Ilva e Atac, altri due omicidi di lavoratori

Ilva e Atac, altri due omicidi di lavoratori

Due morti bianche, ossia omicidi padronali, proprio nel giorno in cui, a Piacenza, va in scena un corteo di rabbia per l’omicidio di Abdelsalam

di Francesco Ruggeri

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Due morti bianche, ossia omicidi padronali, proprio nel giorno in cui, a Piacenza, va in scena un corteo di rabbia per l’omicidio di Abdelsalam, facchino in un appalto Gls ucciso da un camionista spronato, secondo la ricostruzione dell’Usb, il suo sindacato, da un uomo del management aziendale.

I vigili del fuoco hanno liberato dagli ingranaggi del rullo del nastro trasportatore esterno all’Afo4 il corpo di Giacomo Campo, 25enne operaio della ditta d’appalto Steel Service, morto poco prima delle 7 di oggi in un incidente sul lavoro. Il giovane era rimasto schiacciato tra il nastro trasportatore ed il rullo per cause in fase di accertamento. Secondo la versione dell’azienda non vi è stato il crollo di alcun carrello né alcun cedimento strutturale, mentre i sindacati parlano di un problema meccanico. «È possibile – sostengono fonti della Fiom Cgil – che il contrappeso, quando è stato tolto il minerale, non sia stato tirato su, consentendo al rullo di muoversi e di trascinare l’operaio. Attendiamo gli esiti degli accertamenti, ma il lavoratore per noi doveva trovarsi non lì ma oltre il passamano». L’area in cui è avvenuto l’incidente è stata interdetta dalla magistratura, che ha aperto una inchiesta per stabilire l’esatta dinamica e accertare le responsabilità.

Folgorato l’operaio morto stamattina nel deposito Atac di rimessaggio dei treni a Roma. È quanto emerso da un primo esame del medico legale intervenuto sul posto insieme alla polizia. Da una prima ricostruzione sembra che l’uomo, capo elettricista, si sia recato in officina per una riparazione. Dopo qualche minuto altri operai, non vedendolo, sono andati a cercarlo e lo hanno trovato morto. «Un incidente assurdo, su cui sta indagando la magistratura ma che, come ogni morte sul lavoro, poteva essere evitato – dichiara Filt Cgil Roma e Lazio – nessun ritardo può costare una vita ed in nessuna circostanza la pressione e la fretta per garantire un servizio adeguato alla domanda di trasporto possono sopperire alle carenze negli organici, nell’organizzazione del lavoro, negli investimenti sulla sicurezza. Mancanze croniche, segnalate da anni e che adesso sarebbe troppo facile elencare, ma che conducono nelle peggiori ipotesi a questo genere di incidenti. Le procedure di lavoro devono essere rispettate, gli organici completati, i turni di riposo garantiti in ogni circostanza».

«Siamo stanchi di passare il tempo a contare le vittime, dirette ed indirette, del lassismo e della mancata messa in sicurezza». È Fabiola Bravi dell’Usb Lavoro Privato a intervenire così sulla morte oggi di un operaio dell’Atac -Roma, che segue quelle del giovane operaio all’Ilva di Taranto e dell’operaio a Piacenza. «I dati relativi agli infortuni mortali pubblicati dall’Inail consegnano un quadro allarmante. Nel 2015 si è registrato un aumento del 16% delle morti bianche, rispetto al 2014» afferma Bravi. «Un chiaro segnale -aggiunge la sindacalista- che le aziende investono sempre meno nella prevenzione della sicurezza e della salute dei lavoratori». «L’avviata riforma per il riordino e la semplificazione del Tu sulla sicurezza sul lavoro preoccupa ulteriormente. Tra le proposte della riforma -indica- sono state inserite norme più flessibili per i datori di lavoro, tra le quali la forte riduzione delle responsabilità penali in capo alle aziende». «È inaccettabile che nel XXI secolo le aziende non investano sulla prevenzione e la salvaguardia della sicurezza e della salute dei propri dipendenti. L’Usb esprime tutta la propria solidarietà alle famiglie delle vittime e continuerà a denunciare a gran voce le gravi condizioni di precarietà nelle quali sono costretti ad operare ancora oggi i lavoratori» conclude la sindacalista.

 

 

 

 

 

 

 

 

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