giovedì 15 novembre 2018

Not my president! Proteste in Usa contro Trump. Scontri, spari e arresti

Not my president! Proteste in Usa contro Trump. Scontri, spari e arresti

Decine di migliaia di persone al grido di ‘Not My President’ sono scese in strada in tutti gli Stati Uniti per protestare contro l’elezione di Donald Trump . Le due manifestazioni più imponenti a New York e Chicago.

di Francesco Ruggeri

Decine di migliaia di persone al grido di ‘Not My President’ sono scese in strada in tutti gli Stati Uniti per protestare contro l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Le due manifestazioni più imponenti a New York e Chicago. Ma proteste anche a Seattle, Portland, Oakland, San Francisco, Los Angeles, Boston, Filadelfia, Detroit, Austin. Davanti alla Casa Bianca a Washington una folla di persone si è riunita per esprimere tutta la propria rabbia e frustrazione per la sconfitta di Hillary Cinton, invocando anche il nome di Barack Obama. Il timore delle forze del’ordine è quello di possibili scontri con gruppi di sostenitori del tycoon. La tensione è alle stelle a Midtown Manhattan, dove si trova la residenza del nuovo presidente, la Trump Tower sulla Fifth Avenue. L’allerta è massima, con centinaia di poliziotti schierati tra cui agenti dell’antiterrorismo e in assetto anti sommossa. Un corteo ha sfilato lungo la Sixth Avenue per poi confluire verso la Trump Tower che però è già blindatissima dalla notte del voto, con numerosi camion anti-bomba a protezione dell’intero isolato, quello dove si trova anche l’iconica gioielleria Tiffany. Al grido di ‘Love Trumps Hate’ (l’amore batte l’odio), ‘The Future is Female’, e ‘No Trump, No KKK, No racist Usa’ in migliaia si sono radunati a Downtown Chicago, mentre una marcia di studenti è stata organizzata anche nel campus di Berkeley. A Seattle, in una sparatoria nello stesso quartiere in cui si svolgeva la protesta, sono rimaste ferite cinque persone, una delle quali in modo critico. La polizia della città precisa che la protesta e la sparatoria, «una qualche forma di lite personale», non sembrano essere episodi collegati. L’autore della sparatoria è riuscito a fuggire. Lo scorso settembre, cinque persone erano state uccise a Burlington, a un’ora da Seattle, dopo che un assalitore aveva aperto il fuoco in un shopping mall. «Not my president» lo slogan scandito dai manifestanti scesi in piazza ieri, ma anche l’hashtag sui social dedicato alla protesta contro l’elezione del candidato repubblicano.

Almeno 30 persone sono state arrestate a Manhattan dove si è svolta una imponente manifestazione contro Donald Trump. In migliaia, nonostante la pioggia, si sono radunati a Union Square e hannno poi sfilato verso Midtown fino alla blindatissima Trump Tower. Tensione ed arresti anche a Columbus Circle, all’ingresso Nord di Central Park, dove si trova il grattacielo del Trump Hotel. Tra gli slogan cantati dalla folla di manifestanti ‘Not my President’ e «Hey Hey Ho Ho Donald Trump has to go’.

Un gruppo di manifestanti si è riunito anche a Londra fuori dall’ambasciata americana per protestare contro l’elezione di Donald Trump. ‘No al razzismo, no a Trump’, urlavano i manifestanti che agitavano cartelli con una foto del tycoon coperto da svastiche e con i baffetti alla Hitler. La protesta era organizzata dal gruppo di attivisti contro il razzismo ‘Stand up to Racism’. «Donald Trump ha usato il trucco più vecchio del mondo. Sfruttare la paura e il razzismo per guadagnare voti in un contesto in cui l’economia ristagna e gli standard di vita si abbassano», ha detto al Daily Mail il presidente del gruppo Sabby Dhalu. I manifestanti si sono scontrati con gli attivisti del gruppo di estrema destra English Defence League che hanno cercato di disperdere la protesta provocando l’intervento della polizia.

Sono 13 le persone arrestate a Los Angeles dopo le proteste per la vittoria elettorale di Donald Trump. Lo ha reso noto la polizia. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade del centro di Los Angeles stanotte, e centinaia di loro si sono riversate sull’autostrada 101, bloccando il traffico.

si dice disposto a collaborare con il presidente eletto Donald Trump «se intende «Trump ha sfruttato la collera di una classe media in declino che non ne può più dell’establishment economico, dell’establishment politico e dell’establishment dei media», ha scritto l’ex candidato alla nomination del partito democratico Bernie Sanders. «Se intende promuovere politiche razziste, sessiste, xenofobe e contro l’ambiente, ci opporremo con vigore. La gente non ne può più di lavorare per guadagnare di meno, di assistere alla dislocazione in Cina e in altri paesi di lavori onorevoli, che i miliardari non paghino le tasse federali e di non poter pagare l’istruzione superiore ai loro figli, perché i più ricchi diventino ancora più ricchi», ha concluso Sanders.

 

 

 

 

 

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