giovedì 15 novembre 2018

Trump, il Ku Klux Klan (e l’Italia)

Trump, il Ku Klux Klan (e l’Italia)

La corsa di uno dei fondatori del Ku Klux Klan a fianco di Donald Trump. Il nuovo libro di Guido Caldiron, Wasp. L’America razzista dal Ku Klux Klan a Donald Trump. E un film in streaming, L’anima nera di Donald Trump

di Checchino Antonini

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Alle soglie dell’election day, un libro e un documentario affrontano l’oscura ipoteca neonazista sulle prossime presidenziali americane a carico di Donald Trump, che oggi può contare sull’imbarazzante appoggio di David Duke, leader dei Neo Nazisti Americani. Ex Gran Maestro del Ku Klux Klan, antisemita e negazionista convinto sostenitore della supremazia bianca, Duke ha trascorso tre anni in Italia per riunire l’estrema destra europea. È ricomparso sulla scena come candidato al Senato ed è convinto sostenitore di Trump. The Crusader, organo ufficiale del Ku Klux Klan, dopo una serie di endorsement individuali (a marzo quello del leader David Duke), ha apertamente manifestato il 2 novembre il proprio appoggio al tycoon newyorchese. Con un giorno di anticipo sull’uscita al cinema, L’anima nera di Donald Trump, sarà gratis in streaming domenica 6 novembre alle 21:00 e disponibile dal 7 novembre per i profili Unlimited di MYMOVIESLIVE.

Sul tema è appena uscito un volume di Guido Caldiron, scrittore e giornalista espertissimo di vecchie e nuove destre. In Wasp. L’America razzista dal Ku Klux Klan a Donald Trump (Fandango, 2016) Caldiron spiega anche come Trump

wasp«ha parlato all’animo più squisitamente razzista del paese, assicurandosi il seguito degli adepti del “white nationalism”, compresi gli eredi del Ku Klux Klan, evocando“invasioni di massa di clandestini” lungo i confini meridionali, ma ricorrendo anche al linguaggio cifrato di “legge e ordine” per stigmatizzare, in maniera meno esplicita, i neri. Inserendosi così, a suo modo, in quel fenomeno che ha fatto da sempre del razzismo, e dell’uso dei temi razziali per regolare conflitti ed equilibri all’interno del paese, una delle caratteristiche della storia americana (…)

Trump ha inoltre agitato vecchi fantasmi dell’immaginario nativista e wasp e il suo annuncio di “voler rendere di nuovo grande l’America” è suonato a molti osservatori come un messaggio in codice per chi vorrebbe che il paese “tornasse ad essere bianco”.11 Un atteggiamento più che ambiguo, adottato nel pieno di uno dei momenti più difficili vissuti dal paese negli ultimi anni, segnato dalla strage continuata di giovani neri per mano delle forze dell’ordine e dal permanere di discriminazioni meno visibili ma non per questo meno terrificanti, come quanto è emerso di recente a Flint, un città povera e a maggioranza nera del Michigan, dove dal 2014 la locale amministrazione repubblicana ha chiuso un occhio sul fatto che l’acqua potabile fosse gravemente contaminata dal piombo e avesse provocato forme di avvelenamento e di disturbi

gravi in particolare per migliaia di bambini.12 Un contesto nel quale l’intellettuale afroamericano Ta-Nehisi Coates denuncia come molti americani bianchi credano ancora che si possa “correttamente organizzare una società” in base al colore della pelle degli individui e come “l’America bianca è un’associazione schierata a protezione del suo potere esclusivo per il controllo dei nostri corpi”».

Un libro di cui Popoff tornerà ad occuparsi.

Nato nel 1950, cresciuto in Louisiana, figlio di un ingegnere della Shell, Duke si è avvicinato ai gruppi suprematisti quando studiava Storia all’Università di Baton Rouge alla fine degli anni Sessanta. Dopo aver dato vita ai Kkkk (i Cavalieri del Kkk), attivi nelle ronde armate contro gli immigrati ispanici cercherà di costruire una vetrina rispettabile per il movimento razzista, rinunciando all’iconografia della prima ora e inaugurando una strategia mediatica che lo vedrà protagonista di una serie di dibattiti su radio e tv nazionali. Duke è uno di quelli che ha provato a capovolgere il discorso razzista camuffando la voglia di apartheid in elogio delle differenze antagonista di una sorta di complotto anti-bianchi. Sua l’idea di una National Organisation for European American Rights, organizzazione nazionale per i diritti degli americani di origine europea. Sue le teorie antisemite contenute in Jewish Supremacism, pubblicato nel 2002, che lo hanno reso celebre nei circuiti negazionisti fino a fargli incontrare nel 2006 l’allora presidente della Repubblica islamica Ahmadinejad.

Per quasi tre anni, Duke ha vissuto in Italia con base a Valle di Cadore, un paesino di 2 mila abitanti in provincia di Belluno. Finché la questura ha riconosciuto l’ex capo supremo dei Cavalieri del Kkk ed è stato considerato “socialmente pericoloso” e, a novembre 2012, gli è stato ordinato di lasciare l’Italia. Sulla testa di Duke già pendeva un provvedimento di inammissibilità nell’area Schengen emesso dalla Svizzera nel 2009 ed era stato anche espulso dalla repubblica Ceca. L’ordine della questura gli ha imposto di lasciare il Paese, ma non prevede il divieto di rientrarvi, almeno per brevi periodi. Ufficialmente era arrivato con un visto per ragioni di studio rilasciato dall’ambasciata italiana di Malta. Nel blog di estrema destra Sturmfront, gestito dall’ex moglie, sostiene di soggiornare in Italia per studiare la situazione politica in Sud Tirolo e anche la questura conferma che Duke intrattiene rapporti politici con l’area di Bolzano. Come per tutti i serial killer che si rispettano, anche stavolta i vicini di casa sono caduti dalle nuvole: «David Duke? Non mi è mai sembrato un tipo pericoloso – disse chi gli affitava casa – pare una brava persona, anche se mi raccontava di essere perseguitato dalla lobby ebraica».

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