Unidos Podemos non sorpassa il Psoe

Unidos Podemos non sorpassa il Psoe

Elezioni in Spagna, lo spoglio smentisce il primo exit poll. Popolari in testa ma la coalizione tra Podemos e Izquierda Unida non sorpassa il Psoe

di Checchino Antonini

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Il Partito Popolare del premier uscente Mariano Rajoy ha vinto le elezioni politiche di oggi in Spagna con il 33% e 137 seggi su 350 nel Congresso dei deputati, ha annunciato la vicepremier Soraya de Santamaria, in base a dati quasi definitivi. Il Psoe ottiene il 22,7% e 85 deputati, Podemos il 21,1% e 71 seggi, Ciudadanos il 13% e 32 seggi.  Già i dati reali parziali avevano smentito il sorpasso di Podemos sul Psoe, previsto dagli exit poll di Sygma Dos, per la Tve , che dava assodato per l’alleanza con i comunisti di IU  lo storico «sorpasso» sui socialisti, diventando il primo partito della sinistra spagnola con il 25,6% (fra 91 e 95 seggi) contro il 22% (fra 81 e 85 seggi) del Psoe.

Il leader di Podemos PabloIglesias ha ammesso che il risultato del suo partito «non è stato soddisfacente». Il leader del partito ‘viola’ si è detto anche preoccupato dalla «perdita di consenso per il blocco progressista».

Il Psoe finora ha evitato di pronunciarsi sull’ipotesi di un governo di sinistra a guida Podemos.

Le operazioni di voto si sono svolte in «assoluta normalità». Il premier uscente il Pp Mariano Rajoy, che ha votato a Madrid, è stato accolto da applausi e qualche fischio davanti al seggio. Ha invitato «tutti gli spagnoli che amano il loro paese» a votare: «la Spagna, ha detto, sarà ciò che gli spagnoli vorranno che sia». Durante la campagna Rajoy ha proposto di formare dopo le elezioni un governo di Coalicion Nacional con i socialisti. Anche il leader di Podemos Pablo Iglesias ha votato nella capitale. «Prima o poi governeremo la Spagna. Spero sia ora, perchè il paese non può aspettare» ha detto. «Ci sono solo due opzioni: un governo con il Pp o noi. Deciderà il Psoe». Iglesias, se ci saranno i numeri, punta a guidare un governo di sinistra formato da Podemos e socialisti.

Alle politiche di dicembre 2015 la situazione era stata la seguente

Partido Popular 7.215.530 (28,72%) 123 seggi 
Partido Socialista Obrero Español 5.530.693 (22,01%) 90 
Podemos 3.181.952 (12,67%) 42 
Ciudadanos-partido De La Ciudadanía 3.500.446 (13,93%) 40 
En Comú Podem 927.940 (3,69%) 12 
Compromís-Podemos-és el moment 671.071 (2,67%) 9 
Esquerra Republicana De Catalunya-catalunya Sí 599.289 (2,39%) 9 
Democràcia I Llibertat. Convergència. Demòcrates. Reagrupament 565.501 (2,25%) 8 
En Marea 408.370 (1,63%) 6 
Euzko Alderdi Jeltzalea-partido Nacionalista Vasco 301.585 (1,20%) 6 
Unidad Popular: Izquierda Unida, Unidad Popular En Común 923.105 (3,67%) 2 
Euskal Herria Bildu 218.467 (0,87%) 2 
Coalición Canaria – Partido Nacionalista Canario 81.750 (0,33%) 1

 

Riflettori su Pablo Iglesiasi: in due anni ha portato Podemos, creato dal nulla nel 2014, alle porte del potere e terremotato il mondo politico spagnolo. Pablo Iglesias, il professore 37enne con il codino che nelle ultime settimane, candidandosi a premier, si è messo a volte anche la cravatta, rappresenta una nuova generazione di giovani politici di sinistra. Il corrispondente dell’Ansa dalla Spagna lo definisce “metà Sandokan e metà Machiavelli, abile stratega e comunicatore”. Ha spiegato che «il cielo non si prende per consenso. Si conquista per assalto». E per il giovane professore di scienze politiche, adorato dalle decine di migliaia di giovani che votano Podemos, il cielo potrebbe essere ora a portata di mano. Nei sei mesi di paralisi istituzionale seguiti alle ‘prime’ politiche del 20 dicembre che avevano reso ingovernabile il paese si era proposto come vicepremier in un ipotetico governo «del cambiamento» del socialista Pedro Sanchez. Ora, se i risultati finali confermeranno il «sorpasso» sui socialisti annunciato dagli exit poll, vuole essere il premier di un esecutivo di sinistra con i socialisti. Se il Psoe, relegato come terza forza, non preferirà un patto con Rajoy. Gli avversari lo accusano di essere populista, trasformista, un sostenitore del regime bolivariano venezuelano che si è riconvertito in «socialdemocratico» e «peronista», difensore dei valori della «patria» per attirare il voto moderato. Un suo approdo alla Moncloa, dice la stampa spagnola, spaventerebbe Ue e Nato. Che si erano spaventate anche con l’arrivo al potere a Atene di Syriza e del suo amico Alexis Tsipras, ora però piuttosto bene integrato nella nomenclatura del potere europeo.

[segue]

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