giovedì 15 novembre 2018

La svolta a sinistra di Podemos

La svolta a sinistra di Podemos

Alle primarie di Podemos netta affermazione dei candidati delle correnti anticapitaliste contro le ali moderate e populiste del partito nato dal movimento degli Indignados

di Giulio AF Buratti

Teresa Rodriguez
Teresa Rodriguez

Teresa Rodriguez, esponente dell’ala anticapitalista, ha stravinto le elezioni “primarie” di Podemos Andalusia, col 76% dei voti (oltre 13.000 militanti l’hanno votata), lasciando alle due correnti moderate del partito il restante 24% (equamente diviso). Analoga la situazione a Madrid, dove Ramón Espinar, appoggiato da Anticapitalistas, ottiene quasi 14.000 voti (il 51%) di fronte ai 12.000 e ai 1.500 dei candidati delle correnti moderate (che fanno più o meno riferimento a Iñigo Errejon, il giovane leader dell’ala “populista” e moderata del partito). Isabel Serra, direttamente riferita ad Anticapitalistas (la componente legata alla Quarta internazionale) è la più votata della lista di Espinar, con 13.774 voti. Se a questo aggiungiamo la vittoria della corrente di Pablo Echenique (alleato di Anticapitalistas) in Aragona, con oltre il 60% dei voti, il quadro di una svolta a sinistra della formazione più importante della sinistra nello Stato Spagnolo si profila sempre più nettamente. Una svolta a sinistra già anticipata a Barcellona e in Catalogna nel mese di luglio, con la vittoria del candidato appoggiato, tra gli altri, dai nostri compagni di Revolta Global, in contrapposizione all’ala riformista sino ad allora maggioritaria in Podem (la componente catalana del “partido morado”). La notizia si legge su Brescia Anticapitalista, blog molto attento alle vicende iberiche. 

Podemos non è una formazione politica anticapitalista. E tuttavia è stato co-fondato da Anticapitalistas (all’epoca Izquierda Anticapitalista), l’organizzazione della Quarta Internazionale nello Stato spagnolo.

Come spiega Neal Michels, tradotto per il blog di Antonio Moscato (che Popoff consulta molto spesso), dopo la caduta del Muro di Berlino, gli anticapitalisti disponevano di una organizzazione molto minoritaria, con una certa base in alcuni settori alternativi ma staccata dalle classi popolari. Fino al 2008, inoltre, gli anticapitalisti costituivano ancora una corrente della coalizione di sinistra Izquierda Unida. È nel corso di quell’anno che, sull’esempio del Nouveau parti anticapitaliste (NPA) francese, nasce un nuovo progetto: Izquierda Anticapitalista.

Con il “15 maggio (15M)”, il movimento degli “indignados” della primavera 2011, migliaia di giovani si politicizzano contro il neoliberalismo e il sistema politico. Gli anticapitalisti erano attivi in questo movimento di massa, ma non erano in grado di orientarlo in una direzione anticapitalista né di rafforzare in modo significativo la propria organizzazione. Tuttavia il movimento aveva un grande potenziale: contro la politica istituzionale del “male minore” del governo socialdemocratico all’improvviso si ribellava una massa di giovani che esigevano un cambiamento politico.

In questa situazione Izquierda Anticapitalista, organizzazione di quadri rivoluzionari, era sì uno strumento importante, ma insufficiente a dare espressione politica alla recente politicizzazione delle masse giovanili. Agli inizi del 2014 la linea politica dell’organizzazione poteva essere riassunta così: c’era la necessità di costruire un movimento politico-elettorale antineoliberale che s’ispirasse alle pratiche democratiche del movimento degli indignados e permettesse di superare l’impasse delle lotte sociali che non avevano potuto conseguire vittorie concrete (come la «Marea [Ondata] Blanca» contro lo smantellamento del sistema sanitario, la «Marea Verde» nel settore dell’istruzione, eccetera).

Per il nuovo proletariato urbano, precario, sprovvisto di organizzazioni sindacali, per l’autorganizzazione di queste masse con una coscienza antineoliberale in formazione, era necessaria una nuova forma d’organizzazione a livello di quartiere: era la base di partenza per un nuovo progetto politico, costruito dal basso e a partire dalle mobilitazioni: i «circoli [círculos]» di Podemos.

Podemos nasce il 17 gennaio 2014 a Madrid. La nuova organizzazione si ispirava allora fortemente alle idee politiche e organizzative degli anticapitalisti. D’altro canto, l’esperienza di Podemos comportò a sua volta alcune conseguenze positive per gli anticapitalisti. Anticapitalistas fece allora la conoscenza della «politica di massa» e delle problematiche conseguenti: il ricorso a una leadership visibile, con dirigenti come Teresa Rodríguez, Miguel Urbán, “Kichi” e altri; il lavoro politico nelle istituzioni; l’esigenza di nuove forme di comunicazione; una definizione più precisa del programma politico; un approfondimento di problemi d’ordine politico-strategico.

Oggi Podemos non è più il progetto politico del gennaio 2014 e delle elezioni europee del maggio di quello stesso anno, quel progetto che comprendeva l’attivazione dei circoli e la stesura condivisa d’un programma politico. Con il Congresso costituente di Vista Alegre (settembre 2014) non si è solo trasformato in partito il movimento  ma – e soprattutto – si è dato vita a strutture che favorivano la burocratizzazione e che svuotavano i circoli d’ogni potere. Il «settore critico» di Podemos, composto dai militanti organizzati di Anticapitalistas e da molti altri di «Podemos dal basso», sì è trovato in minoranza rispetto al progetto centralistico e plebiscitario d’un gruppo dalla duplice composizione, formato dalla tendenza neoriformista organizzata attorno a Pablo Iglesias e dalla corrente populista di Iñigo Errejon (con riferimento al particolare populismo teorizzato dall’ideologo argentino Ernesto Laclau).

Fra i problemi che oggi Podemos si trova a dover risolvere vi sono: l’assenza d’una mobilitazione dal basso – liquidata a Vista Alegre -, la trasformazione in senso oligarchico del partito con la nascita d’una nuova élite politica che cerca di conquistare posizioni nello Stato e la relativa debolezza degli anticapitalisti rispetto alle più forti tendenze neoriformiste e populiste che – nonostante i disaccordi e gli scontri fra loro – hanno in comune la responsabilità della trasformazione in senso moderato di Podemos. L’«ipotesi politica Podemos» resta valida per gli anticapitalisti dello Stato spagnolo che proseguono la loro lotta per un Podemos “dal basso”, sono impegnati nell’organizzazione (anche con cariche elettive), animano il dibattito con altre correnti presenti nel progetto, lavorano al rafforzamento dei movimenti sociali e per un rapporto fra Podemos e questi stessi movimenti, e infine hanno spinto per la confluenza della sinistra nelle elezioni locali del 2015 e in quelle legislative del giugno scorso.

 

 

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