giovedì 15 novembre 2018

Naomi Klein su Trump: «Solo una agenda di redistribuzione può parlare al dolore»

Naomi Klein su Trump: «Solo una agenda di redistribuzione può parlare al dolore»

Seconda notte di proteste anti Trump. Secondo Naomi Klein la crisi è causata da privatizzazioni, deregulation e austerity. Per questo Clinton non poteva vincere contro chi usa la leva dell’odio razzista

di Francesco Ruggeri

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Donald Trump ha vinto perchè è stato capace di usare la leva dell’«odio», dice Naomi Klein, l’attivista no global Naomi Klein, secondo la quale «se vi è una lezione nella vittoria di Trump è che non bisogna mai sottovalutare il potere dell’odio, l’appello a prevalere sugli altri: i migranti, i musulmani, i neri, noi donne, specie in tempi di difficoltà economiche». Secondo l’autrice di «No logo», la crisi economica è causata «dalle privatizzazioni, la deregulation, il libero commercio e l’austerity delle politiche neoliberali». Per questo, ha argomentato, politici neoliberali come Hillary Clinton «non possono vincere la partita contro demagoghi e neofascisti perchè non hanno nulla di tangibile da offrire». «Solo una agenda di redistribuzione, coraggiosa e genuina, può sperare di parlare al dolore» di chi è colpito dalla crisi, ha detto la Klein, che ha ricevuto oggi il Sydney Peace Prize nella città australiana. L’attivista canadese è stata premiata per il suo libro sui cambiamenti climatici «This Changes Everything».

Seconda notte di proteste contro l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo quanto riferiscono i media americani, migliaia di persone, soprattutto giovani, si sono riunite in diverse città Usa sostenendo che la presidenza Trump genererà profonde divisioni razziali e di genere. Le manifestazioni sono state per lo più pacifiche, ma la polizia di Portland, in Oregon, ha parlato di atti di vandalismo e comportamenti aggressivi. Da parte sua il tycoon, che ieri ha incontrato Barack Obama alla Casa Bianca, ha definito le proteste «molto ingiuste». «Ho appena vinto un’elezione presidenziale aperta e di successo. Adesso contestatori di professione, incitate dai media, stanno protestando. Molto ingiusto», ha scritto su Twitter. Trump ha anche dichiarato che tra le sue priorità ci sono la riforma sanitaria e la sicurezza dei confini, mentre ha preferito non esprimersi su questioni come l’immigrazione e il muro al confine con il Messico.

Almeno 29 persone sono state arrestate a Portland, in Oregon. Lo riferisce la polizia della città su Twitter, aggiungendo che gli agenti sono intervenuti utilizzando «munizioni non letali come pallottole di gomma e spray al peperoncino» per disperdere la manifestazione degenerata in rivolta. Secondo i media locali, i dimostranti hanno lanciato pietre contro i poliziotti, danneggiato alcune auto e mandato in frantumi le finestre degli edifici.

Donald Trump, più tardi, farà marcia indietro apprezzando la «passione» di quanti hanno manifestato contro la sua elezione e promette di riunire il Paese. In precedenza, il presidente eletto aveva definito i manifestanti «professionisti della protesta incitati dai media». In un tweet Trump ha scritto: «Amo il fatto che i piccoli gruppi di manifestanti della scorsa notte abbiano passione per il nostro grande Paese. Sapremo unirci insieme ed essere fieri!». L’inversione di marcia di Trump, sottolineano alcuni media Usa, riflette le tensioni emerse durante la campagna elettorale con alcuni membri del suo staff, che con fatica hanno tentato di costringere il tycoon a moderare i toni.

