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Catania, un medico obiettore ha ucciso una donna?

«Finché è vivo io non intervengo», così un medico obiettore avrebbe lasciato crepare una donna ricoverata a Catania. E’ femminicidio, in nome di un dio crudele. Il 26 novembre la marcia delle donne a Roma

di Ercole Olmi

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Si sarebbe rifiutato di estrarre il feto che aveva gravi difficoltà respiratorie fino a quando fosse rimasto vivo perché obiettore di coscienza. Lo dichiara uno dei medici che, a Catania, ha assistito la 32enne morta in un’ospedale, assieme ai due gemelli che aspettava, secondo quanto ricostruito dai familiari della donna e contenuto nella denuncia presentata alla Procura dal loro legale, l’avvocato Salvatore Catania Milluzzo. «La signora al quinto mese di gravidanza – sostiene il penalista – era stata ricoverata il 29 settembre per una dilatazione dell’utero anticipata. Per 15 giorni va tutto bene. Dal 15 ottobre mattina la situazione precipita. Ha la febbre alta che è curata con antipiretico. Ha dei collassi e dolori lancinanti. Lei ha la temperatura corporea a 34 gradi e la pressione arteriosa bassa. Dai controlli emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno, mi dicono i familiari presenti, si sarebbe rifiutato perché obiettore: “fino a che è vivo io non intervengo”, avrebbe detto loro». E’ un caso di femminicidio, di uomini che odiano le donne in un Paese talmente deteriorato che, oltre a inventarsi il fertility day, smantella il welfare, chiude i centri antiviolenza e intasa il servizio sanitario nazionale di medici obiettori che mettono a rischio la vita delle donne oltre a compromettere il diritto alla salute e all’autodeterminazione. Gli obiettori sono dei serial killer invasati? Certo che è un curioso e grottesco rispetto della vita che li fa agire.

Tutto ciò in una giornata già insanguinata dall’uccisione a Napoli di Stefania Formicola, 28 anni, madre di due bimbi di 4 e un anno e mezzo.  Un colpo al petto, in automobile. Sparato da Carmine D’Aponte, 33 anni, marito che non sopportava la separazione. Marito violento. Stefania non aveva mai denunciato queste violenze, «perché aveva paura che succedesse quanto successo, aveva paura che lui diventasse ancora più violento», dice la madre. Una denuncia, agli atti, c’è, confermano i carabinieri di Giugliano che indagano: a presentarla è stata l’omicida a carico del suocero con l’accusa di essere lui vittima di minacce.
Dall’inizio dell’anno sono oltre settanta le donne uccise in Italia dal partner o ex partner, 157 da gennaio 2015, 1742 negli ultimi dieci anni, stando ai dati del Telefono Rosa. Ma mentre in Italia aumenta tragicamente il numero dei femminicidi, mentre il senatore Grasso, la ministra Boschi e tutte le istituzioni nazionali e locali s’indignano, diversi centri antiviolenza sono stati chiusi e molti altri sono a rischio chiusura per mancanza di fondi.
Per dare voce alle donne vittime di femminicidio e a tutte le altre calcolate in 9 milioni che subiscono violenza tra le mura domestiche, la rete romana IoDecido, l’UDI, e l’associazione Donne in Rete contro la Violenza (DIRE) che rappresenta 75 centri antiviolenza su tutto il territorio nazionale, hanno lanciato un appello che segna la mappa di un percorso che dovrebbe portare ad una manifestazione nazionale a Roma il prossimo 26 novembre e il giorno dopo a un convengo sul tema della violenza di genere, perché la giornata internazionale contro la violenza alle donne non resti solo una mera celebrazione sulla Carta dell’ONU.
“Ni una menos! Non una di meno”, inizia così l’appello che riprende lo slogan delle battaglie delle donne latinoamericane, perché se la violenza di genere non ha confini anche la guerra contro deve internazionalizzarsi. Il 26 novembre un corteo attraverserà le strade della capitale e il giorno dopo sarà dedicato “all’approfondimento e alla definizione di un percorso comune che porti a politiche più efficaci e alla revisione del Piano straordinario nazionale antiviolenza”. Per info e adesioni: nonunadimeno@gmail.com Testo integrale dell’appello sulla pagina Fb “Io Decido”

 

 

 

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1 COMMENTO

  1. Non sono ginecologa quindi chiedo: l’intervento che avrebbe salvato al vita alla donna quale sarebbe stato?
    Quale problema era insorto? Non ho capito i fatti.

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