Licenziamenti ad Almaviva e pioggia di miliardi ai banchieri

Licenziamenti ad Almaviva e pioggia di miliardi ai banchieri

Saldi costituzionali di fine stagione del governo: licenziamenti ad Almaviva e pioggia di miliardi ai banchieri 

di Giorgio Cremaschi

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Il ministro dello sviluppo economico Calenda, è un ossimoro vivente, ha detto che sono inevitabili i licenziamenti in Almaviva. Questo perché i delegati sindacali di Roma non hanno accettato il patto capestro offerto dal governo e accettato da Cgil Cisl Uil. Un patto che sospendeva, non annullava, per qualche mese i licenziamenti programmati dall’azienda in cambio di tagli drastici ai salari, già da fame. E in cambio di un nuovo giro di vite su condizioni di lavoro che gia sono da stress continuo.

In questi mesi l’azienda avrebbe avuto il tempo per escogitare nuove misure ai danni del lavoro, a questo punto ci vuole una certa dose di fantasia, e se queste non fossero bastate alla fine avrebbe potuto comunque licenziare. I delegati di Roma, a differenza dei vertici di CgilCislUil vergognosamente complici , hanno detto di no al ricatto e hanno rifiutato di suicidarsi per non essere ammazzati.

L’ineffabile Calenda allora ha aperto la via ai licenziamenti, sostenendo che il governo avrebbe fatto tutto il possibile. In realtà il governo nulla ha fatto se non assecondare i piani aziendali. Avrebbe potuto fare altro? Certamente, avrebbe potuto considerare la vertenza Almaviva l’occasione per mettere ordine nel settore dei call center. Avrebbe potuto colpire le delocalizzazioni, imporre alle grandi aziende e alle amministrazioni pubbliche di servirsi solo con aziende che fan lavorare qui con i nostri contratti nazionali. Avrebbe potuto cioé usare la vicenda Almaviva come esempio per frenare il liberismo selvaggio contro il lavoro. Ma bisogna ricordare che questo è il governo fotocopia di quello del jobs act e dei voucher e che il ministro Calenda è anche un fan del TTIP, uno dei pochi rimasti .

Quindi il governo ha semplicemente fatto tutto il possibile per continuare a favorire la distruzione del lavoro e dei suoi diritti e per permettere alle multinazionali di fare ciò che vogliono.

Con questa stessa impostazione Gentiloni e Padoan usano 20 miliardi di danaro pubblico per aiutare i banchieri. Non è vero infatti che l’aiuto a MPS sia una nazionalizzazione. È vero il contrario, i soldi pubblici vengono dati per impedire il fallimento e poi far ripartire la banca in mano a privati che così spenderanno poco o nulla. Si chiama socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti e non c’è nessuna multinazionale che si opponga per principio a questo tipo di intervento pubblico. Che in questo caso favorisce proprio quella Banca Morgan che abbiamo ben conosciuto come ispiratrice della controriforma costituzionale. E che ora, come investitore in MPS, si vedrà garantiti i suoi soldi dai nostri.

Anche qui naturalmente si sarebbe potuto fare ben altro. Nazionalizzare davvero ad esempio, visto che si usano soldi dei cittadini, e usare la crisi MPS per cominciare a mettere ordine al sistema bancario, invece che regalare soldi ai banchieri. Ma è ovvio che questo governo cose di questo genere nemmeno le pensa. Solo pensarle infatti vorrebbe dire scontrarsi con il potere finanziario della UE, figuriamoci.

Così il governo prende in ostaggio il diritto al lavoro e quello alla sicurezza del risparmio, per garantire gli affari di multinazionali e banchieri. Sono saldi dei diritti costituzionali di fine stagione, alla faccia della vittoria del No.

Ai lavoratori di ALMAVIVA vittime del ricatto di azienda e governo, e a tutte gli incravattati dall’usura del regime dei banchieri, va piena solidarietà e il sostegno a resistere. Alla fine il popolo del No vincerà.

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