lunedì 24 settembre 2018

Parla lo psichiatra: la grande depressione produce depressi

Parla lo psichiatra: la grande depressione produce depressi

L’Oms prevede che nel 2020 la depressione sarà la prima causa di assenza dal lavoro. La crisi fa impennare la spesa sanitaria per i farmaci e moltiplica i tagli alla psichiatria. Intervista con Giordano Padovan

di Enrico Baldin

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«Personale stressato e poco turn over favoriscono fatti gravi come questo». Dà questa lettura Giordano Padovan sui fatti accaduti in provincia di Cagliari qualche giorno fa, quando le forze dell’ordine hanno arrestato una dozzina tra infermieri, operatori sociosanitari e i responsabili della struttura privata che ospitava anche malati psichiatrici. Agli indagati sono state notificate accuse piuttosto gravi come quelle per percosse, maltrattamenti, lesioni personali, omissione di referto. Giordano Padovan è un giovane psichiatra 36enne che ha studiato ad Oxford, ha all’attivo alcune pubblicazioni e ha lavorato sia in carcere che in ospedale. Sullo stato della psichiatria in Italia, Padovan ha le idee ben chiare, e quanto accaduto a Cagliari qualche giorno fa pare non stupirlo troppo.

Padovan, allarma il fatto che questi accadimenti non paiono neanche troppo isolati. Come può succedere tutto questo?

Non so nella specifica fattispecie come siano andate le cose, ma sono certo che fatti gravi come questo è molto più probabile accadano in presenza di personale stressato ed in difficoltà. Questi sono contesti a forte impatto emotivo, lo stress lavorativo degli operatori è alto e va gestito. Purtroppo il personale è poco,  non riesce a fare i riposi, e si stressa più facilmente. E col poco tempo a disposizione verrà a mancare la possibilità di un efficace confronto in gruppo tra i diversi operatori, che permetterebbe di individuare le difficoltà soggettive e prevenire burnout. Fatti come questi vanno prevenuti così, col lavoro di gruppo, evitando lo stress del personale.

E’ così grave la carenza di personale?

Sì. Non solo perché il personale è carente, ma anche perché male utilizzato. Non sono pochi solo infermieri e psichiatri. Ancor più grave è la carenza di personale amministrativo, di psicologi ed educatori. In questo modo finisce che gli infermieri si improvvisano educatori e gli psichiatri sono costretti a sopperire al lavoro degli psicologi. Non parliamo poi delle risorse economiche sempre al lumicino: la psichiatria è troppo poco considerata.

La morte di Franco Mastrogiovanni – e non solo essa – ci ha riportato al tema dei Trattamenti Sanitari Obbligatori. Che sta succedendo?

In questi anni c’è stato un tentativo di prolungare i tempi di decorrenza dei TSO in una logica tutta securitaria. Fortunatamente finora è stato sventato. Il TSO è un istituto previsto dalla legge Basaglia, ha ragione d’esserci, ma in diversi casi si potrebbe evitare. Si potrebbe evitare se si facesse un po’più ricorso all’Accertamento Sanitario Obbligatorio (ASO). L’ASO è un procedimento sanitario meno invasivo del TSO, impone solo accertamento e visita a domicilio, non impone il ricovero coatto e talvolta – trovando il soggetto più collaborativo e disponibile – può evitare il TSO. In alcune regioni, le linee guida per l’applicazione dell’ASO fanno sì che questo venga preso troppo poco in considerazione.

A che punto siamo con l’obiettivo di chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari?

Fortunatamente la legge Marino, dopo troppi anni di ritardo e dopo alcune proroghe, ha messo mano agli OPG chiudendoli. Il problema è che in alcuni casi alla chiusura degli OPG non è coincisa una tempestiva progettualità sui cosiddetti Rems (Residenze per l’emissione delle misure di sicurezza) e tutt’ora molti sono Rems sono provvisori. Per fortuna parte dei “reclusi” sono stati rimessi in libertà, in Veneto addirittura la metà dalla chiusura di Castiglione delle Stiviere. Ed al momento in un anno non ci sono stati problemi o fatti di cronaca. Questo dato dovrebbe rassicurare sulla non pericolosità dei Rems anche tutti quei comuni che li ospitano e che hanno fatto le barricate per non averli.

Nel 2014 la spesa del Sistema Sanitario Nazionale per antidepressivi ha raggiunto i 465milioni di euro, in aumento del 30% in otto anni. Ci sono troppi depressi oppure si prescrivono farmaci troppo facilmente?

Io credo la prima. E’decisamente aumentato il numero dei depressi, e questo è frutto della crisi da sovraproduzione capitalista, anche se non è da sottovalutare che è stata riscontrata depressione in un importante numero di donne anziane, forse anche perché in passato c’è sempre stata una sorta di sottovalutazione della patologia depressiva. L’OMS ha stimato che nel 2020 la depressione diventerà una delle prime due cause di assenza da lavoro. Io non credo quindi ci sia una sovraprescrizione di antidepressivi. Sì, forse si potrebbe far meglio, ma se qualcuno pensa che numeri così grandi siano dati da attività di lobbying delle multinazionali del farmaco sugli psichiatri, è smentito dal fatto che la stragrande maggioranza dei farmaci ha brevetto scaduto e quindi costi molto più accessibili.

 

 

 

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