«Le elezioni sono finite, ho fatto del mio meglio per Hillary Clinton», risponde Bernie Sanders, il senatore esplicitamente socialdemocratico che aveva sfidato Hillary alle primarie democratiche, alla Cnn che gli chiede se ritiene che avrebbe potuto battere Donald Trump se fosse stato lui il candidato democratico. Sanders, ammettendo che gli sarebbe piaciuto sfidare Donald Trump, poi lancia un messaggio a coloro che dopo la sua elezione a presidente sono scesi in, tra questi molti suoi sostenitori, invitandoli a «non disperare» e piuttosto essere più coinvolti e attivi in politica.

Un gruppo del Ku Klux Klan annuncia una parata per la vittoria di Donald Trump in North Carolina il 3 dicembre. Lo riferisce il sito The Hill. L’annuncio della «Victory Klavalkade Klan Parade» compare sulla home page dei Loyal White Knights del KKK (I leali cavalieri bianchi del KKK), senza però specificare l’ora e il luogo. La campagna di Trump «ha unito il nostro popolo», si legge ancora sul sito dove campeggia una foto del presidente eletto. I suprematisti bianchi del Kkk hanno espresso sostegno per Trump prima del voto, anche lo staff del miliardario repubblicano si è distanziato ufficilamente. In particolare l’ex leader del gruppo razzista, David Duke, ha lodato più volte il miliardario newyorchese.

Mentre le borse sembrano tutt’altro che sconvolte dall’elezione del magnate, da questa parte dell’Atlantico qualcuno sogna ancora il Ttip, l’accordo di libero scambio Ue-Usa: «è difficile da dirsi che sia morto» ma «è anche vero che non è una cosa in agenda domattina e neanche dopodomani, ed è un peccato», lamenta il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, a margine del Consiglio Ue commercio, dopo l’elezione di Trump. «Io faccio un ragionamento all’inverso: è difficile che le due aree più integrate al mondo, anche nella sicurezza, non negozino», ha detto il ministro, pur riconoscendo che «ci può stare che non concludano». Questo va a detrimento dell’Italia, in quanto le esportazioni italiane verso gli Usa sono «tre volte e mezzo quelle verso la Russia prima delle sanzioni», dove c’è quindi un «potenziale enorme» bloccato «dalle barriere tariffarie che esistono proprio in quei settori» dell’export italiano. Con Trump alla guida degli Stati Uniti è ancora «molto presto» per dire se ci sarà un ritorno al protezionismo, quel che è necessario è invece che «l’Ue si dia una sveglia», altrimenti, ha ammonito il ministro, se si mantiene un «approccio ideologico alla globalizzazione» dove «da un lato si è confusionari sulla chiusura dell’accordo con il Canada» e dall’altro si è «deboli davanti ai comportamenti scorretti» della Cina, questo «favorisce il ritorno dei protezionismi».

 

 

 

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1 Comment

  1. Ingmar

    Dici bene Naomi, la povertà e la crisi, che ha unito dipendenti e imprenditori, quasi a prescindere da quanti di loro sfruttino o da cosa si produca, basta che ci sia un posto di lavoro, è chiaramente causata dalla concentrazione di ricchezze economiche.
    Assurdo, se si è contro l’establishmente aver votato un evasore pluribancarottiere. E altro che “antiestablishment”
    http://thefreethoughtproject.com/anti-establishment-trump-goldman-sachs-soros/
    “Contrary to his anti-establishment stance — which supporters readily boast as a viable alternative to Hillary Clinton — Donald Trump’s establishment roots run so deep, the billionaire real estate mogul plans to appoint a former Goldman Sachs partner and George Soros Fund manager as Secretary of the Treasury should he win the election.”
    Ed è tutt’ora sua intenzione. Ovviamente Hillary non poteva attaccarlo su questo punto essendo il suo ammanigliamento con tali poteri un suo tratto saliente.
    Spero che si accorgano che il lavoro non può artificialmente crearsi aprendo qualche miniera di carbone obsoleta o lamentandosi dell’esercito di riserva di migranti. Perchè la politica di Trump non farà che aggravare la concentrazione di ricchezza, togliendo quella necessaria a creare clienti.

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