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La Svizzera abbandona il nucleare civile. Battuta l’Udc

Nucleare civile addio, un referendum in Svizzera approva la legge che l’Udc, il primo partito del paese nei sondaggi, voleva abrogare

di Francesco Ruggeri

nuclearesvizzera

Con una maggioranza del 58,2%, gli svizzeri hanno approvato in un referendum il graduale abbandono dell’energia nucleare e una politica di sviluppo delle energie rinnovabili. Una svolta energetica «storica», secondo molti commentatori, voluta dal governo e dalla maggioranza del parlamento, ma contestata dal partito di destra dell’Unione democratica di centro (Udc) che aveva promosso il referendum contro la nuova legge e che nei sondaggi ha la maggioranza dei voti elvetici.

Da Ginevra a Zurigo e al Ticino, in tutti i 26 cantoni della Confederazione tranne quattro, gli elettori si sono schierati in favore della nuova legge sull’energia approvando un primo pacchetto di misure alla base della ‘Strategia energetica 2050’ promossa dal governo. La quota più alta di Sì è stata registrata nei cantoni di Vaud (73,5%) e Ginevra (72,6%). Tra i cantoni contrari, rilevante è la bocciatura di Argovia (51,8% di no) che ospita impianti atomici. La legge approvata prevede un netto incremento dell’efficienza energetica, una chiara riduzione dei consumi, un rafforzamento dell’energia idroelettrica, nonché un aumento della quota di energia da fonti rinnovabili, quali sole e vento. Si voltano gradualmente le spalle all’atomo, con la chiusura degli impianti esistenti al termine del loro ciclo di vita e con il divieto di costruire nuove centrali. La sfida è importante.

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La quota di energia elettrica di origine nucleare rispetto alla produzione complessiva svizzera è di circa il 39% e proviene e dalle 5 centrali entrate in funzione tra il 1969 e il 1984. La spinta all’abbandono dell’atomo risale all’incidente nucleare di Fukushima (2011): è allora che governo e il parlamento decisero di gettare le basi di una nuova politica energetica per rinunciare al nucleare. Soddisfatta per l’esito della votazione, la presidente della Confederazione e ministro dell’Ambiente Doris Leuthard, in prima linea nella campagna per il Sì. Con il voto odierno «si apre una nuova pagina della nostra storia energetica», si è rallegrata. Scontata e unanime anche la soddisfazione degli ambientalisti: «La Svizzera è finalmente entrata nel 21esimo secolo», secondo la deputata dei Verdi Adèle Thorens. Per Greenpeace, si tratta di «una vittoria storica». Delusione è stata invece espressa dal partito Udc, primo partito del Paese e grande sconfitto del voto odierno. A suo avviso, la nuova legge minaccia l’approvvigionamento energetico e rischia di costare cara agli svizzeri. La partecipazione al voto è stata del 42%.

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