamente i danni che sono stati causati”.

L’indennizzo arriva cinque mesi dopo che il giudice numero 27 giudice di Barcellona, Francisco Javier Paolino, ha ordinato che il denaro venisse depositato sul conto bancario della corte. Nicola Tanno è la seconda vittima delle pallottole di gomma ad essere risarcita dal governo dopo che in settembre, Ester Quintana è stata indennizata con 260,931 euro. Tanno riferisce che “ci sono stati passi in avanti nell’individuare i responsabili dell’aggressione” e considera “un peccato che in questo e in altri casi simili, i capi della polizia non finiscono per pagare per le proprie responsabilità”. Dal 2010, dopo aver perso l’occhio, Nicola e la sua compagna sono stati i principali attivisti dell’associazione Stop Bales de Goma, ottenendo finalmente il divieto di questi proiettili in Catalogna, grazie a una storica risoluzione approvata dalla maggioranza del Parlamento.

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