domenica 23 settembre 2018

Ttip e debito, la rabbia dei contadini francesi

Ttip e debito, la rabbia dei contadini francesi

Agricoltura e allevamento francesi: stato d’emergenza per debito e Ttip. Il suicidio è la terza causa di morte per chi lavora la terra. Hollande fischiato al Salone dell’agricoltura

 di Eugenia Foddai

“Quando non si è all’altezza della situazione di crisi attuale, non c’è che una soluzione: andarsene!” queste le parole di Marion, un’allevatrice dell’Aube, indirizzate al presidente francese Hollande all’inaugurazione del 53° Salone dell’agricoltura e dell’allevamento: un’istituzione molto amata dai francesi. Fattoria gigante con 1.050 espositori, 3.859 animali, 4.882 prodotti del territorio, 16.338 vini: in attesa di settecentomila visite previste dal 27 febbraio al 6 marzo di quest’anno.

Non c’è politico francese di una qualche importanza che rinunci a farsi fotografare con la vacca o il toro più famoso dell’esagono; la tradizionale visita del presidente della repubblica di quest’anno non verrà dimenticata. Hollande si è preso fischi, insulti, urla, sberleffi: gli agricoltori in collera gli hanno gridato in coro “dimettiti”, “vattene”, “bandito”, hanno girato le spalle al suo passaggio per fargli leggere cosa avevano scritto sulle magliette: “JE SUIS ELEVEUR. JE MEURS”, ”Sono un allevatore. Io muoio”. Inoltre centotrenta agricoltori della FNSEA (sindacato dei giovani agricoltori) hanno assaltato lo stand ufficiale del Ministero dell’Agricoltura distruggendolo, perciò il percorso presidenziale ha subito un cambiamento repentino. Cinque di questi agricoltori sono stati fermati e poi rilasciati. Il tutto condito da manganellate delle forze di polizia e qualche testa rotta. Gli allevatori di questo agguerrito sindacato si erano già accampati per protesta, poche settimane fa, davanti alla casa di Stéphane Le Foll, il ministro dell’agricoltura, facendolo uscire dai gangheri. Per loro è già cominciato il processo mediatico di diabolizzazione a cui partecipano entusiasti tutti quei giornalisti, destra e pseudosinistra uniti, che si appellano al rispetto che si deve alla funzione presidenziale.

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Françoise Hollande, appena ritornato da un lunghissimo viaggio di ben 46.000 km nei territori francesi d’oltremare più lontani, si è trovato a dover affrontare la collera degli agricoltori. Mai era accaduta una cosa simile. Certo Sarkozy, il precedente presidente della repubblica, nel 2010, sapendo cosa lo aspettava, ci aveva rinunciato; non così Hollande che è arrivato al Salone prestissimo, prima delle 7 ed è ripartito dopo sole 5 ore di cui la metà passate in riunione. É al Salone dell’agricoltura che Sarkozy nel 2008 aveva insultato una persona che rifiutava di stringergli la mano, apostrofandolo “ Casse-toi, pauv’ con !”, “vaffanculo imbecille”, una battuta molto poco presidenziale che ha rimpianto a lungo e di cui ha parlato nel suo ultimo libro di finte “confessioni”.

Ci sono stati presidenti della repubblica come Chirac che ci passavano l’intera giornata. Chirac era molto amato dagli agricoltori, lui li ricambiava riuscendo in questa occasione a mangiare e bere tutto ciò che gli offrivano, una capacità fisica invidiabile che veniva ammirata da tutti!

J’étais paysan, je suis encore paysan, et moi? Tre generazioni composte da nonno, padre e figlio pongono all’attenzione di tutti questa domanda: “Ero contadino/ sono ancora contadino/ed io?” chiede il bambino. Le ragioni del malessere sono molte: prezzi sempre più bassi, indebitamento elevato, sparizione della quote latte, liberalizzazione dei prezzi, crisi sanitaria, embargo alla Russia dei prodotti agricoli, concorrenza degli altri paesi dell’Unione Europea. Tutto ciò ha portato alla chiusura delle fattorie, all’abbandono delle campagne e ad un aumento sostanziale dei suicidi.

