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«Ecco perché Landini mi licenzia»

La mia colpa è solo una: quella di essermi schierato con le compagne ed i compagni della Fiat che lottano contro gli straordinari e tutte le altre flessibilità imposte dal dal supersfruttamento di Marchionne

di Sergio Bellavita*

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Ho fatto 17 anni di fabbrica, non pochi mesi da usare mediaticamente. Ho vissuto precarietà, disoccupazione, un licenziamento politico e il peso dell’emigrazione al nord. Considero un onore tornare nella fabbrica metalmeccanica da cui sono stato distaccato dalla Fiom di Sabatini. Ma la segreteria non faccia la furba: gli amici di Maurizio Landini non vengono “licenziati”, in fabbrica non ci tornano e non ci torneranno mai…Negli anni passati la fiom interveniva a salvare le compagne e i compagni defenestrati dalla Cgil… Oggi chi non è nelle sue grazie è sempre con piede sulla porta…
Se davvero l’interruzione di un distacco dopo tanti anni e senza nessuna colpa è un fatto normale invito Landini a rendere pubblico l’elenco di tutti coloro che sono stati estromessi anticipatamente rispetto al loro mandato.
Landini riduce il mio licenziamento quasi ad un atto di routine ma non ha l’onestà intellettuale di dire che è la prima volta in assoluto nella storia della Cgil che il portavoce di un’area di opposizione viene cacciato colpendo cosi al cuore il pluralismo dell’organizzazione.
Mai nel corso della mia attività in Fiom nazionale ho ricevuto rimproveri per il lavoro svolto, mai contestazioni per non aver svolto il mio lavoro, mai ho disertato scioperi o manifestazioni. Mai lavoratori metalmeccanici hanno chiesto il mio allontanamento. Di tutto quello che son riuscito a fare in Fiom, nonostante la destituzione da segretario nazionale e la cancellazione di quasi tutti gli incarichi da parte del segretario generale e dei suoi fidi, sono fiero.
La mia colpa è solo una: quella di essermi schierato, col cuore prima di tutto, con le compagne ed i compagni della Fiat che lottano contro gli straordinari e tutte le altre flessibilità imposte dal dal supersfruttamento di Marchionne.
Se questa è una colpa la rivendico con tutte le mie forze, ma non posso fare a meno di sostenere che è il gruppo dirigente della Fiom ad aver abbandonato la lotta , e cosa ancora più grave , ad aver abbandonato chi in Fiat vuole resistere. La decisione di Maurizio Landini di sconfessare e dichiarare incompatibili con l’organizzazione eroici militanti della Fiom è una macchia grave nella storia del nostro sindacato.
Che di un fatto così rilevante si occupino, su loro spontanea iniziativa, anche seri avvocati che tutti i giorni difendono i lavoratori dagli abusi dei padroni mi pare sacrosanto.
O è solo il segretario generale che crede di detenere il potere di autorizzare altri a parlare della Fiom e dei diritti sociali?
Ho sufficienti anni di militanza nella Fiom, in fabbrica e nella struttura, per affermare che mai nella vita dell’organizzazione c’è stata tanta intolleranza e faziosità con chi non venera il Segretario generale. Nella Fiom si è sempre discusso anche aspramente, quando ci sono stati dirigenti di grandissimo valore che hanno fatto la storia del movimento operaio. Ora invece la fede unanime nel Segretario generale è diventata un elemento portante della vita interna, e il dissenso lesa maestà. Verrebbe da essere contenti di non far più parte di un gruppo dirigente fondato sul principio della fedeltà al capo, ma sono profondamente angosciato dalla consapevolezza dei danni e della vera denigrazione che questo modo di dirigerlo porta ad un sindacato glorioso come la fiom.

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*portavoce dell’area Il sindacato è un’altra cosa-Opposizione in Cgil

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