domenica 23 settembre 2018

Parigi, polizia in piazza: nessuno ci vuole bene. E poi giù botte

Parigi, polizia in piazza: nessuno ci vuole bene. E poi giù botte

Un centinaio di agenti in Place de la Republique per protestare contro l’odio anti-flics e dimostrare la fedeltà a un governo che li coccola. Per l’occasione pestati 200 manifestanti contro la repressione

di Checchino Antonini

E venne il giorno di Police Debout! Come “sentinelle in piedi” per esigere la difesa dello stato d’urgenza, per accattivarsi le simpatie del pubblico reazionario (che anche lì si indica come “maggioranza silenziosa”) e dimostrare la disponibilità a menar le mani da parte dello zoccolo duro del corpo. Per farlo hanno voluto scegliere Place de la Republique, sgomberata con la violenza pochi giorni prima, e il mercoledì, giorno del consiglio dei ministri.

La giornata è iniziata con la notizia del divieto di manifestare per il collettivo «Urgence, notre police assassine», che si batte contro la violenza in divisa e la repressione. Nessuno però doveva disturbare la piazzata dei poliziotti, a metà tra l’operazione simpatia e l’esibizione di muscoli. Il leit motiv, “Tout le monde haine le flics”, tutti odiano i poliziotti, ricorda una canzone dei repubblichini italiani: “Le donne non ci vogliono più bene”.

Da una stazione radio, Jean-Marc Falcone, il capo della polizia lamentava proprio stamattina che: “La polizia francese è stanca”. Il funzionario ha difeso le sue truppe: “Quando le forze di sicurezza che fanno il loro lavoro in modo eccellente sono verbalmente e fisicamente aggrediti sul campo durante l’evento dai primi di marzo, è comprensibile che questi poliziotti siano un po’esasperati”.

In realtà, il movimento ha denunciato più volte sia la brutalità e le provocazioni della polizia, sia la vera natura dell’Etat d’urgence diretto alla repressione dei movimenti sociali e non del terrorismo.

Alle 11 Place de la Republique, cuore di Parigi e teatro delle Nuit Debout, è stata dunque sequestrata da colonne di camionette e mezzi di polizia per l’attesa manifestazione degli agenti promossa dal sindacato Alliance contre la «haine anti-flics», l’odio presunto contro i poliziotti. Ma in una delle strade adiacenti arrivano comunque persone decise a manifestare contro la violenza in divisa.

I flic si blindano, la piazza diventa una zona rossa, termine piuttosto in voga in Italia, e nessuno, tranne i giornalisti accreditati, potrà assistere alla messa in scena. In Boulevard Magenta, Amal Bentounsi, uno dei manifestanti contro la repressione viene arrestato per la violazione del divieto di manifestare in certe zone di Parigi, una sorta di daspo politico di cui abbiamo scritto su Popoff. Nelle maglie di questo micidiale strumento è finito, nei giorni scorsi, anche un giornalista sgradito alla polizia per il solito “rischio di gravi perturbazioni di ordine pubblico”. Manuel Valls, primo ministro Hollande, twitta di essere solidale con le guardie, #AvecNotrePoliciers.

Uscendo dal consiglio dei ministri, il ministro degli Interni ha dato il suo “pieno sostegno” alla polizia. Bernard Cazeneuve ha anche ricordato che il bottino della repressione ha numeri niente male: 1300 arresti dall’inizio del movimento sociale, poco più di due mesi, con più di 800 ordinanze di custodia, 51 sentenze già pronunciate e 53 persone sono state colpite dal decreto di divieto di manifestare.

Poco dopo mezzogiorno la polizia inizia la sua manifestazione sputando lacrimogeni sui 200 manifestanti che hanno osato sfidare il divieto, il doppio dei flics presenti in Place de La Republique. Dai sound system della polizia in collera rimbomba Highway to hell degli AcDc, nelle strade adiacenti va in fumo una macchina senza danno alcuno per i due agenti a bordo. Spuntano facce note del Front National a dare manforte agli agenti. I poliziotti aderenti alla Cgt sono gli unici a cercare un dialogo con la contro-manifestazione mentre i leader sindacali di polizia pronunciano discorsi piuttosto eloquenti sul fatto che sono stufi di subire.

Anche al di là delle Alpi, la retorica sui poliziotti malpagati che si sacrificano per il bene di tutti, è agitata con prodigalità ma, ai microfoni della giornalista di Liberation, ammettono che dal 2012 c’è stata una significativa ripresa dei finanziamenti verso il comparto dopo le vacche magre del governo di Sarkozy. Il 16 novembre, davanti al Congresso, François Hollande, ha annunciato l’assunzione di 5.000 poliziotti e gendarmi in due anni. Altri progetti sono stati avviati per rispondere alle richieste ricorrenti della professione, tra cui l’obsolescenza delle apparecchiature (armi da fuoco, giubbotti antiproiettile, veicoli), ma anche la fatica di truppe ultrasfruttate dalle emergenze (terrorismo , migranti, COP 21, loi travail e presto Euro calcio). Si comincia a ricevere i frutti, ammettono gli addetti ai lavori, di fronte agli investimenti aumentati del 16% di cui 865 milioni destinati alle buste paga, i “protocolli per miglioramento della carriera”.

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