I due “film” del processo Magherini

I due “film” del processo Magherini

Gli imputati non ricordano, dicono di non aver capito che Ricky stava male, o che si è fatto male da solo. I testimoni hanno visto un altro film. E ricordano meglio Processo aggiornato al primo marzo

da Firenze, Madda Acad

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Prima dell’esame degli imputati, nell’aula 28 del Palazzo di Giustizia fiorentino, è la volta dei consulenti di parte civile sugli elementi audio e video disponibili su quella notte. “Salvatemi, salvatemi, salvatemi” “chiamate un ambulaza” gridava Ricky accerchiato dai 4 carabinieri ora imputati nel processo per l’omicidio Magherini.

Dalla deposizione dell’appuntato Ascenzi, sembra emergere la volontà di far sparire fin da subito le prove delle percosse subite da Riccardo durante il fermo. L’appuntato dirà di non ricordare i calci e, infatti, il testimone Torretti (il ragazzo che nel video ormai noto grida “no, i calci no!” fu omesso dalla lista dei testimoni identificati quella notte, come dimostra l’annotazione di servizio redatta e firmata dai quattro. Ascenzi non ricorda o non ha sentito neanche le parole del maresciallo Castellano rivolte allo stesso Torretti: “Non rompere i coglioni”. Il calo di memoria gli potrebbe derivare dal graffio causato dall’impatto con l’uomo fermato. Così dice in aula. Nonostante questo dichiara di aver svolto regolarmente il suo lavoro inserendo gli altri testimoni e sottolineando l’importanza della Cassai in quanto “lei doveva sporgere denuncia per richiedere i danni alla sua macchina”, il Doblò bianco danneggiato dal Magherini quella notte, quando la stessa Cassai, nella sua testimonianza in un’ udienza precedente ha dichiarato fin da subito che NON voleva esporre denuncia per richiesta danni. E tutto il sangue sul viso di Riccardo? Forse non riusciva a vedere bene ma, nel suo continuo dimenarsi e strusciarsi a terra sicuramente Riccardo si è creato le lesioni da solo. .

L’appuntato Corni dirà che “Quando è arrivata l’ambulanza abbiamo spiegato la situazione ed abbiamo anche precisato che eravamo pronti a togliere le manette se necessario per medicare, ma dopo il sedativo”. Di fatto le manette non sono mai state tolte.  “Ho pensato fosse una quiete apparente. Non ci siamo accorti che stava male, io non sono in grado di valutarlo. Ho pensato, visto lo sforzo che aveva fatto, che poi si fosse placato, di solito accade così”.

“Castellano gli teneva la testa per impedire che Magherini si facesse del male perché sbatteva la testa in terra”. “Una persona in terra è pericolosa per noi ed anche per lui… dobbiamo fare in modo che il soggetto non si faccia male”. Nemmeno lui ricorda di aver sentito urlare: “no, i calci no!”.

“Non ho dato calci, ho solo messo la pianta del piede, tenendo il tallone a terra, sulla spalla per girargli il braccio, forse chi era dietro può aver avuto la percezione che dessi calci, ma muovevo solo i piedi per non perdere l’equilibrio”.

Nega tutto Corni: di aver dato calci, di aver fatto pressioni sul torace, il ginocchio sul collo, che i civili presenti si fossero interessati sulle condizioni di salute di Riky, nega di aver sentito “dagliene ancora”. Quando si è tranquillizzato qualcuno si è rivolto a Riccardo? “ No… Perché certi soggetti anche quando si sono calmati possono ancora fare del male, gli stavamo tutti a distanza di sicurezza, circa un metro. Quando si è tranquillizzato ho sollecitato l’arrivo del medico perché era ancora pericoloso, calci, morsi ed autolesionismo… Mentre si dimenava ho visto chiaramente che sbatteva la testa su un fianco”.  Se è morto, per i carabinieri imputati, Riccardo è morto da solo.

Quella raccontata dai testimoni civili e dai medici e volontari della croce Rossa sembra invece un’altra storia, come in parte emerge dalla seguente deposizione di Mitrea, volontaria della Croce rossa. Già in fase iniziale emerge un grave errore di valutazione in quanto “Il codice era un “giallo” quindi su strada di media gravità non c’erano altri codici che segnalassero il bisogno di un medico”

La collega Claudia Madda si avvicina ed inizia a chiamarlo, ma Riccardo non rispondeva. La collega “due volte chiese ai carabinieri se era possibile togliere le manette” a Riccardo Magherini, per valutare le sue condizioni, ma “le risposero che era pericoloso, perché solo in quattro erano riusciti a tranquillizzarlo”. “Non mi impedirono di avvicinarmi – ha aggiunto – ma se mi dicono che è pericoloso è chiaro che non devo avvicinarmi”. La collega, che aveva più esperienza [Claudia Madda], lo fece: “Ma per mettere il saturimetro – ha detto la volontaria – si è dovuta far spazio fra due carabinieri ” e che poi il saturimetro “non funzionava” mentre “quando il saturimetro è stato messo ad Ascenzi funzionava”. La volontaria ha poi detto di aver visto “un carabiniere a cavalcioni su Magherini” e che la collega Claudia, ascoltata a sommarie informazioni in una stanza dell’ospedale, accanto al cadavere di Magherini, ha raccontato che non stava bene, “era in una stanza piccola con due cc che sembravano aggredirla, no non è giusto aggredire – si corregge – però insistevano tanto, e lei faceva no con la testa, ma non so cosa dicevano. Quando è uscita ha detto che aveva dovuto dire cosa volevano loro. Omettendo il ginocchio sulla schiena e facendogli dire che Magherini respirava.”

Sui reperti aggiunge che “la casella -non cosciente- è stata barrata dopo che era arrivato il medico e Magherini era già in arresto. È stata barrata anche la casella –respira- perché Claudia aveva avuto quella sensazione. Però eravamo tutti molto stanchi, disperati, e non sapevamo cosa mettere.”

L’avvocato Maresca chiede la decadenza della contestazione di percosse su Corni, Fabio Anselmo, legale dei Magherini, si oppone e ricorda che lui stesso voleva contestare le lesioni.

Il giudice rinvia all’udienza del primo marzo per la deposizione di Claudia Madda e dei consulenti tecnici medico legali.

Anche oggi, come in tutte le altre udienze, tante le persone in aula a fianco della famiglia Magherini per dare sostegno alla lotta di verità e giustizia per Riky.

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