Il mondo agricolo è in piena ristrutturazione, le grandi centrali di acquisto della distribuzione si riducono sempre più e diventano sempre più potenti rispetto agli agricoltori, a cui chiedono continui sforzi di maggiore produttività, ma si sa che in campo alimentare maggiore produttività non fa rima con qualità, mentre un sondaggio di pochi giorni fa spiega che i francesi chiedono sempre più qualità, e a questa sacrificano anche i prezzi.

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I lavoratori agricoli sul mercato del lavoro in Francia sono passati dal 31% nel 1955 al 3,3% dei nostri giorni, in 60 anni si sono divisi per dieci, mentre la popolazione francese è aumentata di 20 milioni di abitanti. Il numero delle fattorie in questi ultimi anni si è dimezzato, un’ecatombe che coinvolge soprattutto quelle di dimensione medio-piccola, mentre le grandissime aziende agricole sono in aumento, aziende come fabbriche, e ce ne sono una trentina sul territorio dell’esagono che scandalizzano i consumatori del “buon cibo”: una delle più famose alleva 1.000 vacche e un’altra ben 250.000 polli. Il livello di indebitamento nel 2010 delle aziende agricole è in media, secondo il Réseau d’information comptable agricole, di 159.700 euro, per una fattoria diretta da giovani imprenditori agricoli invece è di più di 200.000 euro per via degli investimenti iniziali. La riconversione ecologica costa troppo e per chi è indebitato non resta che continuare con agricoltura e allevamento intensivi.

Dopo le proteste di questi ultimi mesi lo Stato cerca di aiutare gli agricoltori con una misura che permette di posticipare di un anno le scadenze bancarie, ma Patrick Bougeard presidentedella Association Solidarité Paysans che viene in aiuto degli agricoltori si chiede: “Ma è giusto fare pagare ai cittadini le difficoltà del mondo contadino. É forse quello che vogliamo?”. Inoltre le organizzazioni degli agricoltori hanno avuto finalmente accesso alle discussioni fra governo e grande distribuzione come terzo incomodo.

Malgrado questa situazione la Francia può ancora contare sulla sua agricoltura per riequilibrare la bilancia commerciale. Francia che resta sempre un peso massimo dell’agricoltura in seno all’Unione Europea, assicurando, lei sola, un quinto della produzione europea, anche se di questi tempi è stata superata dalla produzione di Germania e Paesi Bassi per quanto riguarda i prodotti agricoli e agroalimentari.

Ciò che si osserva è la crisi profonda del modello familiare alla francese, proprio mentre molti giovani desiderano ritornare nelle campagne, il 30% di questi non proviene nemmeno da famiglie contadine.

resizeCon la fine dei trent’anni gloriosi la depressione profonda ha fatto la sua apparizione nelle campagne francesi, i poteri pubblici hanno ignorato il problema per anni, solo dopo il 2000 le autorità sanitarie e sociali sostenute da alcuni sindacati di categoria hanno preso coscienza del problema. Il suicidio è la terza causa di morte degli agricoltori dopo il cancro e le malattie cardiovascolari. L’impiccagione è il metodo più utilizzato, dopo arriva l’uso delle armi, mentre le contadine preferiscono l’avvelenamento. Ogni giorno un agricoltore decide così di farla finita. Qualcuno invece parla di almeno 600 suicidi l’anno. Isolamento, mondializzazione, finanziarizzazione sono le causa dei suicidi nel mondo agricolo ormai rilevati a livello mondiale.

Ma per tornare all’oggi, cioè al Salone dell’agricoltura, la guerra mediatica è stata dichiarata, gli agricoltori non possono far passare invano questa vetrina nazionale e internazionale se vogliono essere ascoltati. Perciò ne vedremo delle belle!

Intanto alcuni di loro hanno gridato “Vive Marine Le Pen!” al passaggio del burocrate filo europeista alias François Hollade. Tutti aspettano la visita della pasionaria della destra estrema e xenofoba, che sta curando la sua immagine per farsi passare per la signora della porta accanto. Marine Le Pen non deve far altro che ripetere “la Francia ai francesi, No al TTiP che strozzerà ulteriormente l’agricoltura del nostro paese” e raccoglierà ciò che è stato seminato prima dalla destra europeista di Sarkozy ed ora dalla pseudosinistra di Hollande. A Marine Le Pen verranno così serviti non solo i prodotti del terroir francese, ma l’intero esagono su un piatto d’argento!

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